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Auto in via Mercatovecchio, Pirone: «È la morte definitiva del centro storico»

Il consigliere di opposizione interviene sull'annunciata riapertura al traffico della via: «Pensano a una Udine in cartolina che non esiste più»

«Le città più civili sono quelle in cui i centri storici sono vietati alle auto, è sufficiente vedere cosa succede in città come Treviso, Padova, Verona. Con questa decisione si voltano le spalle alle famiglie, ai turisti, al commercio e alla qualità della vita. Le auto in via Mercatovecchio rappresentano la morte definitiva del centro storico. Noi non staremo a guardare». Federico Pirone, consigliere comunale di opposizione di Progetto Innovare, interviene sulla questione traffico lungo via Mercatovecchio. Il sindaco Fontanini ha annunciato la riapertura della strada alle quattro ruote, sollevando le perplessità dell’ex assessore alla cultura. 

«Manca un piano»

«Come amministrazione siamo sempre stati ingiustamente accusati del fatto di non avere avuto un piano complessivo, quando in realtà abbiamo adottato dei passi che andavano in una direzione specifica - spiega Pirone -, facendo anche in modo che i numeri dei turisti crescessero. Dall’apertura del parcheggio di piazza Primo Maggio, che al tempo trovò il sostegno delle categorie commerciali, al potenziamento di attività ed eventi, abbiamo immaginato una Udine diversa, moderna. Chi un progetto non ce l’ha proprio è la nuova Giunta, che procede a tentativi. I suoi componenti sono in grande difficoltà, perché in due mesi, sulla questione viabilità in particolare - tra delegato al commercio, assessore alle attività produttive e assessore alla viabilità -, hanno detto tutto e il contratto di tutto. Quale sarebbe il piano per rialzarsi, come sbandierato in campagna elettorale?».

L’appello

«Bisognerebbe pensare a Udine come centro di attrazione turistica e svago, non come un posto dove prevale l’angoscia di non essere investiti da un’auto o respirare smog. I problemi del centro sono di carattere storico, c’è un nuovo modo di fare commercio, anche con le nuove tecnologie, che condiziona fortemente tutto il terziario. Non è di certo lo sfrecciare in auto che può risolvere la questione. So per certo che non tutti i commercianti condividono questa impostazione - chiude Pirone -. Alimentino anche loro una visione critica. Si facciano sentire, alzino la voce, dicano forte che Udine può e deve aspirare ad altro».

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