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Padre, sorella e madre di Giulio Regeni

Padre, sorella e madre di Giulio Regeni

Caso Regeni: passi avanti per la Procura, indietro per i parenti

Migliora la collaborazione nelle indagini con un'apparente maggior disponibilità degli inquirenti nordafricani, ma al tempo stesso la famiglia non digerisce il ritorno dell'ambasciatore al Cairo

La procura del Cairo ha trasmesso a quella di Roma gli atti relativi a un nuovo interrogatorio cui sono stati sottoposti i poliziotti che hanno avuto un ruolo negli accertamenti sulla morte di Giulio Regeni. Interrogatori che erano stati sollecitati proprio da piazzale Clodio.

Il video della metro

La consegna viene considerata «un passo avanti nella collaborazione» tra le due procure, come viene sottolineato in una nota congiunta firmata dai due procuratori Giuseppe Pignatone e Nabil Ahmed Sadek. Durante un colloquio telefonico con il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, il procuratore generale della Repubblica Araba d'Egitto, Nabil Ahmed Sadek, ha spiegato che - come già annunciato nel maggio scorso - è stata affidata ad una società esterna l'attività di recupero dei video della metropolitana, che prenderà il via a settembre.  

Il ritorno dell'ambasciatore al Cairo

Se questo viene considerato un progresso contestualmente, secondo la famiglia Regeni, c’è stata una regressione in seguito al ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo. «Indignazione per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano di rimandare l'ambasciatore» hanno dichiarato i parenti di Giulio. «Ad oggi - sostengono in una nota diffusa dall’Ansa - dopo 18 mesi di lunghi silenzi e anche sanguinari depistaggi, non vi è stata nessuna vera svolta nel processo sul sequestro, le torture e l'uccisione di Giulio».«La decisione di rimandare ora, nell'obnubilamento di ferragosto, l'ambasciatore in Egitto ha il sapore di una resa confezionata ad arte». «Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio - continuano - quando ci verranno consegnati, vivi, i suoi torturatori e tutti i loro complici, solo allora l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità».

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