Sostenuti in America, snobbati in Friuli: la storia di VivaBioCell, finanziata da un magnate americano

L'azienda udinese che progetta macchinari innovativi per terapie avanzate di medicina rigenerativa ha trovato nel boss del Los Angeles Times il più grande sostenitore

Fino a tre anni fa erano solo in sei. «Sei anime, sono solito dire io, perché avevamo le idee ma ci mancavano le mani per metterle in pratica». A parlare è Giacomo Cattaruzzi, trentanovenne friulano direttore tecnico di VivaBioCell, azienda che sviluppa, produce e commercializza bioreattori automatici per supportare la produzione di medicinali per terapie avanzate di medicina innovativa e rigenerativa. 

La storia di VivaBioCell

Un’azienda nata nel 2007 come spin-off dell'Università di Udine e che nel 2015 è stata interamente acquisita dalla statunitense NantCell Inc, una controllata del gruppo NantWorks LLC. «Per noi è stato un grande salto in avanti – ammette Cattaruzzi – perché ci ha rincuorati molto dal punto di vista delle competenze, visto che a capo di questo colosso c’è Patrick Soon-Shiong». 

Gli investimenti americani  

Nome che qui in Italia non evoca molto, eppure Soon-Shiong, medico cinese nato in Sud Africa, è considerato uno tra i più ricchi d’America, con un capitale che si attesta intorno ai nove miliardi, frutto di una carriera dedicata alla creazione e vendita di imprese nel settore della biotecnologia, concentrate su farmaci innovativi per la cura del cancro e del diabete di tipo 1, inventati da lui stesso. Un capitale che, tra l’altro, gli permette di essere il proprietario del Los Angeles Times e di possedere anche una quota della squadra di basket dei Los Angeles Lakers
Ma cosa c’entra un plurimiliardario americano con una piccola realtà udinese? 
Semplice, lui è sempre alla ricerca dell’eccellenza nel settore delle biotecnologie impiegate in ambito medico e se queste eccellenze si trovano in una piccola provincia dall’altra parte del mondo, niente e nessuno gli impedisce di entrarci in contatto.
«Il suo non è stato un intervento da azionista con fini di guadagno. Il suo – ci spiega Cattaruzzi – è un investimento sulla qualità. Non ha voluto “rubarci” tecnologie né farci trasferire, anzi. Siamo noi che produrremo qui a Udine un macchinario progettato negli Usa, proprio perché c’è grande fiducia nelle nostre competenze». 

Snobbati in Friuli

Ma allora perché sono solo in pochissimi, qui in Friuli, a conoscere una realtà tanto apprezzata oltreoceano?
«Facciamo cose complesse di cui è difficile parlare – ammette il giovane direttore tecnico di VivaBio Cell – anche perché in questo settore di solito dall’idea alla sua realizzazione passano circo 8 anni. La cosa scoraggiante è che spesso giovani laureati in biotecnologie e ingegneria, piuttosto che venire a lavorare in una realtà innovativa e stimolente come la nostra, preferiscono aziende più grandi e ai loro occhi più rassicuranti, ma dove finiscono trattati più come numero che come menti pensanti».

La crescita dell’azienda

Pur rimanendo sempre in cerca di persone disposte a mettersi in gioco nel settore, da quando è arrivata la NantCell Inc, però, la VivaBio Cell ha fatto un grande balzo in avanti anche dal punto di vista dei dipendenti.
«Adesso siamo in 18 e la prossima settimana ne arrivano altri due. Siamo orgogliosi del fatto che siano “cervelli di rientro”, uno dalla Spagna e uno dall’Inghilterra. Il resto del gruppo, che ha un’età media di 33 anni, viene dal Friuli e da fuori regione e la maggior parte delle persone, compreso me, si sono formate tra Trieste e Udine a testimonianza del fatto che le nostre Università sono molto competitive e che, senza paura e dotati di spirito di iniziativa, anche in Italia si può fare impresa innovativa.

Nuovo stabilimento a Udine 

Il 10 gennaio 2019, VivaBioCell ha inaugurato una nuova unità operativa in via Nazionale a Tavagnacco, che ospiterà i laboratori di ricerca, sviluppo e produzione di ambito tecnologico.
La sede direzionale, che conserva i laboratori di ricerca di ambito biologico, cellulare e molecolare, dal 2009 è situata in via del Cotonificio a Udine, dove è strategicamente localizzata in stretta prossimità dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine e dell'Università.
«Questo nuovo stabilimento è un passo molto importante, che ci permette di accrescere la nostra capacità produttiva e, più in generale, di scoprire e testare soluzioni tecnologiche sempre più innovative nel campo della medicina rigenerativa. I nostri dipendenti (nell'area tecnica sono principalmente ingegneri e biologi) – sottolinea Giacomo Cattaruzzi –  lavorano nell'ambito dell'automazione delle colture cellulari, che soltanto poche altre aziende in Italia e nel resto del mondo sono in grado di portare dal bancone del laboratorio al mercato globale. Cellule staminali, meccanica di precisione, robotica e intelligenza artificiale sono strumenti di lavoro che soltanto un team multidisciplinare come il nostro è in grado di utilizzare con successo».

I risultati

«Negli ultimi tre anni – ricorda Antonio Sfiligoj, Amministratore delegato di VivaBioCell – abbiamo messo a punto terapie avanzate e sviluppato le apparecchiature elettromedicali che permettono la loro applicazione in modo sicuro, standardizzato ed in linea con le norme più severe che regolamentano questo campo della medicina. La terapia che abbiamo messo a punto per diverse cliniche italiane ed europee è quella dell'artrosi, e prevede l'impianto di cellule staminali autologhe prelevate dal tessuto adiposo dello stesso paziente, purificate ed espanse con la nostra strumentazione, ed impiantate nell'articolazione danneggiata; la sperimentazione clinica sull'uomo, in Europa e negli Stati Uniti, inizierà tra pochi mesi».
 

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