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Sedici parole chiave per combattere la disparità di genere

Una serie di podcast che nascono dal progetto della Cisl Fvg che vuole indagare sul potere delle parole per arrivare alla costruzione di un nuovo vocabolario condiviso

Alcune sono molto forti come femminicidio, altre sono entrate nel lessico comune da poco come work-life balance, tutte sono state scelte da alcuni docenti universitari proprio per il potere che hanno e hanno fatto da base per il progetto della Cisl Fvg Le parole contano. Diventa sempre più urgente affrontare il tema della parità di genere e del rispetto dal punto di vista anche del linguaggio. Questo è quindi progetto quanto mai attuale  e che ora entra nel vivo, con la costruzione di una vera e propria libreria virtuale, a disposizione di tutti, e pensata anche come materiale didattico per le scuole.

“Le parole utilizzate dalla signora Palombelli o i messaggi veicolati dalle magliette a Lignano – spiegano per la Cisl Fvg e per il Coordinamento Donne, Claudia Sacilotto e Luciana Fabbro  – sono il segno non solo di una preoccupante radicalizzazione culturale che tenta di giudicare le vittime della violenza rispetto ai presunti colpevoli, ma anche della superficialità e della violenza con cui le parole vengono pronunciate e i messaggi, sessisti e discriminatori, veicolati come se fosse tutto normale. Come Cisl Fvg non possiamo che condannare ogni forma di violenza, con la consapevolezza che anche le parole possono uccidere”.

Le parole

Parole come genere, femminicidio, vulnerabilità, uguaglianza, diritto, maternità e work-life balance, sono state messe al centro di un confronto, spesso serrato, tra i partecipanti al progetto e in ogni gruppo le parole si sono riempite di tanti significati, arrivando alla costruzione di un nuovo vocabolario condiviso sulla parità di genere. Oggi su queste parole, con i loro significati ragionati e collettivi, si stanno costruendo dei podcast, la cui presentazione ufficiale si terrà il 25 novembre prossimo, destinati alla diffusione attraverso piattaforme come Spotify, ma anche nelle aule delle scuole e delle università, con l’obiettivo di aumentare la platea dei beneficiari in grado di attivare quel cambiamento culturale, urgente e necessario, verso la parità. Le due sindacaliste affermano: "“In questi mesi abbiamo lavorato per gruppi, coinvolgendo sui quattro temi individuati, decine di esperti di vita quotidiana; persone di diversa estrazione e provenienza e con differenti prospettive, chiamate a ragionare attorno alle sedici parole-chiave, precedentemente definite da alcuni docenti delle Università di Udine, Trieste e Padova, e fonte di discriminazione e pregiudizio nei confronti delle donne”.

Le conclusioni

“Le parole – commentano Sacilotto e Fabbro - veicolano significati e sceglierne alcune al posto di altre per comunicare contribuisce a delineare una narrazione che può presentare scenari assai differenti. Partendo da questa consapevolezza, diventa necessario attivare percorsi di ricostruzione culturale a cui tutte e tutti sono chiamati a contribuire. Per questo, è sì fondamentale intervenire, anche a fronte dell’incalzante numero di femminicidi, sull’innalzamento delle pene e sul rafforzamento del Codice Rosso, ma è altresì sulla responsabilità collettiva verso un cambiamento culturale orientato al rispetto della persona, e che passa anche dall’utilizzo corretto delle parole”.

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