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Una delle prime (ma anche delle ultime) bandiere del Pci del Friuli Venezia Giulia

Una delle prime (ma anche delle ultime) bandiere del Pci del Friuli Venezia Giulia

Cent'anni di Partito Comunista: come e dove il suo ideale si insediò in Friuli Venezia Giulia

Oggi, 21 gennaio 2021, ricorrono i 100 dalla nascita del PCI: nel 1921 si svolse la famosa scissione di Livorno. Anche in Fvg prese vita l'ideale, nelle zone rurali e in quelle di confine

Cent’anni oggi. Il Partito Comunista Italiano è nato in un freddo giorno di gennaio, a termine del 17esimo Congresso del Partito Socialista Italiano. Una storia troppo lunga per essere riassunta in un articolo, eppure fondamentale per capire qualcosa del nostro paese e della nostra regione. Già. Anche il Friuli Venezia Giulia è stato attraversato in maniera profonda dagli ideali comunisti, quelli fatti propri dal proletariato italiano, diversi da quelli nati lontano dai confini nazionali. Qui accenniamo alla sua nascita, perché per ripercorrere 100 anni di storia ci vorrebbero centinaia di pagine.

La nascita del partito, in Fvg

L’inizio degli anni ‘20 in Italia fu caratterizzato da scontri di classe piuttosto aspri e da un clima dove era sempre più chiara la forza che stava assumendo il fascismo: nel gennaio del 1921 avvenne così la famosa scissione. A Livorno i delegati comunisti lasciarono la sala, dando vita al Partito Comunista d’Italia, sezione italiana della III Internazionale, a cui aderì la maggioranza degli iscritti della Venezia Giulia. Fondamentalmente, in Italia ma anche nella nostra regione, la storia del Partito Comunista è legata a stretto giro con le lotte contadine e operaie. Non è un caso, infatti, che i primi vagiti del partito si siano levate in quelle zone rurali dove vigeva ancora la legge del padrone delle terre. Un bell’esempio, prodromico all’accendersi della fiamma del partito, è l’esperienza dell’estate del 1920, quando i contadini dell’ex Friuli austriaco, guidati dalla Federazione Provinciale del Lavoratori della Terra con il segretario Giovanni Minut, conquistarono il patto colonico, strappato ai proprietari terrieri. Quello fu il primo contratto agricolo che difendeva e stabiliva i diritti e gli obblighi dei lavoratori e degli stessi proprietari. Prima che innestare il seme del comunismo, questi atti rappresentavano piuttosto il primo ostacolo allo sviluppo del fascismo friulano. 

Nella Venezia Giulia

Diversa sicuramente la storia della nascita del comunismo sul confine, in quella Venezia Giulia dalla quale partirono molti operai per unirsi alla rivoluzione russa e alla guardia rossa durante la guerra civile e, una volta tornati in patria, seminarono l’ideale rivoluzionario in quella parte di territorio.
Nel Litorale austriaco (poi Venezia Giulia), il movimento operaio socialista era molto forte sia nell’ambito della socialdemocrazia austriaca che con i socialisti italiani dopo la fine della Grande guerra mondiale. Nel primo dopoguerra le lotte di classe erano molto accese tanto che, nell'estate del 1920, si ricorda la distruzione del Narodni dom dall'incendio appiccato dalle camicie nere, così come la devastazione della sede del Lavoratore. 

Il comunismo nella bassa Friulana

Ma la storia del Pci in Friuli Venezia Giulia è davvero ricca e diversificata, a seconda della zona dove ha preso vita. Basti pensare al fortissimo radicamento nella bassa Friulana, con il famoso triangolo formato da Aquileia, Fiumicello e Terzo di Aquileia, dove le percentuali di adesioni al partito, anche in anni più recenti, sono state altissime e guardate con interesse in tutta Italia. 

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Cercare di capire come mai il comunismo si radicò in maniera così profonda in alcune zone rurali dell’estremo nordest italiano significa fare un profondo esercizio di memoria storica e sociale. La bassa Friulana è stata per un lungo periodo configurata nell’impero austriaco, scenario di terre calpestate da regimi militari che ne scandivano la vita tra bollettini di guerra e ordini, piuttosto che confronti. Una situazione che tradiva il malcontento della popolazione verso l’Italia risorgimentale e i metodi repressivi che la rappresentavano. Non è un caso se i primi accenni rivoluzionari, le prime scintille socialiste e proletarie si accesero già all’inizio del 1900, facendo breccia soprattutto in quella parte più povera e apparentemente più debole della popolazione. Lo scontro di classe era quello che vedeva opporsi il padronato agrario e i mezzadri per il diritto al lavoro della terra. Una lotta portata avanti con caparbietà e intelligenza, perché povertà non significava e non significa ignoranza, e che permise ai contadini di conquistare diritti talmente avanzati che soltanto negli anni ‘60 vennero riconosciuti e riconquistati in Italia e che permisero ai braccianti di avere salari più equi. Il seme del comunismo in Friuli Venezia Giulia germogli dove c'era povertà ma caparbietà, dove il bisogno di lavorare si legava all'amore per la propria terra e dove la necessità di una casa si stringeva attorno al desiderio di rendere salubri le proprie zone. 

La cultura

In quegli anni, lottare per i propri diritti significava anche istruirsi e lottare per la propria cultura, anche a costo di costruirla autonomamente. Non si può non ricordare, infatti, il “Circolo di cultura socialista” che, oltre a sviluppare idee per ottenere migliori condizioni di vita dei contadini, dava vita a iniziative culturali, musicali e sportive: un luogo dove i giovani, di qualsiasi estrazione sociale, erano liberi di esprimersi. È proprio all’interno di questo circolo che, ad Aquileia, nel gennaio del 1921 si manifestò il parallelismo con la scissione di Livorno: i componenti del circolo di cultura socialista passarono in massa al costituito Partito Comunista, non senza discussioni. Nacque così la sezione di Aquileia del Partito Comunista d’Italia, molto distante dalle vecchie posizioni conservatrici dei socialisti e molto vicina alle esigenze dei contadini e delle classi più povere. Sezione costretta, negli anni del fascismo, alla clandestinità, ovvero a una riorganizzazione del sistema, con la nascita delle famose “cellule” di partito. Anni in cui la collaborazione con i sindacati e la nascita delle prime cooperative di lavoratori sono fondamentali: è nel 1926 che nasce, infatti, la Famiglia Cooperativa di Terzo d’Aquileia. Per il movimento operaio erano questi gli strumenti di riscatto dal punto di vista economico e politico. 

Gli appartenenti al Partito comunista in Friuli Venezia Giulia furono poi protagonisti della Resistenza dove intrecciarono il loro destino con gli antifascisti del resto d'Italia, ma anche con quelli sloveni e croati. Negli anni del dopoguerra, il PCI mantenne anche nella nostra regione un forte legame con il mondo del lavoro, che era stato il suo terreno di nascita e sviluppo, salvo poi sciogliersi lasciando orfana di ideali la stessa classe operaia che in esso si era riconosciuta. 

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