La basilica delle Grazie di piazza Primo Maggio compie 500 anni

L'edificio venne consacrato il 12 maggio del 1520 dal vescovo di Caorle

Oggi si celebra il 500° anniversario della consacrazione della Basilica della Beata Vergine delle Grazie, uno dei luoghi simbolo di Udine. La storia del luogo nel testo che ci ha inviato Giorgio De Zorzi. 

I Servi di Maria, dopo il loro arrivo e dopo aver dato inizio alla costruzione del nuovo convento cominciata nel 1491, nel settembre del 1494 i Servi di Maria chiesero al comune di erogare un sussidio al fine di costruire una nuova chiesa, in quanto quella vecchia era divenuta insufficiente alle necessità religiose, visto che l’afflusso di fedeli era cresciuto grandemente e in molti gremivano il santuario durante le prediche. Il comune convenne sulle necessità e concesse il sussidio, affiancato in questa opera da diverse organizzazioni cittadine e benefattori.

Il 12 aprile 1495, domenica delle Palme, fu posta la prima pietra della nuova chiesa, alla presenza del priore Baldassarre da Brescia, del Patriarca Nicolò II Donato, del Luogotenente Piviano, di consiglieri comunali e altre autorità. Si cominciò con la costruzione dell’abside e del presbiterio. Si promossero collette e si recuperò tutto il materiale possibile, derivante spesso da demolizioni vicine.

La basilica verrà intitolata a Santa Maria delle Grazie, sia per la presenza dell’icona taumaturgica sia per il carisma di devozione mariana dei serviti.

Un periodo di iniziale lentezza fu dovuto alla contemporaneità dei cantieri del convento per alloggiare i frati e della chiesa e alle vicende storiche del periodo (ricordiamo tra queste l’incursione turca in Friuli del 1499, la guerra di Massimiliano I a Venezia nel 1508) a cui cercò di far fronte il priore Luigi Scaramella (1508-1511). Questi, proveniva dal convento di Venezia, dove era stato priore e già vicario generale dell’Osservanza dei Servi. Morì nel 1511, vittima pare della pestilenza di quell’anno turbolento, epidemia che scoppio dopo che si ebbe la famosa rivolta del Giovedì grasso e ad un fortissimo terremoto, che distrusse anche il castello. Forse grazie all’abbondanza di materiali generati dal terremoto o forse per la tregua della guerra con l’Austria, fatto sta che la costruzione continuò più spedita sotto lo stimolo del nuovo priore: fra Angelico Stejner da Udine (1512-1536), scelto sulla scorta di accorati appelli da parte del consiglio della città, che auspicava un udinese alla guida del convento. Il capitolo dell’ordine tenutosi a Montecchio nel marzo 1512 ratificò la sua nomina e stabilì il suo trasferimento dal convento di San Paolo di Padova a Udine. E dovette ben operare se rimase priore sino alla sua morte, cioè per ventiquattro anni e ben oltre il minimo dei cinque che il comune aveva richiesto. Ulteriore segno di stima fu il contributo di 120 ducati che senza esitazione il comune gli elargì per il compimento dei muri della chiesa. Il 25 febbraio 1513 si chiese un’elargizione per la costruzione del tetto, che venne in seguito realizzato con travi di rovere e larice proveniente dal canal di Gorto.

La basilica venne realizzata a navata unica in stile architettonico romanico. Il soffitto diviso in 72 cassettoni, fu realizzato, come da contratto del 25 gennaio 1515, dal maestro Rocco del Cucitin su progetto di Gaspare Negro, che lo dipinse con un opera che cominciò il 23 aprile 1515 e si protrasse sino al 1518. Nel 1516 si installò un organo proveniente dal Duomo di Udine e si completò la facciata.

Si diede anche inizio alla costruzione dell’antica cappella della Madonna, attuale cappella del beato Bonaventura, utilizzando in parte le strutture della vecchia chiesa di San Gervasio e Protasio. La cappella venne terminata nel 1518, quando si ebbe anche la realizzazione della cornice dorata per l’icona, da parte di Giovanni Martini, e, a maggio dello stesso anno, l’inizio degli affreschi di Gaspare Negro. Nel 1517 all’interno della chiesa furono aggiunti i fioroni in legno dorato da Girolamo Scaramanzo e realizzato il  pavimento da Bernardino da Bissone, con pietra rosa, bianca e nera (anche se alcune parti rimasero in legno sino alla fine del Cinquecento).

La facciata prospiciente alla piazza, opera dei fratelli Giovanni e Antonio di Faedis, era in semplice cotto, con due grandi finestroni di stile romanico ai lati di un portale di grande pregio, sormontato da un rosone. In seguito, la facciata venne completata da tre finestre poste sulla sua sommità.

Su una pietra, posta in riva alla Roggia che scorre davanti al santuario, stava un grande crocifisso che delimitava il luogo sacro. La chiesa di allora era più bassa e più corta dell’attuale di circa una ventina di metri. Verrà portata alla lunghezza odierna nella ristrutturazione del Settecento. Nelle pareti laterali esterne della basilica si possono vedere le tracce, volutamente lasciate, della lunghezza effettiva della prima basilica e nel pavimento interno si può percepire il piccolo dosso che segnava il limite della chiesa. L’interno contava otto altari, tra i quali, oltre a quello maggiore, vi era uno dedicato alla Vergine, uno al Crocifisso, uno a san Filippo Benizi, uno a Sant’Antonio da Padova.

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La chiesa iniziò ad essere officiata già nel 1513. Nel 1519 si ebbe la demolizione dei resti del convento di San Gervasio e Protasio e l’area occupata da questo (grosso modo alla sinistra dell’attuale basilica), con parte della zona antistante, fu destinata a cimitero. I lavori di rifinitura e di decorazione terminarono nel 1520 e il 12 maggio di quell’anno venne consacrata dal vescovo di Caorle (Venezia) monsignor De Rubeis. Nel dicembre 1520 si stese il contratto per il portale che nel 1525 verrà terminato, completando così architettonicamente la chiesa.

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