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“Aiutare non è un reato”, archiviata l'inchiesta su Ospiti in arrivo

Chiuse le indagini sui 7 volontari della Onlus sospettati di lucro, occupazione e favoreggiamento della permanenza di stranieri

Fin dall'inizio dell'emergenza (2013), in assenza di un protocollo sull'accoglienza dei migranti, i volontari di “Ospiti in arrivo” hanno sempre dichiarato di agire per colmare un vuoto organizzativo e di solidarietà umana, portando ai migranti aiuto, assistenza e beni di prima necessità. In particolare: coperte, pasti caldi, traduttori e sostegno legale.

A giugno 2016 però, un'inchiesta aveva minato la loro opera. Era scattata un'indagine preliminare nei confronti di sette volontari dell'organizzazione con sospetti molto pesanti: invasione di edifici e favoreggiamento della permanenza di stranieri presenti illegalmente in Italia al fine di trarne ingiusto profitto

La vicenda fece partire anche una cordata di solidarietà nei confronti dei 7 coinvolti e una petizione on-line che fu, tra l'altro, sottoscritta e promossa dal celebre e pluripremiato giornalista de l'Espresso Fabrizio Gatti. Il messaggio della petizione era molto chiaro:

“Se donare soccorso, vestiti, scarpe, coperte e cibo a persone abbandonate per strada dalle istituzioni (…) è un reato, allora noi tutti ci dichiariamo pubblicamente colpevoli. Se fornire “precise indicazioni sulla procedura di riconoscimento dello status di rifugiato” è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina allora tutti noi avvocati, mediatori, giuristi, attivisti, giornalisti, operatori delle varie organizzazioni e associazioni di volontariato siamo colpevoli. Arrestateci tutti!”

ospiti-2Nessun riscontro probatorio: Ora, a meno di un anno da quelle accuse, il procedimento che pendeva su Mohammed Asif Ali Zai, Laura Garbelotto, Alessandra Petruccelli, Cristina Pugnale, Michele Guerra, Mauro Casasola e Angela Lovat è stato archiviato dal gip Emanuele Lazzàro su richiesta del pm Claudia Danelon. La loro assistenza, quindi, era volta solo e unicamente a fronteggiare l'eccezionale ondata migratoria registrata in regione dalla fine del 2013. Difficile dimostrare l'occupazione di edifici pubblici o trovare prove sul sospettato lucro.

“Ora è ufficile, aiutare non è un reato – comunica la Onlus sulla propria pagina Facebook - . L’esito delle indagini ha determinato che non è stato commesso alcun reato da parte dei nostri volontari. Non l’invasione di edifici, non il favoreggiamento della permanenza di stranieri presenti illegalmente in Italia al fine di trarne ingiusto profitto. Invece - concludono-, si riconosce l’incapacità delle istituzioni di far fronte all’emergenza”.

“Due anni di intercettazioni telefoniche, ambientali e altro – commenta una loro sostenitrice-  per scoprire l'incapacità e l'inadeguatezza delle istituzioni. Istituzioni che nulla pagheranno per la loro incapacità diversamente da chi ha dovuto sostenere spese legali per difendersi da accuse assurde".

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