Abbattuto cedro secolare a Casali San Pietro: la rabbia dei residenti

I residenti contro la proprietà: "Non era un intervento necessario, la proprietà dei terreni potrebbe aver agito senza autorizzazione". Sul posto anche la polizia locale. nell'area presenti resti di edifici risalenti al 1200

Brutta sorpresa questa mattina per i residenti di via Lumignacco 139, che hanno assistito all'arrivo di camion e gru per abbattere due cedri che svettavano alle spalle del complesso condominiale Casali San Pietro. L'area è di proprietà della Rodaro Costruzioni. Pare che tempo fa il cedro secolare, la cui età è stimata tra i 100 e i 110 anni, fosse stato colpito da un fulmine: da qui la necessità di abbatterlo per ragioni di sicurezza. Incerte invece le condizioni dell'esemplare più giovane, che, secondo i residenti, godeva di ottima salute. Pertanto l'abbattimento risulta inspiegabile e i residenti contestano di fatto anche l'abbattimento della pianta centenaria perché, a loro dire, non costituiva un pericolo imminente e avrebbe potuto essere oggetto di recupero.

I fatti

Dell'intervento i condomini erano stati avvisati venerdì pomeriggio dall'amministratore, con una comunicazione che annunciava l'abbattimento e potatura di alberi. Tutti pensavano che l'abbattimento si limitasse al cedro malato e ai quattro ippocastani che in passato avevano provocato danni alle macchine e che la potatura avrebbe riguardato gli altri arbusti presenti nell'area. All'evidenza che si sarebbe proceduto anche a tagliare il cedro considerato sano, i condòmini hanno chiamato anche polizia locale e ufficio comunale del verde per verificare la correttezza dell'intervento. All'arrivo dei due agenti, però, i due cedri erano già stati abbattuti e gli agenti sul posto hanno così provveduto alle verifiche del caso, parlando con un proprietario presente in loco, con la ditta che ha effettuato i lavori e contattando direttamente l'ufficio tecnico competente del Comune di Udine che, prontamente, ha ribadito che non c'era alcuna pratica relativa a questa operazione.

La Sovrintendenza

Sull'intera area di Casali San Pietro, una volta proprietà della famiglia Facchini, era stata chiesto dal consiglio di quartiere un accertamento a Sovrintendenza e Comune perché la Villa Facchini- Moretti sta cadendo a pezzi e c'è la necessità di metterla in sicurezza, in virtù del valore storico dell'immobile. Cosa che, a detta dei residenti, pare non essere nei piani della proprietà del terreno che vuole precedere all'abbattimento non solo della villa, ma anche dell'ex monastero del 1200. Secondo il consiglio di quartiere la zona ha quindi un grande valore storico ed è necessario verificare se se ci siano i presupposti per un vincolo. La Sovrintendenza ha già proceduto ha vincolare il muro perimetrale, dopo che in passato lo stesso vincolo era caduto. All'interno della proprietà, però, rimane un edificio e parte dell'antico chiostro, ormai tenuto in piedi dagli arbusti e dalla vegetazione che vi è cresciuta intorno. Lo stesso consiglio di quartiere, su spinta di uno dei residenti, ha proceduto a fare richiesta, a giugno, affinché la Sovrintendenza vincoli il resto degli edifici presenti e i cancelli. Del caso aveva deciso di prendersi carico il vicesindaco Loris Michelini ma, da allora, il sopralluogo che era stato promesso non si è mai svolto e così la proprietà ha agito senza attendere oltre. 

I cancelli

I Casali di San Pietro sono accessibili da tre cancelli: il più antico, risalente all’edificazione del villino Moretti è quello a nord, posto in corrispondenza della chiesetta padronale, successivamente venne piazzato quello centrale, tra i due corpi di fabbrica all’attuale numero 139 mentre il terzo, lato sud, è stato creato durante la ristrutturazione dei primi del 2000. Il cancello centrale è stato ristrutturato a spese dei condòmini, ed è quello adibito al passaggio pedonale, mentre quello a sud serve come carraio. Il grande cancello monumentale a nord, invece, è pericolante e chiuso al traffico. Secondo i residenti la proprietà, non avendo intenzione di procedere al restauro, ha deciso di chiuderlo con un lucchetto e considerarlo inagibile. 

L'area

L'area su cui sorgeva il cedro secolare ha una storia piuttosto ricca e rilevante. Grande documentazione si trova sulla pagina Facebook "Casali San Pietro", che nel tempo ha documentato i cambiamenti avvenuti in questa area e ha raccontato l'origine degli edifici che qui sorgevano. I primi cenni storici risalgono al 1282: prima con il nome "tabella Grazani" prima e "Tabella Sancti Petri"che poi diventano i "Casali San Pietro".

