Caso Cospalat: "Si tratta di molto di più che una semplice truffa alimentare"

A parlare è il Capitano Pisapia dei NAS di Udine. Lo sfogo di un consumatore abituale di latte prodotto dal consorzio caseario, che evidenzia un'inquietante coincidenza

Scandalo latte tossico: molto più di una semplice truffa alimentare. A dichiararlo a Spazioconsumatori.tv è proprio chi ha coordinato le indagini, il Capitano Antonio Pisapia, Comandante Nas di Udine, che parla di “associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio, adulterazione e vendita di prodotti potenzialmente nocivi”.

Il meccanismo per aggirare i limiti di legge per le aflatossine ritrovate nel latte, sostanze classificate come sicuramente cancerogene, era piuttosto semplice, spiega il Comandante: il latte contaminato, anziché venire buttato, veniva diluito con partite sane.

Il latte prodotto in Friuli è stato venduto anche in altre regioni Italiane e la prassi dell’adulterazione è andata avanti per mesi. E se fosse durata per anni?

La domanda sorge spontanea, visto che le indagini dei Nas sono durate sei mesi, un anno, compresa l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare. In tutto questo tempo i responsabili hanno potuto perpetrare le azioni potenzialmente pericolose per la salute dei consumatori. Anche in assenza di prove concrete, come si può quindi non temere che la frode sia durata per anni, all’insaputa dei cittadini?

Viene da sé chiedersi  come sia potuta accadere una cosa del genere e che cosa non abbia funzionato nel sistema dei controlli. Si consideri, infatti, che il laboratorio che eseguiva le analisi in regime di autocontrollo, imputato di aver falsificato i risultati, è un ente accreditato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, in possesso, quindi, di tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente.

Lo scandalo del latte tossico ha sconvolto milioni di consumatori. Comprensibile lo sconcerto di tanti italiani come Mario (il nome è di fantasia), che negli ultimi 4 anni ha acquistato per sé e per la sua famiglia esclusivamente latte e yogurt della Cospalat. Come lui un gran numero di persone in Friuli e fuori Regione consumavano abitualmente i prodotti in questione,  pensando di consumare prodotti sani e clinicamente controllati.

Tutto questo spaventa tutti quei consumatori che, come il signor Mario, non possono fare a meno di notare  alcune angoscianti coincidenze. Nel servizio di Spazioconsumatori.tv, infatti, Mario racconta di come sua suocera, anche lei consumatrice di prodotti Cospalat, abbia di recente subito un intervento per un tumore al rene. Chiaramente non si stabilisce in questa sede la correlazione tra i due eventi, ma “essendo il rene uno degli organi che potrebbero essere  maggiormente colpiti da queste tossine, insieme al fegato e alla pelle, la cosa fa sicuramente riflettere molto”- dichiara lo stesso Mario.

Secondo uno studio dell’Università degli studi di Bologna fra le più comuni e pericolose tossine ci sono l’aflatossina B1 (AFB1), l’ocratossina A (OTA), i tricoceni, lo zearaleone e le fumosine. Piccole tracce di queste tossine sono in grado di causare allergie e neurotossicità, mentre l’esposizione cronica può determinare effetti teratogeni, cancerogeni (soprattutto a carico di fegato e rene) o immunosoppressivi, sugli animali ma anche sull’uomo”.

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“L’Associazione ha promosso un’azione collettiva per tutelare e risarcire le persone che hanno utilizzato il latte prodotto dalla Cospalat che risulterebbe inquinato da alcune aflatossine – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – E’ essenziale garantire che simili azioni illegali non passino inosservate, ma che, anzi, le aziende e le imprese che pongono in essere tali comportamenti vengano responsabilizzate e paghino per le azioni commesse”.

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