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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Cronaca

Il capotreno lo lascia a terra con la sua bici, l'odissea di un pendolare ciclista

Il racconto di Dario Covelli, che nel tratto tra Udine e Monfalcone - dove si reca per lavorare in un cantiere navale - fa sempre molte difficoltà per riuscire a imbarcare il suo mezzo. Lunedì sera il disagio più grande

Un totale di 98 euro di abbonamento, «78 per me e 20 per la bicicletta» - come ci ha precisato il diretto interessato -, non sono bastati per prendere il treno ieri sera da Monfalcone a un 41enne residente a Udine. L’uomo, dipendente di un cantiere navale, da un mese e mezzo circa ha scelto la soluzione “green” (treno+bicicletta) per raggiungere la città di mare e il suo posto di lavoro, ma sembra proprio che sia ogni giorno un’impresa caricare il mezzo sul convoglio. 

A raccontarci la vicenda è direttamente lui - Dario Covelli -, 41enne di Imperia trasferitosi da alcuni anni, con moglie e figli al seguito, nella nostra regione, prima a Marano Lagunare e successivamente in città.

LA STORIA. «È regolarmente un’impresa, e dopo 11 ore di lavoro non ho tanta voglia di scherzare. Lunedì sera - con il regionale delle 18.21 - l’apice di tutti i disservizi. Come faccio ogni giorno mi sono messo a metà treno, perché le dinamiche per caricare la bicicletta cambiano sempre, non c’è una procedura standard. Alle volte si caricano in testa e alle volte in coda, dipende da come gli gira - precisa seccato Dario -. All’andata, al mattino, c’è qualche temerario che sale in bici da Gorizia (da Udine solo io), mentre al ritorno sono solo, sei giorni su sette».

IL DISSERVIZIO DI LUNEDÌ. «Dal momento in cui arriva il treno - insiste Dario - non c’è tanto tempo per capire dove sistemarsi, e quindi ho usato lo stesso modus operandi del solito. Per prima cosa ho chiesto in testa, e il macchinista mi ha detto di provare in fondo, che sarebbe stato là il posto delle biciclette. Gli ho pure detto “aspettami”, e salendo in bici ci ho messo più o meno 15 secondi a raggiungere la fine del convoglio. A quel punto niente anche lì, porte chiuse ermeticamente. C’era una ragazza dentro alla carrozza che ha cercato di aprirle dall’interno, ma è stato inutile. Così il treno è partito, e sono rimasto con le pive nel sacco».

LA REAZIONE. Dario è davvero infastidito, perché la situazione che si è verificata ieri sera - potenzialmente - può capitargli ogni giorno. È sempre una sorta di terno al lotto per lui. «Che fine ha fatto il ruolo del capotreno, perlomeno in queste situazioni? Un tempo - e non c’erano i tablet - usavano il fischietto, si sinceravano che tutto fosse a posto, adesso niente da fare - considera amaramente -». «A quel punto, una volta rimasto a terra - prosegue Dario - ho iniziato a sbraitare, facendo uscire la Polfer dai suoi uffici. Hanno chiamato il capotreno, che ha sostenuto fosse tutto a posto. Ci mancava pure quella beffa. Alle 18.57 fortunatamente ce l’ho fatta a salire, potendo finalmente tornare a casa». 

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