Cronaca

Borgobello: «La prescrizione è un “muro” che misura la civiltà di un Paese»

L'ex vice presidente dell'Aiga interviene sul dibattito nazionale sull'istituto

Massimo Borgobello

Massimo Borgobello, avvocato del Foro di Udine, già vicepresidente nazionale AIGA (Associazione italiana Giovani Avvocati), dice la sua sulla discussione legata al dibattito nazionale sulla prescrizione.

Avvocato Borgobello, la prescrizione penale è un tema centrale nella discussione politica nazionale e potrebbe determinare – forse – la caduta dell’attuale governo entro pochi mesi: cosa può dirci?

"Che capisco perfettamente le ragioni di chi ritiene che la prescrizione sia, di fatto, denegata giustizia alle vittime di reati anche odiosi, ma non si dà giustizia alle vittime dei reati tenendo sotto processo un presunto innocente per un tempo indefinito; lo si può fare solo rendendo il sistema più efficiente."

Lei ha partecipato al tavolo ministeriale di concerto per la riforma del procedimento penale – all’epoca era vicepresidente nazionale dell’AIGA – cosa può raccontarci?

Ora che non ricopro più alcuna carica posso parlare liberamente. Il tavolo ha iniziato i suoi lavori a febbraio e li ha conclusi poco prima delle elezioni europee; da allora non è più stato convocato. Da subito si sono colte alcune note stonate: il Ministro Bonafede era sempre presente con il suo ufficio di gabinetto, ma non era mai presente il sottosegretario alla Giustizia Morrone (Lega); successivamente ho saputo – direttamente dall’interessato – che non era mai stato invitato a partecipare ai lavori. La sensazione che ci si trovasse ad un tavolo finalizzato più a far passare una riforma ideologica (quella della prescrizione, appunto) che a migliorare il processo penale in genere era forse più che giustificata.

Come si sono svolti i lavori di quel tavolo ministeriale?

Svariati incontri – quattro o cinque –, sempre con convocazioni con minimo preavviso. Ampie discussioni con accordi di massima conclusivi su ogni macro tema trattato. Il risultato finale non era disprezzabile: i contrappesi impostati erano seri e avrebbero consentito certamente una maggior efficienza del sistema. Ovviamente non era la panacea e ne eravamo tutti perfettamente consapevoli.

Cosa pensa della riforma della prescrizione così com’è ora?

Anche solo l’idea che un processo possa essere, teoricamente, infinito, è un assurdo logico (e con l’attuale normativa potrebbe essere così). Dall’altra parte, chi vive da “vittima” il processo penale, vede la prescrizione come un regalo ai colpevoli. Non lo è. E’ la sconfitta dello Stato, certo, ma è anche un “muro” contro possibili abusi nei confronti di chi è sottoposto a processo; è un “muro” che misura la civiltà di un Paese.

Cosa pensa che succederà ora?

Credo che il braccio di ferro nell’attuale maggioranza sul punto sia un argomento di grande divisione. Si contrappongono la visione più biecamente giustizialista ad una più efficientista e di buon senso. Non escludo che la questione possa divenire centrale – almeno come pretesto - per la caduta dell’attuale Governo.
 

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