Benzina agevolata in pericolo: in arrivo volantini e raccolte firme

In Camera di Commercio a Udine presentate le iniziative di Confcommercio Figisc a difesa del provvedimento

Confcommercio Figisc del Friuli Venezia Giulia lancia la petizione popolare (a breve anche su Facebook), da consegnare a fine marzo a Debora Serracchiani, a difesa del sistema di contribuzione sull’acquisto di carburanti in regione. E la accompagna con un’azione di volantinaggio, consentita da un contributo di UnionCamere Fvg, che riassume i «danni» che l’abolizione della misura comporterebbe per il sistema.

IL SOSTEGNO CAMERALE «Unioncamere Fvg – commenta il presidente camerale udinese Giovanni Da Pozzo – ha voluto anche in questa occasione sostenere le istanze dei gestori del territorio, che dalla soppressione del carburante regionale si troverebbero esposti insostenibilmente, con rischio di chiusure e la perdita di posti di lavoro, in un contesto economico ancora molto incerto e delicato sia per l’iniziativa imprenditoriale sia per l’occupazione. Ciascuno dei distributori del territorio occupa in media circa 3 persone e in questi anni i gestori hanno compiuto investimenti importanti, proponendo pure servizi accessori, tra ristorazione veloce, vendita al dettaglio, lavaggio, garantendo ai cittadini una positiva convenienza. Senza contare che la soppressione causerebbe una perdita considerevole per le casse regionali, tra Iva e accise in meno. Nei distributori, peraltro, sono occupati dipendenti non appartenenti a nessun sindacato, che vanno tutelati assieme alle loro famiglie e all’indotto che viene generato. Va dunque fatta chiarezza nel contesto normativo per non incorrere nelle note censure, con i pesanti rischi che ne conseguirebbero».

I 250MILA VOLANTINI  Le conseguenze di una battuta d’arresta in sede europea (la Commissione Ue ha chiesto formalmente di modificare la normativa che consente ai residenti di acquistare benzina e gasolio a prezzi scontati), si legge nei 250mila volantini in distribuzione sin dai prossimi giorni, riguarderebbero aspetti sociali, occupazionali, tributari e ambientali. 

IL DANNO PER LE FAMIGLIE La Figisc valuta una media tra i 100 e i 300 euro in meno all’anno per ciascuna delle oltre 550mila famiglie della regione nel caso di abrogazione di una legge che va a sostegno della spesa di una mobilità che non rappresenta né un lusso né un privilegio, ma una necessità. 

CHIUSURE, MINOR GETTITO E INQUINAMENTO E ancora ci sarebbero meno lavoro (200 le chiusure previste in Fvg su 500 impianti) per le microimprese della distribuzione carburanti, con conseguente perdita del posto di lavoro e creazione di altre centinaia di disoccupati; meno gettito (il sindacato stima 200 milioni di euro di minori imposte, di cui 35 per la Regione) per la perdita di accise e Iva derivante dal rifornimento di benzina e gasolio oltre confine da parte dei residenti; infine, più inquinamento (30mila tonnellate in più di anidride carbonica) per le maggiori percorrenze effettuate dagli automobilisti Fvg per raggiungere le pompe oltre confine).

IL PENDOLARISMO DEL PIENO «Smantellare il sistema – spiega il presidente Figisc Fvg Bruno Bearzi – significa togliere ogni residua barriera al pendolarismo del pieno, ossia sottrarre ossigeno, cioè vendite, al meccanismo delle compartecipazioni di gettito. Alla fine del gioco – al saldo, cioè, tra risparmio dei contributi ed emorragia delle compartecipazioni – potrebbe essere che si acquisti una maggiore autonomia di spesa forse di 10-15 milioni di euro, non di 50 milioni come qualcuno si aspetta. E senza tener conto che qualche ammortizzatore delle conseguenze derivanti al tessuto socio-economico produrrà costi che ridurranno anche quell’importo».

LA VIA D’USCITA Alla legittima difesa sindacale Figisc aggiunge un contributo tecnico per individuare una via d’uscita: «A nostro avviso, se si vuole mettere in sicurezza o anche solo al riparo le norme, si tratta di mettere mano alle leggi nazionali 549/1995 e 244/2007, eliminando, anzi più precisamente sostituendo con una formulazione non censurabile che garantisca gli stessi effetti reali, proprio quegli elementi su cui si appuntano le censure più invasive dell’Ue: il concetto di «riduzione del prezzo» e il nesso funzionale esplicitamente stabilito tra risorse, compartecipazioni e simili, assegnate alle Regioni e loro finalizzazione alla riduzione del prezzo».

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