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L'amideria in una foto di Maurizio Frisoli /Fai

L'amideria in una foto di Maurizio Frisoli /Fai

Grazie al Fai arrivano i soldi per sistemare l'Amideria Chiozza

Si parte con il restauro della macchina a vapore. L’intervento - del valore di 26mila euro - rientra in un progetto di più ampio respiro che prevede anche la sistemazione e messa in sicurezza del solaio e della copertura soprastante il macchinario

Un contributo di 26mila euro a favore dell’Amideria Chiozza a Ruda. È questo il risultato che il sito - al 21° posto della classifica nazionale del Fai con 13.288 voti - ha raggiunto grazie all’iniziativa dei “I Luoghi del Cuore”.  

L’amideria

Straordinaria testimonianza di archeologia industriale, venne fondata nel 1865 a seguito degli studi dell’importante chimico ottocentesco Luigi Chiozza, compagno di studi di Pasteur, con cui mantenne un rapporto di amicizia e di collaborazione. La fabbrica utilizzava un metodo di lavorazione brevettato da Chiozza e i macchinari rimasero inalterati per quasi un secolo: un ciclo nato per valorizzare industrialmente la produzione agricola e le risorse naturali del territorio, estraendo l’amido, dapprima dal frumento e a partire dal 1872 dal riso. L’amideria arrivò a contare 100 dipendenti, diventando una delle maggiori industrie della regione. Chiusa dal 1986, di proprietà del piccolo Comune di Ruda, custodisce ancora oggi macchinari di fine Ottocento di straordinaria importanza, anche se il complesso si trova in stato di grande degrado, con numerose parti crollate. Già votata al censimento 2014 è stata nuovamente segnalata nel 2016 per chiederne il recupero e la destinazione, almeno del piano terra dell’edificio interessato dall’intervento, a museo, da inserire auspicabilmente nella European Route of Industrial Heritage. 


L’intervento

I lavori, sostenuti dal Fai e da Intesa Sanpaolo e richiesti dal Comune di Ruda, interesserà il restauro della macchina a vapore - dal 1902 centro propulsivo dell’amideria - ospitata in un’ala del complesso centrale di generazione della forza motrice. L’intervento rientra in un progetto di più ampio respiro che prevede anche la sistemazione e messa in sicurezza del solaio e della copertura soprastante il macchinario. Nel 2016 il Comune di Ruda e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno sottoscritto un accordo di programma per il rifacimento delle coperture dell’edificio per un ammontare di 150.000 euro, attualmente stanziati solo in una minima parte, che ha permesso di progettare l’intervento: l’accoglimento della richiesta da parte del FAI viene dunque vincolato allo stanziamento dei fondi mancanti (130.000 euro) per il concreto recupero della sala che ospita la macchina a vapore, intervento necessario per assicurare la corretta conservazione del macchinario e alla definizione di un progetto concreto di musealizzazione dell’edificio, del quale si parla da anni e che vede il coinvolgimento di importanti partner scientifici, quali l’Università degli Studi di Trieste e l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale.
 

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