Venerdì, 14 Maggio 2021
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Convocazione automatica delle categorie: l'idea per razionalizzare la campagna vaccinale in Fvg

L'ex consigliere comunale di Udine Massimo Ceccon ha fatto una riflessione nata dalle difficoltà di gestione della campagna vaccinale in Friuli Venezia Giulia

In questi mesi abbiamo assistito a diversi problemi e molte polemiche sulla gestione delle prenotazioni del vaccino anti-covid nella nostra regione. Dall'ex consigliere comunale di Udine Massimo Ceccon, una proposta per facilitare l'accesso dei cittadini alla somministrazione vaccinale.

"Vaccinare decine di milioni di persone in alcuni mesi è un procedimento complesso, molto più di quanto potesse sembrare. In Italia si è scelto di definire alcuni parametri comuni uniformemente per tutto il territorio, ma di dare alle Regioni la responsabilità del proprio modello organizzativo. I mesi per definire questo modello nei minimi dettagli non sono mancati, ma non sempre sono stati sfruttati nel migliore dei modi. I risultati sono pubblici (www.governo.it/it/cscovid19/report-vaccini) e noti alle cronache".

Il metodo di prenotazione

Tra le tante comparazioni che si possono fare dei modelli adottati dalle Regioni, c'è quella sulla modalità impiegata per gestire la prenotazione della vaccinazione: alcune hanno adottato la piattaforma messa a disposizione da Poste italiane, la quale consente la prenotazione online, tramite il call center, gli sportelli Postamat e attraverso i palmari che hanno i postini, altre hanno deciso di fare per conto loro.
"Tra queste c'è la Regione FVG, che stupisce per non aver attivato un sistema informatico di prenotazione con carta regionale dei servizi/SPID, bensì solo con telefonata al CUP regionale o di persona presso le ASL e le farmacie. Il risultato è stato - com'era ampiamente prevedibile - la repentina saturazione di tali canali all'apertura delle prenotazioni, con attese telefoniche infruttuose e code decisamente inopportune fuori dai luoghi fisici di prenotazione. Chi ha potuto accedere alla prenotazione, poi, si è spesso trovato di fronte alla possibilità di recarsi in un luogo diverso da quello di residenza/domicilio, talvolta anche in una differente provincia, al fine di poter ottenere anzitempo la propria dose. Un pendolarismo dei vaccini del quale certamente non si sentiva la necessità".
"La prenotazione della dose di richiamo, poi, avveniva da parte del centro vaccinale di accesso alla prima dose, vincolando il vaccinando a tornarvi a prescindere dal luogo di residenza. Neanche gli mettessero da parte fisicamente la fiala con il nome... o almeno c'è da augurarselo".
"Ad oggi non è poi chiaro che fine abbiano fatto le vaccinazioni a domicilio per i soggetti fragili. Una mancanza grave, che sta costringendo decine di persone a scegliere tra l'isolamento e il rischio di contagiarsi (non solo di Covid). Infine la nostra Regione si è "distinta" per la mancata attivazione, ad oggi, di un sistema di gestione dei "riservisti" per le dosi in avanzo a fine giornata. Non proprio un modello di efficienza, insomma".

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La proposta

"Ma è evidente che, al di là della cronica mancanza di un sistema informatico regionale solido ed efficiente per la gestione della campagna - mancanza a fronte della quale, però, non si è provveduto ad aderire al sistema messo a disposizione da Poste Italiane, come detto - tutta la procedura è stata modellata sul principio del "sono gli utenti a dover seguire le dosi di vaccino", che vengono ripartite tra i centri vaccinali in base ai parametri di presenza territoriale dei loro potenziali aventi diritti".

Ribaltare il metodo

"Perché non si è pensato di sfruttare i dati a disposizione delle Regioni e dei Comuni per ribaltare questa prospettiva, e far organizzare la "macchina vaccinale" sulla base delle necessità potenziali già note? Perché, cioè, non si è prevista una convocazione automatica degli anziani, degli insegnanti, delle forze dell'ordine, ecc. sulla base delle annate e dei mesi di nascita? Lasciando i canali di prenotazione liberi per altre necessità e organizzando la distribuzione delle dosi nelle sedi territorialmente più prossime.Un ribaltame nto dell'approccio del pubblico, nel quale il servizio (essenziale, vitale in questo caso!) non è richiesto dal cittadino, ma ad egli proposto direttamente nel momento in cui ne ha diritto. C'è chi lo ha fatto, come il vicino Veneto, dove una sperimentazione in tal senso riguardante gli anziani ha dato esito positivo, e il modello è stato esteso a tutta la Regione.
E ad oggi il Veneto è la Regione italiana che ha somministrato la maggior percentuale delle dosi ricevute (il 94% alle 06:01 di oggi, domenica di Pasqua)
".

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