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Annalisa Cucinotta in azione

Annalisa Cucinotta in azione

Legge antidoping: a breve la sentenza per Annalisa Cucinotta

La pistard latisanese è accusata di aver infranto la normativa in materia a causa della presunta assunzione di boldenone, sostanza proibita in grado di modificare la resa agonistica degli atleti. Il 10 gennaio la decisione del tribunale di Udine

La vicenda è iniziata l'11 dicembre del 2008 a Cali, in Colombia, e potrebbe concludersi il prossimo 10 gennaio. Si tratta del "caso Annalisa Cucinotta", che ha coinvolto la pistard latisanese, tra le migliori italiane della specialità. L’atleta, in sudamerica con la selezione azzurra, era stata sottoposta a un controllo antidoping, dal quale risultò aver assunto una sostanza dopante denominata "boldenone". Le conseguenze della violazione si sono concretizzate nella squalifica dalle competizioni per due anni inflitta dal Tribunale Antidoping Italiano, ormai scontata, e nel procedimento penale legato alla violazione della legge in materia, la 376/2000, istruito dalla Procura di Udine.

Dall'episodio emergono diverse perplessità, manifestate dagli avvocati difensori della Cucinotta, Filippo Mansutti e Alessandro Carchio: "E' stato dimostrato che i controlli svolti nel 2008 in Colombia sono risultati scorretti, poiché posti in essere sotto il controllo di un ispettore dell’Unione Ciclistica Internazionale successivamente allontanato dalla stessa organizzazione, a causa della sua mancata qualifica. Inoltre, i campioni biologici raccolti al tempo non sembrano essere stati conservati in maniera adeguata e, soprattutto, non è mai stato consentito alla nostra assistita di svolgere il test del Dna, unica prova certa prevista dalla legislazione in materia per poter ricondurre quanto prelevato alla sua persona".

A favore della posizione dell'atleta sembra esserci anche la scarsa concentrazione di sostanza dopante rinvenuta nell’organismo: "Le modalità di assunzione della sostanza  - a ridosso della competizione, quando l’atleta si trovava già in Colombia - non sono quelle corrette per l’utilizzo del boldenone ai fini dopanti: non si comprende quindi come sia possibile che un atleta assuma una sostanza proibita senza la certezza che questa produca un effetto utile per la competizione e con la certezza, d’altra parte, che in caso di vittoria il controllo antidoping sarebbe stato automatico".

A tutto questo si uniscono dei dubbi sulla competenza territoriale del tribunale di Udine: "Il reato, se effettivamente dovesse sussistere è stato commesso all’estero, e la normativa italiana prevede che in questi casi sia necessaria la richiesta del Ministro di Giustizia per poter procedere: non essendoci questo elemento il procedimento sarebbe viziato sin dall’origine".

Nel mentre la Cucinotta, da tempo reintegrata anche nelle competizioni con la squadra nazionale, continua a vincere in gara con lo stesso rendimento elevato che aveva prima dei fatti incriminati, sperando di ripetere i successi delle due ruote anche nelle aule di largo Ospedale Vecchio.

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