Esce la bio di Taylor Mega: la recensione del libraio udinese ha più successo del libro

"La bambina non c'è più", dell'influencer di Carlino, è disponibile in libreria: a recensirla è stato Giovanni Tomai della Libreria Tarantola di Udine, sollevando una discussione sulla letteratura che descriva la noia di una generazione di friulani

Taylor Mega davanti ad una vetrina con il suo libro

A volte una battuta o una frase scherzosa può generare più dibattito che non una considerazione seria. È il caso del post pubblicato dal libraio Giovanni Tomai, titolare della libreria Tarantola di Udine, che ieri ha scritto, con l'ironia e l'intelligenza che lo contraddistinguono, sul suo profilo Facebook una recensione della biografia di Taylor Mega. L'influencer friulana, classe 1993, non racconta le sue vicissitudini mondane ma tratteggia la sua esistenza "prima". Prima di diventare famosa, prima di darsi un soprannome, prima di crearsi un alias che la portasse lontana dalla provincia. Ecco, il libro di Taylor Mega parla proprio della provincia friulana, della vita in paese negli anni 2000. E Tomai coglie un punto dolente, non sociale ma letterario: ci sono altri libri che fanno lo stesso? No. La risposta è secca, tranchant e veritiera. Là dove non sono arrivati i letterati, è arrivata lei: una giovane con un passato condito di disagio e noia, attraverso frasi semplici e sincere. E che per promuovere il suo libro, commette anche un errore grammaticale...

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La recensione

In una libreria, forse lo sapete, non può mancare il settore "BIOGRAFIE“; che si parli di Bobi Bazlen o della Regina Elisabetta questo comparto è ineludibile. Oggi, tra "Lessico famigliare" della Ginzburg (Einaudi) e "Rinata. Diari e taccuini dal 1947 al 1963" di Susan Sontag (Nottetempo) ho messo anche "La bambina non c'è più" di Taylor Mega.
Per chi non lo sapesse Taylor, all'anagrafe Elisia Todesco from Carlino (UD), è una delle maggiori influencer del panorama social-trash italiano. Il suo CV annovera storie con altri e altre influencer, Grande Fratello, Isola dei Famosi e Barbarona D'Urso. Un cursus honorum  che non poteva sfuggire alla Mondadori, che in un catalogo dove troviamo Calvino, Buzzati e Piero Chiara aggiunge anche la Taylorona nazionale.
Ora per questa recensione avevo preparato un post molto divertente e maledettamente snob, dove la vicenda ruotava attorno ad un tacchino che sarebbe stato la metafora delle origini campestri ma anche il simbolo del "nuovo mondo" dove Taylor è approdata. Mi apprestavo a finirla mentre sfogliavo il libro che mi era appena arrivato (ai librai le novità arrivano un po' prima, e comunque libri come questo li puoi recensire anche senza leggerli, lo fanno tutti). Alla fine il libro l'ho letto tutto, non è cosi lungo, e ho cestinato la recensione. Peccato, faceva ridere.

La noia, il Friuli, la campagna

Solo che questo libro, che io pensavo fosse la solita cosa alla De Lellis tipo chi-scopa-chi-che-stava-con-l'altro-vestito-così-alla-festa-colà, oppure vaccate peggiori come le robe dei calciatori ero-piccolo-la-mamma-mi-diceva-credci-poi-il-mister-mi-diceva-credici-e-io-ci-ho-creduto, era tutta un'altra cosa.
Elisia parla solo degli anni in Friuli, parla di noia, di smeni in una famiglia semplice, di sogni semplici come solo una di Carlino può avere, di cose semplici andate semplicemente a puttane. Frasi brevi e sciocche, le marine, Udine la metropoli, serate a Lignano. Parla soprattutto di una ragazza che nuota in un fiume di droga e nessuno la vede, dalle canne all'eroina che a 17 anni "sciolgo nel cucchiaino dove mangiavo la Nutella" e poi "a Nova Gorica mi sento come ne I ragazzi dello zoo di Berlino". Cose così; fa ridere, vero?

La riflessione

E invece io l'ho letto e ho smesso di ridere perché è il primo libro con un qualche retroterra editoriale che si avvicini a parlarmi della bomba che è scoppiata quaggiù, dell'esplosione che ha distrutto una generazione. Eh si perché scusami ma qua sul locale cosa mi arriva? Libri in tutte le salse sulla prima guerra mondiale, sulla seconda guerra mondiale, libri sul confine orientale, libri sul Tagliamento. Qualche giallo di ambientazione strettamente localizzata. A volte roba fatta veramente bene, intendiamoci, e per fortuna che c'è. A volte altra roba che si vende pure meglio di com'è scritta, e grazie pure a quella. Però
Però sarà mai possibile che della decina di editori locali che ho interrogato mentalmente, bravissimi eh, non ce ne sia uno, uno che abbia un libro giovane, che mi parli di che cazzo succede nell'interregno tra Gigi Dag e la Trap? Oh, viva dio lo so che ci sono le mosche bianche e te le posso anche dire, ma poi? Ancora, ancora solo sta cazzo di arcadia friulana fatta di vestiti carinziani, storie maggiori e minori raccontate per l'ennesima volta, localismo portato dove non significa più niente e gente che si commuove alle feste popolari (lo so che sto esagerando, tra l'altro a me sta bazza piace pure).

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La prima che...

Comunque vaffanculo
E' scritto bene? No. E' un gran libro? Assolutamente no! L'ha scritto lei? E' tutto vero? Sai cosa, sia messo agli atti che Taylor/Elisia è praticamente la prima da tanto tempo che mi scrive della noia di essere una ragazzina friulana di paese, della solitudine estrema, del deserto sociale e culturale, dei fiumi di droga che scorrono tra giovanissimi, giovani e meno giovani (e che facciamo finta di non vedere da trent'anni), di scopate nei cessi del Drago, di genitori preoccupati più che il paese sappia che della tua depressione lancinante che a volte viene tra la ferrata e la napoleonica. Insomma che scrive del disastroso nulla in cui la classe media post-berlusconiana friulana galleggia, a metà tra miraggi di Veneto e vaghe tentazioni austriache. Annichilita, dilaniata, incattivita, incompresa da tutti a parte da quelli che la sfruttano.
Questo c'è nel libro di Taylor Mega? No, anzi non proprio, ma ce n'è di più che quasi da qualsiasi altra parte. E per me è abbastanza. Il prossimo giro meno snobismi (quando si parla di libri, ça va sans dire)

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