Didattica a distanza: difficoltà logistiche, psicologiche ed economiche delle famiglie

Non tutti hanno materiali, connessioni buone e tempo per seguire i figli. E chi frequenta la scuola privata si chiede se sia giusto pagare la retta intera

Ormai è più di un mese che le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse: dal 27 febbraio bambini e ragazzi sono a casa e, chi prima e chi dopo, ha affrontato il ritorno a scuola da casa. Sappiamo bene che alcune scuole hanno affrontato questo cambiamento con prontezza, altre ci hanno messo più tempo, alcune erano più attrezzate di altre e in alcuni casi si è colta questa occasione come un'opportunità di miglioramento. 

Le difficoltà

Dire che ogni scuola ha reagito in maniera diversa è limitativo: ogni scuola, ogni, classe, ogni professore, ogni studente e ogni famiglia hanno reagito differentemente, in base alle dotazioni tecnologiche, in base alle direttive, in base al carattere e alla disponibilità di ognuno. È innegabile che per tutti si tratti di una circostanza del tutto nuova, che mette alla prova non solo i singoli ma anche gli equilibri scolastici e familiari.

Le difficoltà riguardano prima di tutto i materiali a disposizione: non tutte le famiglie hanno supporti tecnologici sufficienti e adeguati, tra pc, tablet, smartphone e connessioni. In alcune famiglie anche i genitori si sono dovuti portare il lavoro a casa e cominciare un'esperienza di smart working e questo ha implicato, in alcuni casi, il dividersi la strumentazione. E se i più grandi si arrangiano, i piccoli delle elementari hanno spesso ancora bisogno di un aiuto degli adulti per "navigare".

Molti genitori si trovano in difficoltà a seguire e insegnare ai figli piccoli e spesso la difficoltà è traslata sui nonni, quando hanno la facoltà di stare con loro. Per gli adulti c'è inoltre la paura e l'ansia che i figli possano essere segnati da carenze educative: c’è chi chiede di avere più videolezioni e più compiti, per stare al passo con il programma, e chi chiede di essere aiutato perché non può, non riesce a seguire il figlio e non vuole che sia meno degli altri. Ognuno con i suoi problemi. Anche gli insegnanti, alle prese con un nuovo strumento e, paradossalmente, spesso più in contatto di prima con le famiglie. Famiglie che si affidano sempre di più alle chat, dove non sono rari i litigi tra genitori

Le scuole private

Una segnalazione ci ha messo al corrente di quanto succede in una scuola privata cittadina, che comprende elementari, medie e superiori. «Dalle medie il tablet è comprato dalle famiglie come strumento didattico a inizio anno, anche grazie alla convenzione ottenuta dalla scuola con un rivenditore nazionale. Ma se un tablet non è sufficiente?». Le scuole private vivono grazie alle rette che, nel caso in questione, sono rimaste invariate. La mamma che ci ha contattati si chiede se sia giusto far pagare l'intera retta in quanto ente a scopo di lucro, oppure se la scuola dovrebbe «andare incontro alle famiglie con qualche forma di sconto per il servizio non completamente erogato».
«Gli amministratori della nostra scuola (le altre private non so) hanno dimostrato un'attitudine comportamentale che si riassume nella frase "dobbiamo pensare alla nostra scuola, se poi potremmo - e a chi lo chiederà - vederemo come e se potremo essere d'aiuto" che mi ha lasciata molto amareggiata».

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Le difficoltà e l'amarezza si uniscono alla preoccupazione economica. La retta annuale per le elementari, comprensiva di un rientro, è di 2200 euro, mentre quella per le medie con mensa su 5 giorni è di 4480 euro, con eventuali sconti per iscrizioni di più figli. 
 

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