Cambiamenti in vista: nuove Regioni verso la zona rossa e zone da "liberare"

Lombardia e Piemonte chiedono di diventare arancioni ma questo sarà possibile solo per alcuni territori. Intanto arriva la stretta in Abruzzo, a rischio Puglia e Liguria. Il Lazio è osservato speciale, ma tutta l'Italia sarà presto tutta zona rossa o arancione

Nessuno si salva. La sitauzione contina ad essere molto critica, in tutta Italia: tre regioni verso la zona rossa, due che vogliono essere "liberate" ma probabilmente otterranno meno restrizioni solo per alcune loro province. E oggi è in programma la conferenza delle regioni in cui gli enti locali cercheranno di convincere l'esecutivo sull'potesi di un allentamento (tra 10 giorni) per le due regioni entrate per prime in zona rossa, ovvero Lombardia e Piemonte. 

Le nuove regioni verso la zona rossa 

Ieri il bollettino della Protezione Civile ha segnalato 27354 casi e 504 morti con 152mila tamponi: i contagi crescono rispetto a lunedì scorso così come i morti, mentre il tasso di positività dei test, che era in calo nei giorni scorsi, torna a salire da una media del 16% al 17,4%. C'è comunque meno pressione sugli ospedali, e questo non può che essere considerato un dato positivo. Il rallentamento nella crescita è ancora visibile ma il picco (o plateau) rimane ancora da toccare (alcuni prevedono che arriverà già verso la fine di questa settimana).

Decisioni in vista del Natale

Mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte deve decidere se tenere aperti i negozi fino a tardi per lo shopping natalizio per diluire le folle e se permettere “evasioni” dalle zone rosse per andare a trovare i parenti stretti, le Regioni sono sul piede di guerra. Tra i più arrabbiati  Stefano Bonaccini e Massimiliano Fedriga, che hanno visto Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia finire in zona arancione dopo aver firmato un'ordinanza restrittiva insieme a Veneto, che è invece rimasto in zona gialla.

Zona rossa

Il ministro della Salute Roberto Speranza conferma che le prime regioni che sono entrate in zona rossa potrebbero essere le prime a uscirne, Lombardia e Piemonte, che hanno invertito la tendenza grazie al lockdown che i loro politici hanno tentato di scongiurare fino all'ultimo, scalpitano. Perché secondo le regole fissate dall'ultimo Dpcm che ha creato le zone gialle, arancioni e rosse, il meccanismo prevede che le Regioni possano chiedere la revisione della fascia dopo una settimana dall'entrata, in base al monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità che di solito si svolge il venerdì (quando gli enti ricordano di mandare i numeri). Ma quei numeri si devono confermare per due settimane consecutive prima di poter uscire dalla zona assegnata dall'ordinanza. Quindi ci vogliono almeno tre settimane, una volta entrati in zona rossa o arancione, per cambiare colore. Anzi: visto che le ordinanze finora sono state firmate di venerdì, le richieste rischiano di slittare alla settimana successiva. 

La zona rossa differenziata in Lombardia e Piemonte

Secondo questa tempistica Lombardia e Piemonte, Calabria e Valle d'Aosta (che hanno subito restrizioni a partire dal 6 novembre) potrebbero uscire dalla zona rossa dal 27 novembre, così come Puglia e Sicilia dall'area arancione. Altre regioni dello stesso colore come Abruzzo, Basilicata, Umbria e Liguria potrebbero migliorarsi dal 4 dicembre (la loro ordinanza è effettiva dall'11 novembre), al pari della rossa Bolzano. Toscana e Campania, rosse dal 15 novembre, potrebbero cambiare regime dall'11 dicembre, così come le arancioni Friuli Venezia Giulia, Marche ed Emilia-Romagna. Il Dpcm prevede però che si possa anche differenziare tra province e potrebbe essere questo l'obiettivo intermedio per alcune zone: Brescia e Bergamo, la cui situazione epidemiologica è migliore rispetto a milano, potrebbero diventare zona arancione. 

Ipotesi

L’Italia potrebbe anche diventare però interamente rossa, con piccole macchie arancioni e pochissime gialle: il governo, sulla base dei nuovi dati monitorati dalla cabina di regia e dalla richiesta di alcuni governatori, si prepara a una nuova, ulteriore, stretta: Abruzzo, Puglia, forse Liguria potrebbero diventare zone rosse. ll Veneto invece potrebbe passare all'arancione. E poi c'è il Lazio che resiste in fascia gialla, ma preoccupano l’aumento dei positivi rispetto ai tamponi e il numero dei ricoverati: 3.100 a fronte di 5.500 letti. Rimangono in giallo anche il Veneto, la Sardegna, il Molise e la provincia di Trento. 

Cosa potrebbe succedere venerdì

Il prossimo appuntamento da segnare sul calendario è quello di venerdì 20 novembre: quel giorno la Cabina di Regia Benessere Italia esaminerà i nuovi dati e il ministro Speranza potrebbe firmare nuove ordinanze restrittive. Lombardia e Piemonte chiedono di andare in fascia arancione, ma questo sarà possibile solo per alcune province. Chi ha un colore ci resta per due settimane minimo e dalla terza in poi, quella della verifica dei dati, a fronte di numeri incoraggianti si può iniziare a parlare di "allentamenti", esperti permettendo. 

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