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Estetiste e parrucchiere abusive, lavorano contro il decreto e le regole sanitarie

L'allarme è lanciato da Confartigianato Benessere Fvg affinché sindaci e Guardia di Finanza vigilino sul rispetto delle regole dei professionisti che svolgono i lavori abusivamente

Un rischio nel rischio: alcune categorie professionali stanno soffrendo più delle altre in questa situazione emergenziale, non solo dal punto di vista sanitario ma anche economico. È il caso di alcuni artigiani che hanno interrotto le loro attività ancor prima del decreto governativo. Si tratta ad esempio di tutti gli operatori che lavorano nel settore del benessere, come parrucchieri ed estetisti. L’allarme lanciato da Confartigianato è di una situazione di redditto zero a cui si aggiunge lo spettro, nemmeno tanto invisibile, del lavoro abusivo. Sono numerose, infatti, le segnalazioni giunte a Loredana Ponta, di Confartigianato Benessere del Fvg, che testimoniano una situazione fuori controllo: sembrano infatti troppi, ormai, i professionisti che pur di non rimanere con le mani in mano portano avanti la loro professione evadendo le regole imposte dal decreto io resto a casa, ma anche quelle igieniche. Per poter svolgere un certo tipo di professione, infatti, è impensabile restare a più di un metro di distanza dai propri clienti, quindi oltre a contravvenire alle disposizioni ministeriali, c’è anche un forte rischio sanitario dovuto al contatto ravvicinato con altre persone.

L'appello

Loredana Ponta, di Confartigianato Benessere del Fvg, ente che conta 10mila fra adetti e imprese, dichiara che «per le imprese del benessere che hanno chiuso prima del decreto, perché era impossibile rispettare distanza di un metro, sono ora economicamente a zero». Quel che preoccupa di più, ora, è però un altro fenomeno. «Mentre noi rimaniamo chiusi, c'è campo libero per gli abusivi che si recano a domicilio. Il rischio di contagio da Covid 19 passando da casa in casa altissimo e per questo mi rivolgo ai sindaci e a chi deve far rispettare le regione per arginare questo fenomeno molto rischioso». L'appello, ça va sans dire, vale anche per quei lavoratori che non resistono alla tentazione di svolgere il loro lavoro abusivamente a domicilio, rischiando di trasmettere il virus e di affossare ancora di più le categorie ferme che stanno rispettando le regole.

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