Scoperto ad Aquileia un deposito di anfore, 6000 frammenti per ricostruire 100 unità

Servivano per il trasporto dell'allume, un fissatore dei colori per tessuti

Un deposito di anfore utilizzate per il trasporto dell'allume, un fissatore dei colori per tessuti: è il risultato della campagna di scavo attualmente in corso ad Aquileia sotto la guida di Daniela Cottica nell'ambito del progetto "Aquileia Porto romano - sponda orientale: indagini archeologiche presso l'ex fondo Sandrigo".

L'area 

L’area, che è oggetto delle attività di ricerca e di scavo cafoscarino dal 2010, è un sito demaniale che si colloca sulla sponda orientale dell’antico corso fluviale del Natiso cum Turro, di fronte alle banchine monumentali del sistema del porto fluviale di Aquileia. Si tratta di una zona che rivela un complesso intreccio di cambiamenti ambientali legati all’antico corso fluviale e di interazione costante tra uomo e ambiente che va dal I secolo a.C. – inizi I d.C. almeno fino al VI secolo d.C. La campagna di scavo attualmente in corso sta approfondendo l’indagine di un complesso artigianale di prima età imperiale, che perse la sua funzione e fu smantellato fra fine I ed inizi II secolo d.C. per lasciare posto al sistema di maceri per la canapa che è stato oggetto di indagine nel 2018. Lo strato sottostante sta restituendo un eccezionale deposito di anfore utilizzate in antico per il trasporto dell’allume.

Le anfore

Le anfore rinvenute dal team Caforscarino - come riporta Venezia Today - sono frammentarie (più di 6000 frammenti) ma permettono di ricostruire oltre 100 unità (la cui capienza può essere di 15 o 30 litri, con prevalenza delle seconde) provenienti da due diverse aree di approvvigionamento utilizzate in età romana: Lipari e le circostanti isole Eolie e l’isola di Milos nell’Egeo. Ben attastato dalle fonti antiche è lo sfruttamento e la commercializzazione sia dell’allume dalle isole Lipari, sia dell’allume di Melo (oggi Milos), denominato melinum da Plinio. Un passo di Diodoro Siculo menziona il copioso guadagno che gli abitanti di Lipari e i romani ricavavano dall’allume, al punto di detenerne il monopolio dal momento che l’unico possibile competitore era l’isola di Melo, dove però i depositi del minerale erano disponibili in minor quantità. Oltre alle anfore è stata anche rinvenuta una ciotola contenente polvere rossa, probabilmente un pigmento, che è ora in fase di analisi e che potrebbe essere collegata al ciclo di colorazione dei tessuti. Alle attività di indagine archeologica e studio post scavo stanno partecipando numerosi studenti di laurea triennale, specialistica, dottorandi e assegnisti di Ca’ Foscari, oltre che studenti della scuola di specializzazione in Beni Archeologici SISBA e di altre università italiane."

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