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Angelo Bullo all'opera in Piazza della Libertà

Angelo Bullo all'opera in Piazza della Libertà

Angelo Bullo, il pittore delle piazze di Udine si racconta

Cavalletto, tavolozza dei colori e cappello in testa. Il pittore degli scorci di Udine, è uno dei punti fermi della città per chiunque passeggi nel centro storico. La sua particolare tecnica, che riproduce 'angolazioni in continuità', come specchio della sua vita. Un'esistenza vissuta sempre con il sorriso in mezzo alle persone e alla quotidianità

Angelo Bullo è un simpatico signore che Udine ha 'adottato' circa 22 anni fa. Chiunque giri spesso per il centro della città, prima o poi con il freddo o con il caldo, incrocia il suo cavalletto da pittore e la sua tavolozza di colori ad olio. A volte lo si trova ‘ciacolare’, rigorosamente con cappello in testa, con gli amici o dei passanti incuriositi, al bar o nei paraggi, più frequentemente lo si ammira all’opera con quella grazia e quella calma che solo l’esperienza sa donare.

Angelo è nato nel 1943 a Chioggia, ma la sua gioventù l’ha sempre vissuta a Venezia. Dipinge da quando aveva 11 anni. Il padre era ingegnere, la madre insegnante. Poi, per molti anni, ha insegnato in un’accademia privata, a Wiesbaden, Tecnica Applicata: affreschi, serigrafia, incisioni, restauro, grafica e altro. Dopo 22 anni in Germania, in seguito ad un intervento alle corde vocali fortunatamente riuscito, ha poi ottenuto la pensione di invalidità e ha deciso di tornare in Italia, a Udine, dove si è sposato e trasferito con la moglie Renata di Spilimbergo. Da quel momento è diventato per Udine ‘il pittore delle piazze’. “Ho scelto Udine - ci spiega - inizialmente perché era comoda da un punto di vista geografico. Un ottimo crocevia e punto fermo per i miei continui viaggi. E poi è bella, bellissima e ci si vive bene”.

Bisogna ammetterlo, Angelo è davvero una persona amabile e accogliente. Se non vi siete mai avvicinati per chiedergli qualche curiosità sui suoi quadri, fatelo, ve lo suggeriamo. La sua saggezza è tanto semplice quanto profonda e poi ha sempre la battuta pronta.

“Spesso i passanti mi dicono: “Ma lei dipinge sempre lo stesso quadro!” - [risata] - Non è vero. E’ che arrivato ad un certo punto, per far asciugare la pittura, mi devo fermare. E allora metto da parte la tela e magari ne comincio un’altra. Questo la gente di passaggio non lo sa e mi viene da ridere quando sento i loro commenti. Fate caso che per completare un quadro grossomodo impiego un mese-un mese e mezzo. Per quello ne inizio uno nuovo, altrimenti rimango fermo. In genere ne alterno un paio. Faccio qualsiasi cosa, ritratti, nature morte… ma preferisco i paesaggi in mezzo alle piazze, così sto a contatto con la gente. Si fa una bella chiacchierata, ci si confronta e si cerca un’immagine della vita della città che mi dia l’ispirazione per una nuova tela.

Molti si fermano, spesso anche studenti. Alcuni li faccio anche dipingere. In genere, con il permesso della maestra o professoressa, chiedo ai ragazzi in gita quale fra loro è il più scarso in disegno. Appena lo studente alza la mano, lo metto alla prova in un punto vuoto del quadro e gli insegno. Dapprima come si tiene il pennello, cioè dalla cima del manico. Poi gli spiego a riconoscere le forme geometriche negli oggetti, e, in ultimo, a disegnarle, tenendo sempre una ‘visuale aperta’. Altra cosa importante è non pensare mai che la mano tremi. La mano va dove la porti. E’ come quando si cammina per andare a casa. Non si dice mica ai piedi di portarci a casa! Lo facciamo e basta. Così è la pittura. Alla fine della ‘lezione’ il ragazzo se ne va quasi sempre orgoglioso di aver mostrato ai più bravi come si disegna per davvero. Ecco, non ci sono segreti per dipingere. La continuità porta a migliorarsi, a superare gli ostacoli. L’importante è fare, esercitarsi, sempre. E’ come un giocatore di calcio. Lui si esibisce in genere una sola volta alla settimana. Il resto dei giorni però si allena sempre. Certo, ci deve essere sempre un minimo di predisposizione ed interesse in quello che si fa.

Io ho cercato di portare in piazza la mia tecnica per invogliare anche i giovani. E’ tutta mia, non la trovi nei libri. Io creo un primo piano e da lì ricostruisco il quadro pezzo per pezzo. E’ uno studio di anni. La mia tecnica riproduce la paesaggistica con la mente, riproduce angolazioni in continuità. Scelgo un oggetto, lo dipingo, ma inserisco anche quello che i limiti dell’occhio non riescono ad elaborare nel cervello. Quindi disegno anche la prosecuzione di quel punto di vista, potendo andare in teoria avanti all’infinito. E’ come se scattassi un istantanea con quelle macchine fotografiche a 360 gradi che adesso sono inserite negli smartphone. La mia tecnica studia la prospettiva del cervello, non della realtà . E’ un modo di esprimersi. Ma non mi pronuncio a dare un nome al mio stile. Per quello ci sono i critici o gli esperti [risata]. Mi diverto a dipingere per la gente con qualsiasi tecnica. Faccio quello che vogliono, pur che paghino [risata]. A me se date un’idea, basta a volte solo un accenno, tento di comprenderla, elaborarla e realizzarla. Così come ho fatto recentemente per un dipinto di un casale di Codroipo commissionato da un friulano che abita ora in Canada. In quell’occasione, ad esempio, ho ascoltato le reminiscenze che l’emigrato aveva del luogo, la sua idealizzazione, i suoi ricordi, e ho creato, corretto e aggiustato la loro elaborazione che era diventata oramai più ideale che reale.

Come vi accennavamo, Angelo Bullo è una persona schietta e solare, così come potete intuire da questa breve conversazione che vi abbiamo riportato. ‘Nomen omen’, dicevano i Romani. ‘Angelo’ per il suo candore, la sua gentilezza e la semplicità di come ti spiega le cose; ‘Bullo’ perché è davvero bravo nella sua arte, sicuro, esperto e con un'auto ironia che è tipica solo delle grandi persone.   

“Quando non ci sarò più – chiosa- a Udine metteranno un cavalletto monumentale in mio ricordo [risata]. E comunque da decenni faccio in continuazione gli scongiuri perché tutti gli acquirenti di quadri in genere pensano: chissà quanto vale quel quadro quando sarà morto il suo pittore [risata con toccata, ndr]”.

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