Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

A 12 anni dalla notte di Eluana: come la sua storia ha cambiato anche le nostre

A ricordare la vicenda di Eluana Englaro, che il 9 febbraio del 2009 ha smesso di respirare, è stato il consigliere regionale Furio Honsell, allora sindaco di Udine

Dodici anni fa, il 9 febbraio 2009, "a Udine, cessava di respirare Eluana Englaro". Così il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg Furio Honsell ha deciso di ricordare la giovane di origini friulane che ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni, prima di trovare accoglienza alla Quiete di Udine dove morì, a seguito dell'interruzione della nutrizione artificiale.

"Non cessò di vivere nel 2009. Ciò avvenne altrove, diciassette anni prima. Una rianimazione non andata a buon fine la lasciò in uno stato vegetativo". Così si esprime, in una nota, Furio Honsell, che all'epoca dei fatti era il primo cittadino del capoluogo friulano. "Udine fu l'unica città che seppe accogliere un padre ed una figlia in una fase tremenda della loro vita. Udine città dei diritti civili, seppe garantire loro il diritto alla giustizia. Tutti i livelli di giudizio infatti avevano autorizzato la rimozione del sondino naso-gastrico, come chiedeva il padre in nome della figlia. Udine seppe così rendere esigibile il diritto al rifiuto delle cure quando queste sono degradanti, come sancisce la nostra Costituzione".

Il caso

Il caso di Eluana Englaro, come noto, scaldò non solo i tavoli della cronaca, ma anche quelli della politica italiana per molti mesi, prima di trovare la conclusione nell'accoglienza alla Quiete di Udine. Fu infatti la clinica friulana ad accogliere le richieste di Beppino Englaro, che aveva percorso le vie legali al fine di permettere l'interruzione dell'idratazione e alimentazione artificiale, dopo che la Regione Lombardia aveva negato alle strutture sanitarie regionali di effettuare l'interruzione delle cure che tenevano in vita la donna. 

"Beppino Englaro - si legge ancora nella nota del consigliere - è un eroe civile per aver sostenuto con forza una battaglia di civiltà senza ipocrisie, aprendo la strada alla legge 219/17 sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento. Il progresso scientifico ci obbliga a un'elaborazione bioetica permanente e responsabile, che metta in discussione i risultati di ogni nuova conquista. Ma il progresso civile si raggiunge solamente quando il pensiero bioetico si rafforza dello slancio di amore di un padre".

Il biotestamento e la fine vita

A contorno della dolorosa vicenda personale e familiare che ha coinvolto Eluana Englaro e la famiglia, si è mossa un'intera nazione scossa dalla battaglia di un padre che rivendicava il diritto di sua figlia a non essere più tenuta in vita, come lei stessa aveva più volte dichiarato prima del terribile incidente a seguito del quale rimase in stato vegetativo. La richiesta della famiglia di interrompere l'alimentazione forzata, considerata un inutile accanimento terapeutico, fece esplodere un dibattito sui temi legati alle questioni di fine vita. Dopo un lungo iter giudiziario, l'istanza fu stata accolta dalla magistratura, non solo per mancanza di possibilità di recupero della coscienza, ma anche secondo la ricostruzione della volontà della ragazza, tramite le testimonianze di chi la conosceva e la frequentava. 

A quasi 9 anni dalla morte di Eluana Englaro, nel dicembre del 2017, il biotestamento è poi diventato leggeAl Senato è stato dato l'ok con 180 sì e 71 voti contrari e un grande applauso in Aula, dopo la comunicazione del risultato.

Consenso informato

La legge stabilisce che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Il consenso informato tra medico e paziente è espresso in forma scritta o, nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Il consenso informato può essere revocato anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento, incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali che, viene specificato nel testo, ‘sono trattamenti sanitari’, in quanto ‘somministrati su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari’.

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