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La nuova moda è non avere tatuaggi: a Udine boom di richieste nello studio specializzato

Abbiamo fatto una chiacchierata con un chirurgo plastico che ha deciso di specializzarsi nella rimozione dei tatuaggi: solo con un certo laser l'operazione è medicalmente sicura

Tempo fa c’è stato il boom: tatuarsi era diventata una moda. Quei disegni indelebili sulla pelle erano diventati un segno distintivo, da portare con orgoglio e sfoggiare all’occasione come colpo di scena. Da pochi che erano, gli studi professionali (e meno) di tatuatori si sono moltiplicati, così come quella che era un’arte è diventata una vera professione. Corsi, master, specializzazioni. Il mondo del tattoo si è evoluto in tutto, dalla mano del tatuatore ai materiali usati, passando per tecniche e strumentazioni sempre più all’avanguardia. Nel frattempo, però, le mode sono cambiate, così come sono invecchiate le persone che hanno deciso di tatuarsi, cambiando gusti, professioni, relazioni e idee. 

La rimozione dei tatuaggi

Piano piano tante persone hanno cominciato a sentire sempre di più l’esigenza di sapere di avere la possibilità di fare un passo indietro e rimediare a una decisione “indelebile”. Così si sono affinate le tecniche che hanno portato alla pratica della rimozione dei tatuaggi. Negli Stati Uniti gli studi specialistici sono nati già negli anni Novanta, diffondendosi capillarmente. In Italia, come spesso accade, la pratica è arrivata dopo. 
Attualmente a Udine esiste un solo studio medico specializzato che garantisce la pratica con il laser Q-Switched: «si tratta di un laser che frammenta il pigmento del tatuaggio in particelle talmente piccole che i macrofagi lo smaltiscono come un qualsiasi corpo esterno». A parlare è il chirurgo plastico Nicola Panizzo, titolare dello studio “Rewind Tattoo”, di Udine. Il lavoro si svolge attraverso questo laser specifico, che viene usato solo per questo tipo di operazione. «La frequenza è regolata per avere la capacità di penetrare il derma lasciandolo intatto, colpendo solo le parti pigmentate. Il procedimento è lo stesso che viene usato per le macchie della pelle», ci spiega Panizzo.

Il trattamento

Per togliere un tatuaggio ci vogliono dalle 6 alle 10 sedute: la variabilità dipende da fattori diversi, come i pigmenti utilizzati dal tatuatore, dal tipo di pressione effettuata (più è forte la pressione più è difficile rimuovere il tatuaggio), dal colore e dalla pelle di chi chiede la rimozione. «Per quanto riguarda i pigmenti utilizzati, adesso ce ne sono alcuni biocompatibili e più facili di rimuovere», spiega Panizzo, che ha aperto lo studio ormai 5 anni fa insieme al suo socio Mario Menegazzi. «Quando abbiamo aperto - ricorda quest’ultimo – sembrava che le persone non aspettassero altro che qualcuno che potesse rimuovere in sicurezza i loro tatuaggi». Da allora la richiesta si è mantenuta pressocché costante, con più di 100 persone all’anno che si rivolgono a loro per farsi togliere i loro tatuaggi. Lo studio udinese, specializzato nella rimozione, è stato il primo in assoluto del Nord Est a partecipare a una fiera del tatuaggio, per due anni di fila. Sembra una contraddizione, ma ormai fa parte del mestiere: quella della rimozione è un’arte (medica) anch’essa.

Le richieste

«La prima cosa che facciamo è un incontro con il richiedente, che ci spiega cosa desidera. Oltre alla rimozione, infatti, facciamo anche la preparazione per la cover up, che si effettua solo su certe parti del tatuaggio. A quel punto facciamo un preventivo di spesa ma anche e soprattutto di tempo, perché ogni tatuaggio è diverso per dimensioni, colore, intensità, mano», spiega Menegazzi. Per arrivare al risultato ottimale, ovvero la rimozione medica completa del disegno, ci si impiega all’incirca un anno. «Per una preparazione ci possono volere dai tre ai quattro mesi», continuano. 

L’identikit

Il 60% delle persone che si rivolgono allo studio sono donne sui 30-40 anni, con uno status medio-alto. Il disegno che più di tutti si vuole eliminare dalla propria pelle? Il simbolo dell’infinito. Vanno alla grande anche i nomi delle ex morose ma ci sono anche tatuaggi frutto di bravate o di distrazioni giovanili. «Un candidato ideale per la rimozione – ci racconta Menegazzi – è la persona che si è fatto un finesettimana ad Amsterdam e si tatua in stile “Una notte da leoni”, ci ride sopra qualche giorno e poi finisce per pentirsi». Ma tra chi si rivolge agli studi specializzati ci sono molti militari che per fare i concorsi non possono avere tatuaggi visibili. «Da noi sono venuti diversi militari della base di Aviano ma anche persone che stanno intraprendendo una carriera da professionisti e vogliono avere un’immagine di sé diversa dal passato». E poi i delusi in amore e quelli che hanno subito un errore: lettere sbagliate, disegni venuti male, ideogrammi con significati diversi da quelli richiesti. «Un esempio? Qualche appassionato dei cartoni della Disney voleva farsi tatuare il nome Pocahontas, sbagliando però il posizionamento della “h”..».

Le motivazioni

«Da quello che abbiamo capito, spesso, il senso è che le persone vogliono ridiventare “vergini”. Quelle che vengono da noi sono persone che non sopportano più di vedersi dei disegni addosso, anche se da noi il 50% del lavoro è fare cover up», spiega Menegazzi. Quello del tatuatore è un mestiere sempre più considerato, in pochi anni a Udine gli studi si sono moltiplicati, dai 9 di qualche anno fa ai 24 di oggi. «Scegliere di specializzarsi nella rimozione dei tatuaggi, per noi, ha avuto senso perché lo si può fare solo in un modo se si vuole avere un riscontro medico-scientifico. Forse è un procedimento più lungo e costoso rispetto ad altri considerati “miracolosi”, ma questo con il laser è l’unico che non fa danni alla pelle e si può fare in anestesia locale», ammettono Panizzo e Menegazzi. «Il nostro – concludono – è ancora un settore di nicchia, come anni fa era quello dei tatuaggi, almeno a Udine. Paradossalmente ora la moda sembra quella di non avere tatuaggi».
 

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