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La rivolta dei boscaioli: "gli austriaci fanno concorrenza sleale"

L'appello dei lavoratori friulani per favorire le imprese locali. L'AIBO ha segnalato strani casi di appalti a ditte d'oltralpe

Al grido d'allarme sulla difficile situazione delle segherie friulane, alle prese con la concorrenza austriaca, si aggiunge l'appello dei boscaioli. L'AIBO, assocazione che rappresenta una quarantina di imprese boschive del Friuli Venezia Giulia, appoggiata dalla CNA di Udine, invita la Regione e l'intera filiera a sostenere le ditte regionali in questo delicato momento di empasse, senza risparmiare critiche al sistema austriaco: "Sembra che gli austriaci stiano risolvendo i nostri problemi forestali - spiega il presidente dell'AIBO Mirco Cigliani -, ma in realtà fanno solo i loro interessi, che è quello di di procurare legname per le proprie segherie. Sono aziende con alle spalle un sistema economico incentrato sul legno talora anche sostenuto dalla politica; le loro grandi segherie sono infatti in mano alle banche e quindi non possono fallire, per cui fanno una politica commerciale molto aggressiva."

La CNA sottolinea come la corretta gestione dell'intera filiera delle risorse boschive non è solo importante per l'economia della regione, "ma anche per la salvaguardia e valorizzazione del nostro patrimonio ambientale e turistico. Auspichiamo - afferma il presidente regionale CNA Fvg Nello Coppeto - che l'alleanza delle componenti imprenditoriali di rappresentanza degli utilizzatori boschivi possa aumentare l'attenzione degli operatori pubblici e privati nei confronti della categoria".

"Le ditte di utilizzazione austriache - prosegue l'AIBO - quando vengono in Italia inoltre godono di benefit che noi non possediamo: il costo del gasolio è di molto inferiore al nostro, sono spesso sprezzanti delle regole locali (strade con limite di portata, danni alle strade forestali e al terreno, taglio talvolta indiscriminato, percorrenza delle strade forestali con tempo piovoso, che in Austria è invece vietata). Sicuramente se si comportassero così in Austria non lavorerebbero più. Molti proprietari, infine, sono entusiasti per gli alti prezzi pagati per le piante in piedi, ma siamo poi sicuri che tutto il legname che acquistano venga misurato? Il continuo andirivieni di autotreni ad ogni ora del giorno e della notte crea qualche legittimo dubbio...".

Sarebbe poi da sfatare, secondo Cigliani, "la diceria che le ditte austriache pagano molto il legname in piedi: nelle aste per lotti fatte in Carnia dai comuni, spesso le ditte austriache invitate hanno fatto offerte inferiori alle locali. Certo, se la situazione è favorevole (lotti comodi e diametri medi o piccoli) e se si taglia a raso, come è successo di frequente nella zona pedemontana, dove sono state eliminati i vecchi rimboschimenti di abete rosso, le ditte austriache o slovene sono attrezzate molto bene e possono offrire prezzi superiori alle ditte locali". Però, se non si favorisce la crescita delle ditte regionali, fa presente l'AIBO, naturalmente nel rispetto delle leggi e in un contesto di filiera, "anche questa attività, che non è delocalizzabile (i boschi non si possono spostare!) non sarà fonte di reddito per l’economia regionale e montana soprattutto, ma solamente per le imprese straniere. Alcuni proprietari per avere qualche euro in più rallentano non poco lo sviluppo della filiera legno locale. Ma alla fine – si chiede l'associazione dei boscaioli - ottengono davvero un maggior introito? E chi si assume le responsabilità di far morire una delle poche attività produttive che sopravvivono in montagna?".

I boscaioli fanno presente che vi sono "molti casi strani in Friuli, con intermediari locali che acquisiscono lavori per ditte austriache che in realtà si sono stabilite in Friuli: strano che non trovino lavoro in Austria". L'AIBO segnala dei casi sintomatici: "Val Venzonassa, appalto della Comunità Montana del Gemonese di un intervento colturale finanziato con il PSR a una ditta italiana semisconosciuta. Il lavoro, piuttosto consistente, viene fatto da una ditta austriaca, almeno così sembra, perchè gli operai sono austriaci, i pickup hanno targa austriaca con tanto di scritte della ditta sulle fiancate, le macchine sono di una ditta austriaca ma tutto è in regola, perchè pare che gli operai siano stati temporaneamente assunti dalla ditta italiana che, per contratto, non poteva subappaltare il lavoro. Fatto sta che il lavoro poteva essere una buona occasione di crescita per diverse ditte regionali, che possedevano macchine e attrezzature per farlo, e invece si è risolta in una speculazione economica che certamente non porta allo sviluppo del settore in regione".

Casi simili a Resiutta e a Canebola. "Qui per il taglio del bordo strada nessuno ha interpellato le maggiori ditte regionali. L’AIBO non ha mai avuto alcun contatto, anche se ben conosciuta; sul sito www.aibo.it le ditte associate hanno una loro vetrina e per ognuna è riportato un contatto operativo per chiedere preventivi ed informazioni, inoltre sul sito della Regione vi è l’elenco di tutte le ditte di utilizzazione iscritte nel nuovo elenco delle imprese boschive. Eppure a nessuna ditta locale è mai stato offerto un lavoro di taglio piante con cessione gratuita del legname, anche se diverse imprese nostrane posseggono le macchine adatte e sono disponibili a lavorare ad orari non convenzionali, compresa la domenica se è necessario. Invece la ditta austriaca ha fatto il lavoro, alle sue condizioni, e la conseguenza è che la strada avrà in futuro un limite di portata: è stata infatti danneggiata dai mezzi pesanti. Una ditta italiana ha completato la sistemazione dell'area di taglio, ma solo perchè le ditte austriache non “perdono tempo” in questi interventi di rifinitura".

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