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"Il digitale sta trasformando la società in cui viviamo"

A Udine è nato il primo corso in Italia dedicato allo studio delle innovazioni scientifiche, culturali e sociali che le tecnologie digitali stanno diffondendo. Con uno dei docenti scopriamo quali sfide affronta questa nuova laurea

Il digitale sta trasformando le nostre vite. Dallo smartworking agli acquisti online, dalla tv in streaming alla vacanza organizzate tramite app, sorge spontanea la domanda di quali siano le implicazioni etiche dietro alla trasformazione digitale. Ma anche quale sia il modo migliore per prepararsi ad affrontarla. A queste e ad altre domande vuole rispondere il corso di laurea triennale in Filosofia e Trasformazione Digitale organizzato dall'università di Udine. Si tratta del primo corso in Italia dedicato allo studio delle innovazioni scientifiche, culturali e sociali che le tecnologie digitali stanno diffondendo. Un approfondimento, attraverso la lente della filosofia, delle implicazioni etiche, comunicative, giuridiche, ambientali, economiche, politiche e scientifiche di questo cambiamento epocale. Ne abbiamo parlato con Luca Taddio, professore associato dell’ateneo friulano.

La presentazione del corso di laurea

L'intervista

Filosofia e digitale pare un ossimoro, invece non è così?

Abbiamo dato vita a un nuovo corso di laurea triennale intitolato “Filosofia e Trasformazione Digitale” nella convinzione che il pensiero filosofico viva unicamente laddove è in grado di accettare le sfide del proprio tempo. Non si tratta di fare un’apologia acritica del mondo tecnico-pratico contemporaneo, bensì di guardare alle profonde trasformazioni del nostro tempo allo scopo di comprenderle. Alla base del processo di trasformazione si trova la tecnologia: il digitale sta trasformando la società in cui viviamo e il nostro modo di abitare, di vivere e di interpretare il mondo. Queste trasformazioni toccano la sfera lavorativa, della scuola e della formazione, nonché tutto l’arco della nostra esistenza.

Che cosa non dobbiamo dimenticare del passato con l'avvento del digitale?

Il nostro tempo è figlio della storia: intendiamo quindi innanzitutto studiare la storia delle idee, del pensiero filosofico e di quello scientifico, per comprendere come si è arrivati alla situazione attuale. Questo tipo di prospettiva ci aiuta a conoscere il presente, anche se da sola non è sufficiente: problemi nuovi richiedono anche nuove elaborazioni teoriche. Serve dunque, parallelamente, uno sforzo concettuale inedito capace di abbracciare il cambiamento nel suo complesso. Questo sguardo di insieme è ciò che caratterizza da sempre la filosofia: uno sguardo rivolto al tutto e non alle singole parti.

A che punto è la trasformazione?

Siamo all’inizio di un mondo completamente nuovo, un mondo che abbiamo cominciato a immaginare soltanto nella fantascienza: oggi, aspetti che prima si trovavano nei libri e nei film sono in effetti diventati elementi normali della nostra realtà quotidiana. Tutto ciò, comunque, va detto con la massima cautela: infatti, non possiamo ignorare il fatto che l’accelerazione propria dello sviluppo tecnico contemporaneo abbia, a propria volta, dato inizio a una curva quantitativa che produce sviluppi non più lineari, ma di tipo esponenziale. Detto in altri termini, abbiamo prodotto più innovazione tecnologica negli ultimi vent’anni che in tutta la precedente storia dell’uomo, e questo non può che avere un impatto epocale sulle nostre vite. Per questo dobbiamo problematizzare la trasformazione, e per questo serve un nuovo tipo di pensiero per riuscire a comprendere i processi in atto e per tentare di governarli. Una sfida incredibilmente complessa e, nell’affrontarla, la filosofia trova nuova linfa su cui riflettere: ma è anche e prima di tutto una sfida per noi e per le nuove generazioni che vivranno (e moriranno) in un mondo completamente diverso dal nostro.

Si parla di sfide, qual è la più grande?

È l’altra faccia della tecnologia, ovvero la sua sostenibilità, e quindi la questione ecologica. Le sfide più grandi rappresentano certamente delle grandi opportunità, ma congiuntamente potrebbero anche trasformarsi in un vero disastro che minaccia di mettere a rischio la nostra stessa sopravvivenza su questo pianeta. Per questo l’etica gioca e giocherà un ruolo fondamentale nello studio del digitale. Dobbiamo attrezzarci a pensare il presente nel suo insieme, non per compartimenti chiusi. Le competenze tecniche sono essenziali ed efficaci, ma anche limitate, considerato che molto spesso risultano troppo specifiche e circoscritte. D’altro canto, se la filosofia prescinde dal sapere scientifico, diventa una vuota chiacchiera: dobbiamo riuscire a far convergere cultura umanistica e cultura scientifica, visione di insieme e competenze specialistiche. Solo così la filosofia può fornire il suo pieno contributo alla comprensione critica del mondo contemporaneo.

Perché il digitale ha bisogno della filosofia?

Perché il digitale, per sua stessa natura, ha un taglio trasversale che attraversa tutti i saperi. Riusciamo a immaginare, solo per fare un esempio, tutte le applicazioni che potrà avere l’intelligenza artificiale nel prossimo futuro? Per farlo, dobbiamo mettere insieme competenze informatiche e filosofiche. Il mondo dell’impresa non dovrà riorganizzarsi e comunicare la sua attività a partire esattamente da quest’ordine di problemi? Il mondo della scuola non dovrà fare i conti con nuovi metodi di apprendimento? Senza contare di quanta disinformazione veicoli il web, di quanti siano i pericoli legati a una società capace di controllare le nostre vite, di quante nuove sfide saremo chiamati ad affrontare nel mondo della comunicazione e dell’organizzazione sociale.

Un’applicazione concreta di questo tipo di studi?

Per rispondere a questa domanda offriamo all’ultimo anno tre percorsi differenti, che lo studente potrà scegliere per sviluppare ancora di più le proprie competenze: il digitale legato alla didattica, all’impresa e alla comunicazione. Vogliamo formare dei professionisti che sappiano fare i conti col digitale nel mondo della scuola, con la gestione dei dati in ambito aziendale e che conoscano il linguaggio delle imprese legate al web e alla comunicazione.

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