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I rom di Udine: «No allo sgombero del campo, sì a condono e censimento»

I "nomadi" di via Monte Sei Busi rifiutano qualsiasi spostamento nelle case popolari e invocano la possibilità di pagare il terreno di proprietà demaniale. Salvini, Fontanini e Ciani invitati per un sopralluogo

«Basta con il razzismo. Basta lanciare benzina sul fuoco contro di noi come si è visto fare in queste ultime due settimane». A dirlo sono i residenti del campo nomadi udinese, la "baraccopoli", così viene spesso - impropriamente - definita la zona posta tra via Romagna e il cimitero di via Emilia. Al clamore nazionale nato dalle dichiarazioni di Salvini e Meloni, a livello locale la rissa avvenuta in centro città e la successiva promessa di smantellamento lanciata dal neo assessore alla sicurezza, Alessandro Ciani, hanno nuovamente posto il gruppo etnico di lingua romàní al centro dell'attenzione. Ma i rom udinesi non ci stanno e per questo motivo invitano la nuova amministrazione di Palazzo D'Aronco a fare al più presto un sopralluogo: si dicono disponibili ad un nuovo censimento e, per la prima volta, chiedono la possibilità di poter riscattare la terra su cui sorgono le loro abitazioni. 

La visita 

Visti tutti questi antefatti, oggi abbiamo deciso di far visita al campo a nord di Udine per dar voce ai diretti interessati e per vedere con i nostri occhi qual è la reale situazione in via Monte Sei Busi. E la fortuna ci ha premiati, perché ad accoglierci abbiamo trovato Ivan Pasquale - una sorta di rappresentante di fatto della comunità rom udinese -, oltre ai suoi figli e ad alcuni amici.

Il campo

Tra alberi, animali (in particolar modo cani, galline e cavalli), giardini e pollai, disseminati qua e là, senza un ordine preciso, si trovano mobile-home, alcune roulotte (poche a dir la verità), bungalow, ma soprattutto delle vere e proprie casette, oramai attrezzate di quasi tutti i comfort, tranne che del metano. Più che un campo nomadi, sembra un piccolo campeggio. Le abitazioni sono distanti l'una dall'altra e sono dotate di stufe in pellet o legna, servizi igienici e collegamenti con acquedotto, fognature e luce elettricaNell'area vivono 20 famiglie, circa un'ottantina le persone stimate. Pochissimi gli anziani, tanti, invece, i giovani.

Non è una baraccopoli

«L'assessore Ciani non lo sa - ci spiega il 50enne Ivan - ma noi qua siamo tutti cittadini italiani. Votiamo (soprattutto Forza Italia da un nostro veloce sondaggio) e paghiamo le bollette. É da 50 anni che abitiamo in questo luogo. Siamo quasi tutti nati a Udine e i nostri bambini vanno regolarmente a scuola. Mio figlio, ad esempio, andava in classe con il figlio di Honsell, sindaco che durante il suo mandato è venuto a trovarci ben due volte. Forse la nuova giunta non sa che questa non è una baraccopoli. Qua non ci sono immondizie o roghi e paghiamo le bollette. E non è vero che siamo allacciati all'Enel abusivamente. Paghiamo l'energia elettrica ad uso cantiere con bollette da 150 euro al mese. Ognuno di noi  ha il suo contatore. Insomma, non siamo nomadi - precisa Ivan -Invito il primo cittadino Fontanini, l'assessore Ciani, ma anche il ministro Salvini a farci visita al campo. Non possono parlare senza prima aver visto con i loro occhi la situazione».

No allo sgombero, sì al condono

Tornando al paventato sgombero, Ivan spiega di voler rifiutare categoricamente qualsiasi possibile trasferimento altrove o in case popolari. Quella terra, oramai, la considerano casa loro per una sorta di usucapione, anche se demaniale. «Siamo cresciuti qua - rimarca Ivan -. Qui abbiamo costruito casa e ce la siamo sudata; chi come me lavorando di giardinaggio, chi con i rottami di ferro. Non andremo da nessun'altra parte o in nessun alloggio Ater, né in via Riccardo Di Giusto, né al Villaggio del Sole. Anche mio fratello che aveva provato a vivere in un alloggio Ater è tornato qua per i costi troppo alti. Il problema è che la terra è del Demanio? Bene, ci facciano pagare il terreno - rilancia Ivan -, ma ci facciano restare qua. Non diamo fastidio a nessuno». 

Sì al censimento

Per quanto riguarda la proposta del censimento lanciata da Salvini, Ivan Pasquale - a sorpresa - ci spiega che loro non sono affatto contrari. «L'abbiamo sempre fatto e per noi non sarebbe un problema rifarlo - annuncia -. Anche perchè è giusto mandare via le persone che non sono residenti e che vivono in quelle baraccopoli brutte e sporche che si vedono sempre nei telegiornali o nei quotidiani, come quelle presenti a Roma o Milano. Ma quelle persone - ci tiene a precisare - non sono rom o sinti. Sicuramente -  ipotizza concludendo - si tratta di stranieri o profughi».

Il campo visto dall'alto con Google Maps

Salvini, Fontanini e Ciani invitati al campo rom di Udine. Gli ex nomadi invocato il condono-2

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