Case di riposo: per gli operatori il rischio è alto, servono presidi di sicurezza

La Cgil chiede test diagnostici regolari per rilevare la positività degli addetti ai lavori e scongiurare il rischio di contagio

La prima preoccupazione di chi lavora negli ambienti sanitari e socio sanitari, se è messo nelle condizioni di farlo, è di rispettare, nell’interesse proprio e degli assistiti, tutte le norme e le disposizioni che di volta in volta giungono dalla Regione, dall’Azienda sanitaria e dai propri vertici aziendali. Se pensiamo però che circa l’80% dei casi Covid-19 è asintomatico, e se pertanto ridurre i contatti sociali è senz’altro indispensabile, più che si deve focalizzare l’attenzione sull’adeguatezza delle misure di prevenzione nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private.

Numeri e rischi nelle Case di Riposo Udinesi

Le case di riposo in provincia di Udine sono 45. Gli utenti anziani assistiti sono circa 4.400, il totale delle persone che gravitano nelle strutture, considerati anche gli operatori full-time e part-time, sono circa il doppio. All’interno di queste strutture sempre più spesso utenti, medici, infermieri, Oss si ammalano. Così la tensione e la preoccupazione salgono, aggravate dal fatto che spesso gli operatori, se dipendenti di cooperative, servono più strutture, moltiplicando i rischi di contagio. Appare quindi paradossale che - con le città e i paesi blindati e con l’annuncio  di distribuire mascherine a tutta la popolazione gratuitamente – non siano garantiti in primis i presidi di sicurezza a chi opera e risiede nelle case di riposo. Chenon sono reparti ospedalieri, richiedono precauzioni analoghe – mascherine, guanti, colloqui brevi e mantenendo le distanze, isolamento delle aree contagiate – anche in considerazione dell’elevata mortalità del virus tra gli anziani.

Numeri e rischi nella Sanità Udinese

Nelle strutture ospedaliere e territoriali dell’Azienda sanitaria di Udine e del Friuli centrale (Asufc) lavorano circa 8.500 dipendenti. Gli utenti sono decine e decine di migliaia. Superfluo, visti i numeri, sottolineare quali siano i rischi epidemiologici, ed è settimane che come Cgil Fp Udine segnaliamo all’Aziende sanitaria, alle case di riposo pubbliche e private, all’assessore alla sanità, ai Comuni, al Prefetto che nella stragrande maggioranza delle strutture non vengono rispettati le distanze di sicurezza e che mancano dispositivi di protezione individuale. Evidenziamo a questo proposito che in assenza di sintomi non è prevista l’interruzione dal lavoro, anche se il rischio per gli operatori sanitari è molto elevato. Chiediamo pertanto che per tutti i lavoratori che operano in situazioni e ambienti a rischio si tracci un punto zero e vengano effettuati test diagnostici regolari per rilevare la loro positività, con l’obiettivo di scongiurare il rischio di contagio e la diffusione con veicolo gli operatori stessi.

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La realtà del lavoro “in trincea”

Tanti, troppi Medici, Infermieri, Oss, Operatori delle pulizie sono accomunati dalla stessa cosa: la mancanza  di D.P.I. e di sicurezza. In questi luoghi lavorano persone con Contratti diversi e dipendenti con contratto a tempo determinato che a volte temono per il proprio posto di lavoro e molte volte accettano le imposizioni aziendali che non mettono in sicurezza né loro né gli utenti. Purtroppo ci sono anche case di riposo  che adottano sistemi padronali vessatori : non informano gli operatori degli utenti contagiati esponendoli al rischio, ritirano le poche mascherine che ci sono, limitano l’utilizzo di quelle disponibili o impongono ai lavoratori lavaggio e riciclo delle mascherine monouso. In alcune strutture non ci si preoccupa  nemmeno di garantire il lavaggio delle divise Oltre a non procurare i Dpi non sempre si informa i lavoratori su come comportarsi, inviandoli in trincea senza armi di difesa, si spostano gli operatori da un’unità lavorativa all’altra e addirittura, come sta accadendo in questi giorni, dall’Azienda sanitaria pubblica alle strutture private senza certezze sulla loro negatività al Covid.
Nelle Case di riposo, in particolare, non si creano spazi divisi tra contagiati, sospetti e sani., quando servirebbe invece un rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza. E a questa emergenza, purtroppo, se ne aggiungerà probabilmente un’altra: una crescente carenza di operatori socio sanitari , infermieri, i medici. Ecco perché, oltre a ribadire l’esigenza improrogabile di garantire a tutti la regolare fornitura dei Dpi, rivendichiamo l’esigenza di assunzioni immediate non solo nella sanità, ma anche nell’assistenza. A medici, infermieri e Oss che stanno in trincea non bastano i grazie: se non vogliamo lasciarli soli, serve un sostegno reale.

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