Concorrenza estera e Covid: il settore dei bus turistici del Fvg è al collasso

Il grido d'allarme è lanciato dal Comitato Bus Turistici Italiani del Friuli Venezia Giulia

Immagine d'archivio

"Siamo al collasso": è questo il grido d’allarme del Comitato Bus Turistici Italiani del Friuli Venezia Giulia. "Il settore", si legge in una nota, "completamente azzerato dallo scorso 24 febbraio, deve fare i conti oggi con ciò che è stato spazzato via dall’emergenza Covid-19. Il comparto era già stato messo in difficoltà dalla concorrenza della Slovenia".

L'allarme

"Il nostro lavoro è stato forzatamente bloccato da quattro mesi, dai servizi di scuolabus, a quelli alla persona, alle gite scolastiche. Serve un aiuto concreto subito”. È Renato Barburini, il rappresentante per il Friuli Venezia Giulia del Comitato Bus Turistici Italiani, a descrivere quanto il settore sia stato messo in ginocchio dall’emergenza Covid-19. A rischio, è la sopravvivenza stessa del comparto dei bus a noleggio. Lo Stato non ha ancora previsto alcun sostegno.

Le richieste

Ci appelliamo al Governo - ha dichiarato Barburini - affinchè preveda liquidità immediata e la proroga della cassa integrazione almeno sino a marzo 2021, in attesa di una sofferta ripresa, prevedibile solo per i primi mesi proprio del 2021. Chiediamo inoltre un inserimento nel Trasporto Pubblico Locale grazie ai nostri pullman turistici, e linee guida che ci permettano una ripartenza in piena sicurezza. Dobbiamo poter sospendere i leasing, e speriamo in un intervento sulle accise del gasolio. Serve la garanzia di una copertura della differenza del fatturato, considerandone un periodo che arrivi almeno al dicembre 2020”.

La concorrenza

All’incertezza del presente, si aggiunge il dover riuscire a sopravvivere in uno specifico mercato. I bus turistici a noleggio del Friuli Venezia Giulia, avevano già dovuto fare i conti con le difficoltà causate dalla concorrenza del comparto omologo della Slovenia. “Il nostro settore era già in difficoltà a causa della concorrenza delle agenzie slovene, soprattutto per quanto concerneva il servizio di gite turistiche - ha aggiunto Barburini - perchè, approfittando di una legislazione nazionale assente, queste imprese effettuavano servizi a costi minori rispetto ai nostri. Noi, invece, all’estero, siamo stati sempre soggetti a tassazioni e spese diverse in base alle regolamentazioni di ogni singolo paese”. 

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I dati

I numeri nazionali: il Comitato Bus Turistici Italiani è il primo raggruppamento di aziende del settore in Italia. La totalità delle imprese, piccole e medie, conta 25mila posti di lavoro, con altrettante famiglie potenzialmente senza un sostentamento. Sono 6mila le pmi presenti sull’intero territorio nazionale, completamente bloccate dall’inizio del lockdown, con un un fatturato totale di circa 2,5 miliardi di euro azzerato.

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