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Una panoramica della laguna di Grado e Marano

Una panoramica della laguna di Grado e Marano

Laguna, il grido d'allarme di Assonautica: "necessari i dragaggi"

L'associazione fa appello alla Regione per non agire solo nell’emergenza ed evidenzia due progetti, uno dei quali di partenariato pubblico-privato di portata decennale

Un protocollo per la laguna di Marano e Grado, come quello per Venezia. O quantomeno un progetto a medio termine che superi il regime di straordinarietà e interventi sempre in emergenza, come un Piano delle barene - già presentato dal Comune di Marano «con l’accordo di tutte le rappresentanze della pesca e delle marine», ci ha tenuto a sottolineare il sindaco Mario Cepile, o come il progetto redatto dall’ingegner Mario Causero, depositato il 12 dicembre scorso in Regione e frutto della proposta di un’Ati formata da tre aziende del settore, che comporta un piano di dragaggi e ricostruzione delle barene col materiale scavato di portata decennale.

Parte del pubblico intervenuto. Foto: Tassotto&Max

L’appello arriva dal convegno organizzato questo pomeriggio a Marano da Assonautica Udine, e chiede l’attenzione della Regione per un’azione che consideri «la laguna nel suo complesso, collettore di interessi diversi e complessi – ha detto il presidente dell’associazione udinese Denis Puntin –. Oggi siamo qui perché crediamo che questa laguna abbia necessità di essere progettata per essere messa in condizione di essere navigabile. Per la pesca, ma anche per tutte le attività legate alla nautica e per il turismo, noi crediamo sia necessario avere percorsi precisi e avere una visione globale. Anche se la Regione non sempre ci ha ascoltati e oggi, pur invitata, non è presente, non significa che noi non dobbiamo fare iniziative per questo settore e questa zona». Una zona che rischia di morire, gli ha fatto eco la componente del comitato esecutivo di Assonautica Udine, Giovanna De Candido, «perché l’unica certezza, ora, è che abbiamo canali non navigabili – ha evidenziato –. Noi ci poniamo come interlocutore e facciamo appello alla Regione affinché individui un referente che si prenda a cuore la vita e il futuro della nostra laguna».

Questo, pur nella riconosciuta complessità, legata a una non univocità tanti di riferimenti parametrici relativi all’inquinamento quanto della normativa ambientale, come emerso dagli interventi del chimico Marta Plazzotta e dell’avvocato Federico Peres, di B&P Avvocati. E se la Plazzotta ha rimarcato la necessità di un piano che tenga in considerazione la grande differenziazione della concentrazione di mercurio nelle varie zone della laguna, Peres ha evidenziato la difficoltà di agire in un quadro normativo tanto articolato, ricordando che, nell’attesa di un riordino legislativo, «il coordinamento delle disposizioni attualmente vigenti in Italia è possibile solo cercando di individuare le finalità che stanno alla base delle scelte del legislatore, ricercando regole di carattere generale e specifiche disposizioni applicabili a seconda dei casi e degli ambiti concreti di intervento». Ciò, ribadendo la possibilità di azione direta della Regione ora che la laguna non è più Sito di interesse nazionale, cioè di competenza dello Stato.

Infine la descrizione della proposta di Causero, che ha rimarcato come si tratti di «partenariato pubblico-privato, opportunità introdotta di recente dal legislatore che ci consentirebbe di operare pur nell’attuale carenza di risorse pubbliche, perché – ha detto – dove il privato si prende il rischio derivante da costruzione e disponibilità, i costi che l’amministrazione sostiene non vanno a incidere sull’indebitamento pubblico». La proposta consta in un’attività continuativa di dragaggio in regime di concessione «per assicurare e conservare nel tempo la navigabilità dei canali per le imbarcazioni sia da diporto sia da pescatori e allevatori molluschi». La portata del progetto supera i 10 anni, con la suddivisione dei principali canali lagunari in tre zone e con la previsione di dragare ogni anno con una di esse, dunque con rotazione triennale. E con la opportunità di utilizzare materiale scavato per la ricostituzione delle ex barene. Il progetto calcola un volume complessivo di massa dragata di 1.582.500 metri cubi per 12 anni di lavoro nel totale.

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