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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Vivo con le mie figlie ma non sono sposata: per i miei amministratori non siamo una famiglia

Lunedì 29 il consiglio comunale di Udine voterà la modifica allo statuto del Comune inserendo che con famiglia si intende solo «la società naturale fondata sul matrimonio»

Ho scoperto di non far parte di una famiglia in un freddo giorno di un pandemico novembre. A 41 anni potrebbe essere uno choc, se da 16 sei madre e se, pur con una separazione alle spalle, ciò di cui non hai mai dubitato è proprio che quello che stavi creando era, giorno dopo giorno, il tuo insostituibile, inscalfibile, imperfetto e meraviglioso modello di famiglia. L’atroce notizia me l’ha data l’amministrazione della mia città, con una modifica allo statuto comunale. Questo il passaggio: il Comune di Udine «riconosce i diritti della famiglia nella comunità», specificando, però, che con famiglia si intende «la società naturale fondata sul matrimonio». Cioè.. “solo” la società naturale fondata sul matrimonio. Io e il padre delle mie figlie avevamo deciso di non unirci in matrimonio né in Chiesa né in Comune, ma avevamo deciso di “sposarci” ogni giorno. Atti privati e quotidiani, piccoli gesti, scelte spesso difficili e ancor più spesso piene d’amore. E poi le bambine ora ragazze, la casa, il mutuo, il cane. E anche ora che non viviamo più insieme so per certo che continuiamo a essere una famiglia. Noi quattro a distanza (cinque col cane). Ma anche io e le mie figlie e lui con loro. Pace all’anima dei consiglieri di centrodestra che hanno avuto bisogno di fare questa inutile e dannosa (sì signori, lo è eccome) aggiunta allo Statuto comunale. Chi la definisce retrograda secondo me sbaglia: qui non si tratta di andare indietro, ma di costruire un presente che dal passato e dalla società civile non ha imparato niente. Per fortuna che, infatti, la società è spesso più avanti della politica. Quando morì mio padre, mia madre fece fare per lui una corona di gerbere. Sui nastri che incorniciavano i fiori c’era scritto “La grande famiglia”. Riportare i nomi di mia madre, dei miei fratelli e il mio era troppo poco: con noi c’erano tutte le persone che in casa nostra avevano trovato spazio, amore e conforto. Neanche quella volta nessuno di noi dubitava del fatto che fossimo in tanti a far parte di quella famiglia.

Ora, che i consiglieri di centrodestra della mia città mi vengano a dire che però la famiglia (che loro intendono tutelare) è solo quella fondata sul matrimonio mi fa quasi ridere. E mi fa quasi ridere pure che si premurino a sottolineare che questa modifica non cambierà la tutela di chi vive insieme senza essersi sposato, di chi vive solo con i figli, di chi ha contratto un unione civile, insomma di migliaia di persone che non hanno percorso la via del matrimonio.

Allora perché fare questa modifica? Il consigliere forzista Giovanni Govetto ha dichiarato esplicitamente che “questa amministrazione vuole rimarcare la sua idea di famiglia” e ne deduco che quindi il senso sia puramente ideologico. E se l’opposizione, che lavora con la maggioranza da mesi alla modifica dello Statuto, non si è accorta prima di questo deciso cambio di rotta, amen: l’importante è che ora se ne parli, i giochi politici li lascio volentieri a loro, perché lunedì il consiglio comunale si riunirà per approvare il “nuovo” Statuto e c'è ancora tempo affinché chi deve votare rifletta bene sul peso, così astratto e significativo, che avrà questa modifica. Nascondersi dietro al fatto che questa definizione di famiglia è quella che si trova nella Costituzione, fondamentale documento scritto ormai nel 1947, mi obbliga a usare queste virgolette. Non c’è niente di nuovo in tutto ciò: qui ci sono solo una presunzione ideologica e una cecità usate per schiaffeggiare migliaia di persone che, nonostante tutto, continueranno a costruire, giorno dopo giorno, il loro meraviglioso e unico modello di famiglia. Un modello che nessun matrimonio potrebbe rendere più vero, stabile o concreto. A quello ci possono pensare soltanto l’amore, il rispetto e, come mi ha detto una volta mia nonna materna, la stima reciproca.

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