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A Udine apre la prima casa maternità, per partorire tra le mura domestiche

Un luogo dove le donne possono partorire, accompagnate nell'esperienza della gravidanza e della nascita da un'equipe di ostetriche, educatrici perinatali e operatrici della nascita

L'esperienza della nascita di un figlio è una di quelle che, senza retorica alcuna, è in grado di cambiare la vita di una coppia. Non solo il parto, ma tutto quello che avviene prima e dopo sono momenti di un'intensità tale che meritano di essere vissuti nel pieno della propria serenità. È su queste basi che a Udine aprirà la prima casa maternità (la seconda in tutta la regione), per le coppie che desiderano far nascere il proprio figlio naturalmente e in un ambiente domestico.

La Casa di Caterina

La casa maternità di Udine sarà inaugurata il prossimo marzo, nella sede de “L’angolo rotondo”, in via Cormor Alto 134, dove già da marzo 2017 si tengono corsi preparto, di movimento in gravidanza, sostegno in allattamento, in gravidanza e al parto. L’inaugurazione della casa maternità di Udine nasce dall’esperienza di quella di San Dorligo della Valle, l’unica in tutta la regione, operativa dal dicembre 2016.

La storia

È stata Caterina Di Cosimo, ostetrica triestina, a sentire l’esigenza di creare uno spazio più intimo e familiare dove porteremo i suoi valori e la sua professionalità, accumulata in anni di pratica a domicilio.
«Nel 2016 ho cominciato a muovermi con la mia collega operatrice della nascita Ilaria Emiliani per aprire una casa maternità. Mancando una legislazione che normasse questa attività, abbiamo trovato dei compromessi normativi in modo abbastanza rapido con il mio Comune, e nel dicembre abbiamo inaugurato lo spazio nascita all’interno di casa mia». Accanto a lei un gruppo di lavoro che comprende altre due ostetriche, Chiara Tosolini e Chiara Cipolletta, l’operatrice Ilaria, l’educatrice perinatale e pedagogista Elena Petris e la neuropsicomotricista Andrea Petrolli.

«Dopo la nascita della mia prima figlia a domicilio ho capito che la libera espressione di una nascita può avvenire solo in questo contesto. Da quel momento ho iniziato ad assistere solo parti a domicilio e dopo qualche anno proprio dalle coppie è arrivata l’esigenza di avere la possibilità di partorire in una struttura molto rispettosa come la casa maternità. Soltanto in un ambiente familiare l’inconscio di una mamma può lavorare a pieno, perché la neocorteccia lavora meno per lasciare spazio alla paleocorteccia, permettendo alla donna di vivere il travaglio come fosse un sogno».
Dopo anni di libera professione, in cui Caterina ha accompagnato al parto in casa moltissime donne, ha così inaugurato la prima casa maternità della regione: pur ritenendo il proprio domicilio luogo elettivo per partorire, per molte famiglie è importante offrire un’altra possibilità.

Lo spazio di Udine

Come detto, in via Cormor Alto è già attivo da quasi tre anni un luogo di condivisione della gravidanza, dell'allattamento, della genitorialità. Da marzo diventerà anche un luogo dedito alla nascita, rispettata e naturale. Le coppie avranno un luogo per partorire «dove si sentiranno protagonisti, protetti, accolti ed accuditi. Dove la relazione con le persone presenti sulla scena del parto garantisce intimità e fiducia».

Come funziona

Una donna che decide di partorire in casa o in casa maternità, se lo desidera viene seguita dall’equipe della Casa di Caterina fin dal primo giorno di gravidanza. Ma il pensiero di base è che la futura mamma e il futuro papà si sentano il più liberi possibile, sempre. «Seguiamo le gravidanze e le nascite con un’assistenza personalizzata, prestando attenzione al benessere psicofisico ed emotivo non solo della donna, ma di tutta la famiglia. Una volta che vengono fatte le due ecografie consigliate, quella del primo trimestre e la morfologica, e le analisi del sangue, le coppie sono libere di scegliere quali e quanti incontri fare qui da noi (sono circa uno al mese, n.d.r.), incontri che durano almeno un paio d’ore». Gli incontri servono non solo per prendere le misure del bambino, «che hanno uno scarto del 10%, mentre con le ecografie lo scarto è del 20%», ma anche per affrontare la parte emotiva. «Ogni mese accogliamo le necessità della donna, dandole fiducia in ciò che sente e poi ci rendiamo disponibili 24 ore al giorno dalla 37esima alla 42esima settimana».

Il momento della nascita

La prima scelta rimane quella del parto in casa. Per tutte quelle coppie che per qualsiasi motivo non trovano che il loro ambiente domestico non sia ideale per la nascita, c’è a disposizione la casa di via Cormor Alto. Una stanza con un cucinino, la piscina professionale per il travaglio e il parto in acqua, i cuscini e una stanza con il letto matrimoniale per accogliere i neo genitori. «I criteri di sicurezza sono fondamentali: le case maternità devono essere a meno di 30 minuti dall’ospedale più vicino. Nel momento del travaglio – racconta la Di Cosimo - monitoriamo i valori del bambino e della mamma: in 13 anni mi è successo solo due volte di dover trasferire la mamma o il bambino in ospedale». Se ci sono valori sballati, l’equipe li riporta in equilibrio con diversi sistemi, a seconda del caso. «Gli incontri durante la gravidanza servono proprio per conoscere la donna e il bambino, ogni mamma è diversa dalle altre». Anche eventuali posizioni sbagliate del bambino vengono corrette con esercizi e posture. «La nostra è un’assistenza “hands off”: i bambini fanno tutto da soli, se si sa come lasciarli fare. Noi non adottiamo misure invasive». Ovviamente anche le case maternità seguono le linee guida del sistema sanitario nazionale, in caso di rianimazioni ed emergenze. «L’unica cosa che non facciamo è l’intubazione».

Il parto

Chi decide di partorire nella casa maternità può scegliere se entrare ai primi sintomi di travaglio o all’ultimo momento e, allo stesso modo, può scegliere di rimanere una o più notti dopo la nascita del bambino, a seconda delle necessità. «La maggior parte delle nascite avvengono in acqua o carponi, sempre seguendo i bisogni della mamma che è lei assieme al papà a prendere in braccio il bimbo appena nato. Le emorragie sono praticamente nulle, perché non c’è stress dell’utero durante il travaglio, durante il quale si aumenta naturalmente il livello di ossitocina aumentando il calore nella stanza, con massaggi e luci diffuse che fanno sentire a proprio agio la donna, e il cordone non viene tagliato prima delle 6 ore per permettere il passaggio della maggior quantità di ossigeno e di cellule staminali, necessarie per curare eventuali micro lesioni cerebrali che avvengono durante la nascita».

Post parto

L’atmosfera rimane calda e rilassata perché «è necessario che si crei la relazione con il neonato. Per questo è indispensabile che i livelli di ossitocina rimangano alti. Ai parenti e amici non permettiamo di entrare, a meno che non sia la donna a volere qualcuno di particolare al suo fianco. Ogni coppia decide quanto rimanere in casa: il nostro consiglio è di stare almeno una notte, qualcuno appena si sente pronto torna a casa, perché magari ci sono i figli più grandi che li aspettano, altri decidono di stare anche 2, 3 o 4 notti. A seconda dei bisogni». E dopo la nascita continuano gli incontri, perché la vita è appena cominciata e c’è un mondo nuovo da scoprire sia per il bambino, che per i genitori.

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