Riapre la terapia intensiva, chiude la Cavarzerani: tutte le mosse della Regione

Si alza il numero di contagi, soprattutto a causa di persone che tornano da soggiorni nei Balcani: la Regione preallerta le Aziende sanitarie e "sigilla" il centro di accoglienza per evitare le uscite delle persone migranti messe in quarantena preventiva

La terapia intensiva Covid-19 dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine è stata riaperta ieri in poche ore per accogliere un uomo di rientro dai Balcani che ha contratto il virus e le cui condizioni si sono aggravate nel corso della giornata. Altre due persone dello stesso nucleo familiare sono in osservazione in queste ore. Immediato l'avvio dei protocolli per assicurare la disponibilità di personale medico e infermieristico tra i professionisti che in questi mesi di emergenza hanno maturato la maggior esperienza sul campo nella cura dei pazienti Covid.
Alla luce di questo nuovo caso il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Salute Riccardo Riccardi ha tenuto un vertice nel tardo pomeriggio di ieri con i direttori sanitari delle tre Aziende, collegati in videoconferenza con la Protezione civile di Palmanova. La Regione, attraverso il proprio sistema sanitario, è pronta a mettere in rete le strutture e i professionisti delle tre Aziende, a garantire la turnazione del personale addestrato al trattamento dei pazienti complessi e a far ripartire un modello emergenziale di cura e di contrasto alla diffusione del contagio. Allo stesso tempo, fin dalle prime ore della nuova emergenza, che ha portato alla riapertura della terapia intensiva, è stato avviato un protocollo per assicurare la prosecuzione dell'attività chirurgica ordinaria. Resta alto il livello di attenzione sugli arrivi lungo i 200 chilometri di confini e sui rientri dall'estero, in particolare dai Balcani, dove si registra il maggior numero di focolai. Tema su cui la Regione ha tenuto in queste ore un confronto stretto con le Prefetture.

La "bomba ad orologeria"

La situazione alla Cavarzerani

La Protezione civile del Friuli Venezia Giulia ha deciso di fornire il proprio supporto alle forze dell'ordine impegnate nella vigilanza del perimetro della caserma Cavarzerani di Udine, dichiarata "zona rossa" per il Covid-19 dal sindaco di Udine, nella quale si trovano gli immigrati posti in quarantena dopo l'ingresso nel nostro Paese. Il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega a Protezione civile e Salute Riccardo Riccardi ha firmato il decreto che prevede la copertura alle azioni previste dallo stato di preallerta dichiarato l'altro ieri. Sulla base della richiesta di intervento giunta dal Questore e dal sindaco di Udine, la Protezione civile ha quindi provveduto all'invio di volontari nell'area adiacente alla caserma per supportare le Forze dell'ordine nell'azione di contenimento dei migranti all'interno della struttura.

Pulizia

L'area che circonda i muri perimetrali esterni è stata pulita con lo sfalcio del verde per agevolarne la sorveglianza Saranno anche installate delle torri faro nelle zone non coperte dell'illuminazione, in particolare nell'area verso la ferrovia. Una volta ultimate queste operazioni, la Protezione civile collaborerà con Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia di Stato e Polizia locale impegnati nel pattugliamento dell'area adiacente alla Cavarzerani. I volontari impiegati nell'azione, che si articolerà sull'arco di 24 ore, saranno una quarantina al giorno; a loro è affidato il compito di avvisare le Forze dell'ordine nel caso di tentativi fuga e queste, che hanno competenza esclusiva in materia, interverranno per bloccarli.

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