Cronaca

"Friuli Doc al limite della carnevalata"

L'attacco di Vincenzo Martines alla manifestazione: "il covid non può essere la causa dello scarso risultato"

L'affondo arriva via social, il giorno dopo la chiusura della manifestazione. Una manifestazione baciata dal sole e caratterizzata da un afflusso di persone che è andato aumentando nelle ore tardo pomeridiane e che ha decisamente soddisfatto la giunta Fontanini. Chi, invece, non manca di criticare questa seconda edizione scandita dal rispetto delle normative anti-covid, è il consigliere dem Vincenzo Martines con un post titolato "Una contro lettura al trionfo annunciato solo a parole".

C’è chi dice che grazie alla fortuna innata di Fontanini, non c’è edizione di Friuli Doc che il sole e il bel tempo la sorreggano. Solo che l’effetto combinato del fatto che anche la troppa fortuna può fare scherzi e che il tempo meraviglioso ha portato gli udinesi, in particolare, ad andare al mare o in montagna, le presenze in città si sono ridotte al lumicino. Non mi era mai capitato il sabato sera oppure la domenica pomeriggio di trovare posto per l’auto nei pressi del Teatro, tradizionale porta d’accesso per chi vuole raggiungere il centro in questa occasione. Invece i posti abbondanti hanno raccontato di un disinteresse per la Festa del Friuli molto chiaro. 

Per Martines, che giudica scarsa l'affluenza nei quattro giorni di manifestazione, la colpa non può essere solo delle regole anti-covid.

«Se ai bar del centro lasci tutto lo spazio a disposizione, gli stand che dovrebbero caratterizzare la kermesse non possono trovarci posto. Gli stand “storici” nelle solite Piazze sono di sicuro una garanzia, ma per il resto abbiamo assistito quasi a un qualunque weekend udinese, poco di più. Così in piazza Matteotti, in via Mercatovecchio in via Cavour: aperitivi, cene, chiacchiere tra amici, come ogni venerdì o sabato estivi».

Per l'ex candidato sindaco, il problema principale è stata la mancanza di idee originali, che portassero un più alto numero di persone in centro città a godersi la festa.
«Nessuna attrattiva un minimo originale, una manifestazione spenta come chi l’ha organizzata, senza mordente, senza un segno preciso. Sì: il tappo di sughero del cartellone pubblicitario della manifestazione: bello, efficace, ma pure riassuntivo e concludente ormai sull’unico senso della Festa. Nessuna pensata o iniziativa un po’ vivace per parlare di Friuli e delle sue particolarità economiche, culturali e sociali».

La Fieste de Patrie dal Friul

L'affondo finale, Martines lo dedica allo spirito profondamente e orgogliosamente friulanista del primo cittadino che, al secondo anno di festeggiamenti caratterizzato dal covid, ha deciso di spostare le celebrazioni dedicate al Friuli (tradizionalmente il 3 aprile) durante la manifestazione.

«Poi Fontanini si inventa di far coincidere il Friuli Doc (che ha il tappo per immagine), con la Fieste de Patrie dal Friul. Imbandiera la città di richiami alla Festa del Patriarcato, mette l’inno, fa l’alza bandiera, fa parlare i suoi amici politici (a parte iI Rettore) come fosse una recita al limite della carnevalata. Parlano in generale di ex UTI, richiamo alla lingua friulana, insomma slogan deboli e molto retorici. Non un dibattito vero sul Friuli in tre giorni di piazza enogastronomica. Solo la litania che Fontanini recita, richiamando un Friuli che per gran parte non esiste nemmeno più. Ecco l’immaginario che ci consegna il sindic de capital dal Friul. Bandiere, vessilli, retorica friulanista adombrati da un tappo di sughero, immagine ottimamente realizzata, sintetica, riassuntiva di quello che è oggi Friuli Doc. Sopra ogni altra cosa».

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