Cronaca

Afghanistan, la Cisl Fvg si appella al governo: "non abbandonare le donne di Kabul"

La richiesta a Draghi e alla Comunità Internazionale di non lasciare nulla di intentato

Lasciano poco spazio all’immaginazione i filmati di questi giorni sull’Afghanistan. Volti attraversati dalla paura, persone disposte a tutto pur di lasciare il Paese, paura che tutto torni indietro, a venti anni fa, nell’indifferenza generale; paura di ripercussioni per chi ha operato per il cambiamento e per l’emancipazione delle donne. Ed è inimmaginabile e straziante il terrore di quei genitori che stanno affidando, attraverso il filo spinato, i propri figli ai soldati alleati, pur di salvarli da un futuro di oppressione e violenze.

L'appello

"La Cisl Fvg, unitamente al suo Coordinamento Donne, esprime forte preoccupazione per la drammatica situazione in Afghanistan e ritiene indispensabile che la Comunità Internazionale e il Governo Italiano non lascino nulla di intentato per proteggere la popolazione", così una nota del sindacato friulano. "Come appartenenti ad una regione di confine, da sempre sensibile al dramma dei profughi, lanciamo il nostro appello affinché il Governo non dimentichi e lasci sole le donne afghane ed il percorso di riscatto che hanno compiuto in questi anni: da più parti si chiede che, oltre ad aiutare chi non vuole lasciare l’Afghanistan, vengano aperti corridoi umanitari per le donne e per tutti coloro che sono in pericolo a garanzia dei diritti umani internazionalmente riconosciuti. La Cisl Fvg si aggrega a questo appello".
La questione delle donne afghane è divenuta tema centrale in questi giorni da quando i talebani hanno preso in mano le redini del potere nel paese asiatico. "Temono di perdere la libertà conquistata nel corso degli ultimi venti anni. Una generazione di ragazze che è cresciuta in un mondo completamente diverso da quello conosciuto dai propri genitori, potendo frequentare la scuola, l’università, lavorare, e non meno importante sposarsi per amore: non possiamo abbandonare queste donne ad un futuro di segregazione, sottomesse a uomini padroni. Così come non possiamo lasciare da soli quei genitori che stanno lottando per i propri figli, per un’infanzia serena, per il diritto all’istruzioni e alla libertà di scelta". 

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