Prenotazioni fino a luglio: i parrucchieri si preparano alla carica delle "spettinate"

Ci sono ancora troppe incertezze per quanto riguarda i professionisti che lavorano nel settore della cura della persona. Inoltre le clienti hanno cominciato a mettersi in lista d'attesa e per prenotare un taglio o un colore si dovranno aspettare mesi

I barbieri e parrucchieri in Slovenia hanno già ripreso il lavoro, con mascherine e visiere ma senza guanti

Gli ultimi. Quelli considerati più "pericolosi", ovvero chi ha a che fare con la cura della persona. Parrucchieri ed estetisti sono tra quelli, compresi baristi e ristoratori, che secondo il Governo italiano apriranno per ultimi. Si era detto inizialmente il 1° giugno ma, dopo molte proteste e diverse ipotesi, si sta opinando una riapertura anticipata al 18 maggio. Le domande però sono tante ma potrebbero riassumersi in una sola: “come?”.

Riaprire, sì ma come

Sono quasi tutti pronti, infatti… se solo sapessero le modalità precise con cui riavviare le loro attività. I dubbi principali riguardano il numero di persone che possono permanere nei locali e le attrezzature che si possono utilizzare.
«Siamo davvero allibiti del fatto che in due mesi nessuno ci abbia dato indicazioni su come prevedono il nostro lavoro», tuona senza mezzi termini Davide Rossi del Salone Rossi, di Udine. E questo è il pensiero condiviso da tutti.
«Non sappiamo quante persone possiamo avere in salone, se dobbiamo disinfettare dopo ogni cliente, quanti appuntamenti possiamo prendere in una giornata e che dispositivi usare… va bene gel igienizzanti, mascherine e kit monuso.. ma per maneggiare i capelli dobbiamo usare i guanti noi che abbiamo costantemente le mani lavate?». Tante, troppe domande che rischiano di accumularsi in vista di una riapertura che non ha ancora una data certa. O meglio, dovrebbe essere il primo giugno, secondo le ultime dichiarazioni di Conte, ma le ultime ipotesi spingono almeno per il Friuli Venezia Giulia verso una riapertura anticipata. A questo punto, i lavoratori del settore sarebbero pronti?

Le richieste della categoria

I preparativi

«In verità – continua Rossi – non so di essere pronto finché non so cosa mi serve: mi preoccupa sapere all’ultimo quali saranno le strumentazioni necessarie e poi non avere il tempo di reperirle, come i kit monouso, ad esempio».
C’è chi, senza aspettare le direttive, ha già pensato a come far diventare il proprio luogo di lavoro una vera roccaforte della sicurezza.
«Noi abbiamo comprato due macchinari di ultrasuoni per igienizzare 24 su 24 e li useremo insieme alla macchina per l’ozonoterapia che può essere attivata solo qualche ora al giorno». La co-titolare del salone e centro estetico Lo Studio, Cinzia, ha deciso di affrontare il momento con grinta, cercando di non farsi cogliere impreparata per il grande giorno.
«Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro abbiamo tutto, dal punto di vista dell’estetica siamo pronte, abbiamo solo dei grandi dubbi sul lavoro delle parrucchiere perché, ad esempio, se dobbiamo lasciare in posa un colore per 45 minuti, nel frattempo possiamo occuparci di un’altra cliente o dobbiamo interrompere il lavoro?». Domande, ancora domande.
«Una delle ipotesi è che ci permettano di allungare l’orario e le giornate – dichiarano dal salone Capolinea – quindi potremmo tenere aperto anche il lunedì e la sera, ma anche così non abbiamo la certezza di quanti clienti in un giorno saremmo in grado di soddisfare».

Le clienti che scalpitano

Già, le e i clienti. Perché se da un lato ci sono lavoratori sull’orlo del fallimento, dall’altro ci sono centinaia (pensando solo alla città) di persone in attesa di sistemarsi la chioma e il corpo.
«Nell’attesa di sapere il giorno dell’apertura, abbiamo fatto una lista di clienti da inserire negli appuntamenti: abbiamo riempito in pochi giorni due pagine intere di fogli A4, fronte e retro, per un totale di almeno 150 persone», continuano da Capolinea Parrucchieri, dove hanno scelto di dare priorità alle clienti donne. «In queste settimane abbiamo ricevuto tante richieste di aiuto, specialmente da parte di signore e ragazze che hanno bisogno di farsi il colore e per questo abbiamo deciso di dare appuntamento prima a loro».
Anche negli altri saloni la situazione è simile.
«Siamo cominciando a raccogliere le prenotazioni – ci racconta Carmen Bassetti di Korto Parrucchieri – ma non sapendo ancora ufficialmente quando apriremo non abbiamo fissato appuntamenti… io mi sono illusa già troppe volte, ma sono pronta a riaprire, sapendo che avendo già i dispositivi di sicurezza, cambierà più per le clienti che per me». La lista d’attesa si allunga di giorno in giorno anche per Lo Studio, che il giorno dopo l’ultima comunicazione di Giuseppe Conte ha deciso di pubblicare un post su Facebook per cominciare a raccogliere le richieste delle clienti. «Siamo già pieni, pur non sapendo quando aprire», dichiara la co-titolare.

«Al momento c’è una lista di una sessantina di persone che avevano preso appuntamenti poi annullati per il lockdown: appena sarà possibile riaprire queste persone sono in lista prioritaria, poi ci sarà spazio per tutti gli altri», ci spiega Jamal del salone di bellezza Antony e Jamal di Udine. «A tutte le clienti manderemo un messaggio non appena ci daranno indicazioni sul quando e sopratutto sul “come” potremo lavorare in quanto non ci sono disposizioni concrete... la mole del lavoro sarà enorme, anche tenendo aperto 12 ore al giorno e sei giorni alla settimana, ci vorrà almeno un mese prima di accontentare tutti».

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Cautela

Qualcuno però preferisce aspettare e, in controtendenza, ha deciso di aspettare il via libero ufficiale del governo per aprire alle prenotazioni. «Credo che comincerà a prendere appuntamenti quattro giorni prima della data indicata dal Governo – ci conferma Antonella di Structura Parrucchieri – nel frattempo mi sono organizzata con materiali usa e getta per almeno un mese, mentre igienizzanti, disinfettanti e autoclave ce l’avevo già da prima. Il mio problema principale, al momento, è la cassa integrazione alle mie dipendenti che non è ancora arrivata e le bollette che sono aumentate pur rimanendo chiusi».

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