Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Ristoranti aperti la sera in zona gialla, i primi sì e le frenate

Il Comitato tecnico scientifico, secondo indiscrezioni, avrebbe dato il suo ok, ma in verità ha messo tutto nelle mani del Governo

Via libera da parte del Comitato tecnico scientifico all'apertura serale dei ristoranti nelle regioni in zona gialla e a pranzo nelle regioni in zona arancione a partire dal prossimo 5 marzo, sia pur con alcune restrizioni. È la voce che si è diffusa in base a delle anticipazioni del Corriere della Sera (mascherine obbligatorie quando si sta in piedi, distanziamento di un metro tra i tavoli, quattro commensali al massimo al tavolo se non si tratta di conviventi). Niente buffet e carte da gioco e giornali vietati nei bar. Ora la decisione dovrà essere politica e per questo si attende l'ok da parte del governo. Il Cts si è espresso in seguito alle richieste arrivate, tramite il ministero dello Sviluppo economico, anche da parte delle associazioni di categoria di Confcommercio e Confesercenti, oltre che da alcune regioni.

Nessun via libera

"Una rimodulazione dei pacchetti di misure potrebbe modificare l'efficacia nella mitigazione del rischio". È quanto ha risposto ufficialmente il Comitato tecnico scientifico alla richiesta arrivata dal ministero dello Sviluppo economico sulla "riapertura di pubblici esercizi". "Circa la previsione di rimodulazione delle misure previste nelle diverse fasce di rischio", sottolineano gli esperti nel parere, "si rimanda alle valutazioni del decisore politico". In ogni caso, sempre relativamente ai rischi, "andrebbero considerate le diverse tipologie dei pubblici esercizi", distinguendo tra ristoranti e bar.

Le richieste

Una richiesta chiara e forte al governo: permettere a bar e ristoranti di lavorare, dopo mesi di difficoltà e chiusure. Regione Lombardia, con una lettera indirizzata al governo e firmata dal presidente Attilio Fontana e dall'assessore allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, ha chiesto ufficialmente al governo di aprire i locali fino alle 22, orario in cui scatta il coprifuoco. Dopo le richieste informali dei giorni scorsi, il Pirellone ha quindi deciso di mettere nero su bianco la proposta che permetterebbe a bar e ristoranti in zona gialla di effettuare il servizio al tavolo fino a sera. Per i vertici della regione è "importante che tale decisione venga presa al di là della crisi politica in atto" e ciò in relazione "alla situazione di estrema emergenza in cui versa un'intera categoria", si legge nel documento recapitato a Roma. "Nello specifico, "alla luce dei dati dell'andamento epidemiologico, della campagna vaccinale ormai entrata nel vivo, nonché della necessità di scongiurare la crisi del settore dei pubblici esercizi, il presidente e l'assessore chiedono formalmente di estendere il periodo di attività fino alle ore 22".

Una richiesta analoga a quella della Lombardia è arrivata dall'Emilia Romagna, dove il gruppo regionale della Lega ha chiesto al presidente Stefano Bonaccini di portare all'ordine del giorno del prossimo governo l'apertura di bar e ristoranti fino alle ore 22. "Si tratta di una proposta di buon senso che consentirebbe di dare finalmente ossigeno a due fra le categorie che più hanno pagato il conto salatissimo presentato dalla pandemia". Così il consigliere regionale della Lega, Stefano Bargi. Il leghista cita "i risultati dell'indagine nazionale condotta da Tni Italia, Tutela nazionale imprese - ristoratori Toscana, che rappresenta 40mila aziende in Italia", secondo la quale il bilancio dei primi quattro giorni di zona gialla per Calabria, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto è agghiacciante, con crolli del fatturato dell'80%. "I dati parlano chiaro - conclude Bargi -. Consentire a ristoranti e bar di lavorare solo a pranzo non serve a nulla, poiché gli incassi veri gli imprenditori li fanno solo con le cene".

Le proteste dei ristoratori

L'ultima protesta degli esercenti è andata in scena mercoledì scorso, quando ristoratori, baristi, proprietari di locali e titolari di palestre sono partiti dalla Brianza alla volta di Milano, con gli annunci funebri sulle auto in corteo, per far sentire ancora la propria voce e chiedere di poter tornare a lavorare. Duecento adesioni all'incirca con una trentina di auto in corteo che hanno viaggiato tra le corsie, accompagnate dalle forze dell'ordine a chiudere la serie. Il 21 gennaio scorso, invece, i titolari di bar e ristoranti avevano sfilato sotto il Pirellone con bare e manifesti a rappresentare la morte dei loro locali. "Ormai siamo morti viventi - avevano spiegato -. Lo prendiamo in quel posto indipendentemente dal fatto che siamo zona rossa, arancione o gialla. Avevamo investito soldi per mettere i nostri locali in sicurezza perché ci era stato detto che era necessario, invece ora siamo chiusi da mesi e le nostre attività stanno agonizzando. Ancora qualche mese e saremo morti del tutto".

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