Arrestato un giudice a Udine per corruzione e abuso d'ufficio

A essere finito nei guai è il coordinatore dei Giudici di Pace. Denunciate altre tre persone: erano pagate per emettere finti decreti che 'liberavano' mezzi di trasporto provenienti dall'Ucraina

Decreti ‘facili’ per dissequestrare furgoni ucraini che trasportavano merce abusiva sulla tratta autostradale Venezia-Trieste. Per questo motivo Pietro Volpe, coordinatore dei Giudici di Pace di Udine è stato posto agli arresti domiciliari.

L’indagine della Procura della Repubblica di Bologna e condotta dalla Polizia stradale di Amaro, ha portato anche alla denuncia di Antonio Traverso, ex Giudice di Pace di Pontebba, Gennaro Turco, ex sottoufficiale della Guardia di Finanza di Trieste e Andrea Tascioni, avvocato di Udine

A partire da gennaio 2013, sulla A4 Venezia-Trieste, transitavano circa 600 veicoli ucraini che trasportavano, stando agli accertamenti degli investigatori, pacchi e colli che superavano del doppio il peso consentito. Inoltre, i veicoli viaggiavano senza autorizzazione. Si trattava di un trasporto abusivo che, per ogni settimana, fruttava circa 2,7 milioni di euro

Come da routine, la Polizia Stradale, una volta fermati i mezzi, contestava agli autisti una violazione amministrativa con il fermo amministrativo del veicolo per tre mesi. La ‘sorpresa’, però, arrivava il giorno seguente: al mattino, Pietro Volpe esibiva agli uffici della Polizia stradale un decreto emesso da Antonio Traverso, Giudice di Pace di Pontebba, che imponeva la sospensione della sanzione per rinvio del giudizio. Secondo i due giudici, la violazione era avvenuta sotto la competenza del Giudice di Pontebba, sostenendo che i veicoli avevano avuto accesso al nostro Paese tramite il valico di Tarvisio e non, come contrariamente è emerso, da Gorizia o Trieste.

Ma c’è di più: durante un’udienza tenutasi di fronte al Giudice Traverso, erano stati convocati alcuni agenti della polizia Municipale di Rimini che avevano redatto una serie di verbali per trasporto abusivo di merci. Gli agenti si erano accorti che il Giudice, prima ancora del dibattimento, aveva già il testo della sentenza.

Per chiudere il cerchio, la polizia ha adoperato intercettazioni telefoniche e di posta elettronica, arrivando alla conclusione che Volpe, in seguito alla quiescenza di Traverso, aveva messo a punto una nuova strategia. Insieme all’avvocato Tascioni, deviava i ricorsi presso il proprio ufficio, garantendo il dissequestro e il giudizio rinviato.

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A Volpe si imputano i reati di corruzione in atti d'ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, abuso d'ufficio e violenza a pubblico ufficiale
Per gli altri indagati, invece, si ipotizza il concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale e corruzione in atti d'ufficio. 

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