Positivi alla Cavarzerani: «gli udinesi non sono stupidi, alzeremo la voce»

Dopo la notizia che tre richiedenti asilo sono risultati positivi al coronavirus, si è accesa la polemica legata ai flussi migratori. L'assessore comunale alla sicurezza Alessandro Ciani ha dichiarato di volersi fare sentire con la ministra Lamorgese

Immagine d'archivio

Dopo il tweet del vicegovernatore Riccardo Riccardi, che dichiarava la positività di quattro persone provenienti da fuori regione, tra cui tre richiedenti asilo già in quarantena alla Cavarzerani, si è accesa la polemica intorno all'arrivo di diverse persone dalla rotta balcanica. A regire, in prima battuta, sono stati i sindacati delle forze dell'ordine, seguiti poi dall'assessore alla sicurezza del Comune di Udine, Alessandro Ciani e dal governatore della Regione Massimiliano Fedriga.

La reazione di Ciani

«Se questo Governo ha deciso di abbandonare la nostra terra, esponendo la popolazione al rischio di una nuova diffusione del coronavirus, lo dica chiaramente, perché i friulani e gli udinesi non sono stupidi e non accetteranno di essere trattati come cittadini cui viene di fatto negato il diritto costituzionale alla salute», ha dichiarato l’assessore alla sicurezza del Comune di Udine.

«Mentre il Ministro dell’Interno Lamorgese è più impegnata a modificare i decreti Salvini che a tutelare la sicurezza delle persone, la nostra regione, e in particolar modo la città di Udine, è abbandonata a sé stessa nella gestione dei flussi migratori provenienti dalla rotta balcanica, cui si aggiunge il pericolo rappresentato dal rischio, che ormai purtroppo è una realtà, che i richiedenti asilo risultino positivi al covid-19»

Ciani continua appellandosi agli udinesi. «Per questo motivo il nostro impegno è oggi quello di alzare ulteriormente la voce per avere una risposta alla lettera inviata dal Sindaco in questi giorni nella quale si chiedeva un presidio costante dei nostri confini. Chiediamo a tutti i cittadini di esserci vicini in questa battaglia che non riguarda l’appartenenza politica ma la salute di tutti noi».

Fedriga

«Dichiarare la caserma Cavarzerani zona rossa per contenere, fin da subito e con la massima efficacia, la diffusione dei contagi», chiede il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, alla luce dei casi positivi individuati tra i migranti ospitati nella struttura udinese. «In un contesto dominato ancora da forti incertezze rispetto all'evoluzione della pandemia - sottolinea Fedriga - è infatti fondamentale che le istituzioni si muovano con tempestività e sincronia per arginare ogni possibile nuovo focolaio e che, a tal fine, vengano disposte misure contenitive capaci di isolare le persone risultate positive a Covid-19».

L'allarme dei sindacati

A dichiararsi preoccupata è anche la segreteria provinciale del sindacato Fsp della Polizia di Stato. «Riteniamo sia prioritaria la salvaguardia della vita umana e la dignità dei migranti che giungono sul territorio nazionale, ma il nostro compito è tutelare i diritti dei poliziotti, ottenere attenzione verso le loro legittime aspettative, assicurandoci che venga rispettata la normativa vigente per garantire al collega condizioni d’impiego che ne preservino la salute e la dignità», si legge in una nota diramata. «Non è tollerabile che le carenze strutturali del sistema di accoglienza ricadano sulle spalle dei poliziotti e non possiamo tacere di fronte a scelte organizzative che mettono a repentaglio la sicurezza degli operatori di polizia. È di primaria importanza che vengano evitati, quando si può, i fattori di rischio causati dall’emergenza da covid-19, invece in queste ore viene posto il personale in isolamento fiduciario a causa di alcuni migranti che hanno avuto libero accesso agli uffici di polizia e che poi sono risultati positivi al tampone».

«Non si capisce il motivo per cui non si sia potuto aspettare 24-48 ore per le pratiche di rito, quando i migranti devono comunque rimanere in quarantena. Pertanto chiediamo: è stato fatto tutto il possibile per prevenire il contagio e porre il personale in sicurezza? Noi crediamo di no».

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Anche il sindacato autonomo di polizia, tramite il segretario provinciale Nicola Tioni, ha diramato una nota chiedendo maggiore sicurezza. «È da tempo che chiediamo tutele sanitarie per i poliziotti, abbiamo chiesto con insistenza, sia a livello locale che a livello nazionale che i migranti, prima di essere trattati dai colleghi per le procedure di identificazione, venissero sottoposti ad accurati controlli sanitari, la prevista quarantena per le persone che provengono da almeno quei paesi inseriti nella black list del Ministro della Salute, che vieta l’ingresso ne territorio nazionale ai cittadini che nelle ultime due settimane sono transitati in uno degli stati maggiormente a rischio (Serbia, Macedonia, Montenegro e Bosnia Erzegovina), tampone e conseguente esito dello stesso. Anche a Udine è accaduto quanto sta accadendo in molte altre realtà, poliziotti messi in “sorveglianza fiduciaria” dopo essere venuti a contatto con migranti che sono risultati positivi al tampone Covid».
 

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