Ai primi dell'800 il convento, ormai incamerato nello stato veneziano venne quasi completamente demolito e, molti dei suoi resti rivenduti. Rimasero solo poche tracce in quello che oggi è il rudere del grande fabbricato Nord.
Frattanto i terreni un tempo appartenuti al convento vengono venduti in un primo tempo al sig. Gabriele Pecile, poi passati per contratto dotale ad Agostino Parisio e da questo furono rivenduti al dott. Gian Battista Moretti il quale acquisto, od ottenne in permuta pure altri beni adiacenti per costruire un piccolo comprensorio incentrato sulla casa di villeggiatura.
Per allargare il cortile antistante la villa, il nuovo proprietario spostò il tracciato della strada di Lumignacco nella sua attuale posizione e demolì la "sopravvissuta" chiesa di San Pietro, ricostruendone un'altra, diversa e più piccola che attualmente è ancora presente. Venne così eretto il corpo centale della villa rimaneggiando l'antica casetta degli eremiti a cui venne affiancato un grande fabbricato a sud, vennero poi eretti i due fabbricati a ridosso della strada di cui il più settentrionale terminato nel 1861. Durante i lavori nel 1845 vennero recuperati nella tenuta un aureo augusto, diverse monete bronzee ed alcune altre antichità, contribuendo così in maniera deltutto accidentale alla scoperta di uno dei principali giacimenti archeologici cittadini. Nel 1879 Vincenzo Facchini ereditò il tutto e, cinque anni dopo, il figlio Marco facendo scavare per livellare i campi che restano a mezzodì della Villa padronale fece la scoperta più importante: alla profondità di 50 cm trovò le inconfondibili tracce di una necropoli a incinerazione di epoca romanica del 1 sec d.C. ricca di qualche decina di tombe dalle quali fu possibile salvare una quarantina di anfore, urne cinerarie, balsami vitrei due olle e numerosi frammenti di vasellame, sei monete di bronzo risalenti all'epoca di Tiberio ed Augusto.
(...)
Di padre in figlio, il villino affacciato sulla strada comunale detta di Lumignacco, continuò ad essere abitato dai discendenti della famiglia Facchini. Nel 1976 vi risiedeva ancora Emilio Facchini ma, la proprietà, era ormai divisa con altri eredi e, di li a un ventennio il complesso ultracentenario si trovò completamente abbandonato ed attorniatro da villette ed altre abitazioni costruite sui terreni lottizzati.

La lottizzazione

Anni 90, parte la lottizzazione, l'intera tenuta viene acquistata dalla Casali San Pietro srl, e le aree al suo interno divise in molteplici lotti.
La lottizzazione dei terreni sfugge di mano all'impresa costruttrice che suddivide il tutto in circa 8 lotti, 4 di questi vengono urbanizzati e ristrutturati, e sono i 2 fabbricati lungo la via Lumignacco, la chiesetta che viene trasformata in abitazione e la strada interna con annessi parcheggi.
Restano ancora da destinare i terreni dove si trova ancora il villino, che vanno fino al confine con la lottizzazione retrostante "Borgo S. Pietro".
I 2 fabbricati su via Lumignacco, vengono ristrutturati con le più nuove accortezze dell'epoca e consegnati finiti dal 2005 e si compongono di 7 appartamenti ciascunno, confinano a est con via Lumignacco e ad ovest con la viabilità interna, si perchè nel delirio della lottizzazione, la viabilità interna è rimasta proprietà della ditta costruttrice, e di fatto i 2 fabbricati multi appartamento vanteranno ( e vantano) solo una servitù di passaggio tra la stradina interna e i 3 cancelli. diversa invece la situazione della chiesetta trasformata in casetta, che ha un suo ingresso indipendente nello slargo tra via S. Pietro e via Lumignacco.
La Casali San Pietro srl, ultimate le costruzioni e venduti gli immobili, dichiara fallimento, lasciando così incompiuto il recupero dell'intera area, si narra che lo stato attuale del villino sia frutto di un indebolimento volontario creato per farlo crollare ( poichè in alternativa andava recuperato come il resto ) ma lui è li e non molla il colpo, logoro, invaso dalla vegetazione e con tutti i soffitti crollati, ma le 4 facciate esterne resistono ancora al passare degli anni e delle stagioni. Rifugio ormai di una fauna sub urbana, vi si possono trovare diversi volatili tra cui uno storico picchio, delle cinciallegre e dei fagiani, ma anche una famigliola di caprioli, delle lepri e, sul vicino Cedro del Libano degli scoiattoli.
La lottizzazione invenduta, comprendente il villino e ciò che resta dell'antico convento, è passata poi in mano ad un'altra società di costruzioni.

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