Che Udine vogliamo? La riflessione dopo la chiusura del BarLume

A parlare è il consigliere ed ex assessore Alessandro Venanzi, che negli ultimi dieci anni ha sostenuto diverse manifestazioni cittadine

«La questione non è tanto il livello della musica o la concessione di deroghe, il ragionamento secondo me deve essere più ampio: che Udine vogliamo? Che città vogliamo vivere?». A parlare è l'ex assessore al commercio e attività produttive Alessandro Venanzi, "cogenitore" della manifestazione "I Mercoledì dei Sarpi", a commento della notizia dei sigilli posti al BarLume, uno dei locali promotori dell'evento. 

«Sulla questione non c'è un percorso cardine da seguire, un modello da prendere in prestito da altre città. Dobbiamo davvero capire qual è l'idea di città che abbiamo in testa per Udine e trovare il modo di realizzarla. Nello specifico sul caso dl BarLume, come di altri locali del centro, il comune denominatore dev'essere il cercare il buon senso da entrambe le parti, ma è evidente che la libertà di una persona finisce dove inizia quella di un'altra. La vivacità del centro storico si misura anche sulla frequentazione delle persone, sulle attività produttive che ci sono e per questo il ragionamento che mi aspetto di poter fare con l'amministrazione e con i cittadini è più ampio e passa attraverso il rilancio del commercio, la residenzialità e le facilitazioni per chi vuole investire in centro storico, magari con l'abbattimento della tassazione».

In altre parole, la chiusura di un locale, con il conseguente danno economico dei titolari, non può essere la soluzione per un centro storico animato soltanto pochi giorni all'anno, dove i negozi continuano a chiudere e i residenti a cercare zone di Udine più economiche e meglio servite. 

«Sul fatto specifico della chiusura del BarLume - continua Venanzi, unico amministratore ad essersi fatto vivo con i gestori del BarLume dopo il provvedimento - i cittadini fanno valere i propri diritti: dopo un anno e mezzo di relazioni della Procura della Repubblica, questa ha fatto le sue valutazioni. Io ho sempre cercato di mettere sul tavolo le due esigenze, ma so che ci sarà sempre divergenza sulla questione. Se questo provvedimento danneggerà anche "Il Mercoledì dei Sarpi", poi, lo staremo a vedere. Io ho sempre avuto una posizione netta, a riguardo, sono il primo ad aver fatto al tempo delle deroghe, ma ribadisco che il tema non dev'essere solo questo».

Una diversa visione, una diversa progettualità 

«Al tempo avevo fatto delle deroghe per svolgere attività come quelle dei "Sarpi", per consentire a commercianti di mettersi assieme e fare degli eventi. In 10 anni di questa manifestazione si è creata una forte identità ed è tornato a crescere il valore immobiliare. Il punto, però, rimane sempre che non è sufficiente prevedere delle deroghe, anche perché i controlli che hanno portato alla chiusura del BarLume non sono stati eseguiti durante "I Mercoledì dei Sarpi" e quindi si riferiscono a serate dove il problema è rappresentato dagli avventori e non dal locale. Allora mi dico, anche in tema di sicurezza, perché non è possibile impegare qualche vigile per controllare i locali e le persone che li frequentano, in modo da multare gli avventori irrispettosi e non random i locali? Non è giusto che a pagare per chi fa baccano siano sempre gli esercenti».

Una città più viva è una città più sicura

«Il tema della sicurezza non va in secondo piano: se riuscissimo a portare più attività commerciali e più residenti in centro, si creerebbe automaticamente più sicurezza. Se favoriamo un coprifuoco alle 21, invece, è normale che di sera la città si svuoti»

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