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Sanità pubblica

Emergenze sanitarie, la Regione punta all'alleanza tra pubblico e privato

Le tre emergenze, tempesta Vaia, Covid e l'arrivo dei profughi dall'Ucraina "ha necessariamente rallentato l'azione riformatrice messa in atto nel 2019", ha dichiarato Riccardi Riccardi

"L'alleanza tra il privato e il pubblico, in una logica dove è quest'ultimo a fissare le regole, è la soluzione più efficace per offrire migliori servizi sanitari ai cittadini al cospetto di una società in trasformazione, che ha domande di prestazioni e bisogni profondamente diversi rispetto a trenta anni fa, quando gli attuali modelli organizzativi furono creati", ha dichiarato oggi, giovedì 24 marzo, il vicegovernatore con delega alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi.

Collaborazione

Il vicepresidente ha sottolineato come l'aver affrontato tre emergenze dall'inizio della legislatura - la tempesta Vaia, il Covid e l'arrivo dei profughi dall'Ucraina - "abbia necessariamente rallentato l'azione riformatrice messa in atto nel 2019". In merito alla pandemia, Riccardi ha preso spunto dal ruolo assunto dalle farmacie con i test dei tamponi e delle strutture accreditate con altri servizi per rappresentare "un esempio di collaborazione virtuosa tra pubblico e privato, in una logica che si fonda sul principio di garantire cure e assistenza medica a tutti i cittadini, all'interno di un quadro in cui il pubblico assume il ruolo di pilastro fondamentale del sistema della salute".

Su questa linea Riccardi ha ricordato come "proprio gli accordi con i privati sottoscritti dalle Aziende sanitarie puntano a recuperare tutte quelle prestazioni rimaste in sospeso a causa della risposta sanitaria eccezionale che il sistema ha dovuto dare nelle varie ondate pandemiche". Una criticità contingente messa in evidenza dall'emergenza Covid e che accomuna il sistema pubblico a quello privato, è la carenza di personale medico e soprattutto infermieristico. "Su questo - ha detto Riccardi - c'è bisogno di una importante iniziativa di legge da parte dello Stato, perché vanno modificati i percorsi formativi e i sistemi di reclutamento, oltre che le regole che normano le retribuzioni. Solo così, investendo sul capitale umano, si potrà dare una vera svolta in termini di qualità delle risposte da dare ai cittadini: con in campo dei profili orientati alle nuove tecnologie, che sono sempre più determinanti in chiave diagnostica e terapeutica".

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