L'allarme delle Cooperative culturali del Fvg: mancano gli ammortizzatori sociali e regole per la ripartenza

Necessario un incontro con l'assessore regionale Gibelli per definire parametri, ruoli e relazioni intersettoriali, oltre che collegamenti con le esperienze in Italia ed Europa

Le cooperative culturali del Fvg, aderenti alla Legacoop, hanno iniziato un percorso condiviso di analisi della situazione, sia dal punto di vista delle criticità determinate dal Covid-19, sia per sviluppare possibili proposte utili alla ripartenza. Le imprese cooperative di Legacoop sono più che mai disponibili, a un confronto sui temi contingenti e urgenti, legati alla sopravvivenza del tessuto culturale del Friuli Venezia Giulia, con le istituzioni e con tutti i rappresentanti dell’intero comparto, per definire un adeguato sostegno economico pubblico agli operatori, ma anche prevedere la ripartenza, dando da subito quelle indicazioni, quelle regole, sulle quali costruire un futuro alle attività del settore. 

Gli ammortizzatori

In questo primo incontro, un tema trattato con particolare rilievo è stato la necessità di riconsiderare gli ammortizzatori sociali per il settore. Infatti, il protrarsi della fase 1 e l’inevitabile prolungarsi della futura fase 2, pongono un primo problema improrogabile per i lavoratori e gli operatori del settore. Gli strumenti utilizzati, in quanto ammortizzatori sociali classici, non supportano, infatti, per come sono concepiti, il settore culturale, non potendo coprire molte delle figure professionali che vi operano. È chiaro che le scadenze proprie degli strumenti a sollievo economico delle lavoratrici e lavoratori ed in generale di tutti gli operatori del settore, come sono stati attualmente concepiti, lasceranno, nel futuro prossimo, scoperte molte persone che si troveranno senza alcuna entrata per molti mesi. Ovviamente questo significherebbe anche mettere a rischio la vita di molte realtà regionali che lavorano nel settore della cultura e che verrebbero messe in ginocchio, fino a decretarne la chiusura.  

Il ruolo sociale

Un settore, quello della Cultura che forse non può competere in termini economici con altri settori produttivi, se parliamo di fatturato o di numero di persone impiegate, ma non solo di numeri è fattala vita di una società, come ci si è accorti, ancora di più oggi che le persone sono state costrette ad una forzata inattività domiciliare. Vi sono anche valori fondamentali di cui le articolate attività nella Cultura sono portatrici. Nella prossima fase di ripristino della vita sociale post Coronavirus, sarà rilevante ricostruire il tessuto sociale e culturale del territorio, attività nella quale la Cultura e gli operatori che vi lavorano e operano, sono certamente in grado di dare un significativo ed indispensabile contributo.

Il confronto

Per queste ragioni nel corso della videoconferenza si è considerato atto fondamentale attivare presto un confronto di settore con la Regione per arrivare preparati alla ripartenza. Infatti, se è facile ipotizzare che quando partirà la cosiddetta Fase 2, il primo a riaprire sarà il settore industriale, è altrettanto facile prevedere che quello della cultura, considerata la delicatezza del settore che presuppone un contatto con un pubblico, potrebbe essere “attivato” tra gli ultimi. Per questo bisognerà che la circolazione di idee, anche innovative, contando su professionalità, relazioni e fantasia tipiche del settore, su come ripartire, prenda il via anche da una ricognizione insieme alla Assessore competente alla cultura Gibelli.

Bisogna stabilire regole condivise su come ricominciare in sicurezza.  Quali strumenti e quali accortezze si dovranno utilizzare per frequentare gli spazi della cultura, provando a immaginare soluzioni in linea con le indicazioni sanitarie previste. Un esercizio complesso, ma indispensabile per permettere alle imprese cooperative ed Enti del settore, di iniziare a programmare una riapertura delle attività. Inoltre, in un confronto del genere, di sicuro potranno maturare anche idee per permettere, magari, di offrire servizi e attività già a partire dalla bella stagione, sfruttando le aree all’aperto. Insomma, ci sarà bisogno di inventare e immaginare soluzioni nuove a nuove esigenze maturate in questo periodo di quarantena. Fondamentale è che si crei anche una più forte connessione con il turismo. Del resto, la Regione FVG, ha già previsto collaborazioni tra il settore del turismo e della cultura. Questa chiave può e deve essere rafforzata per aprire la porta a nuove soluzioni, per aiutare l’operatività dell’intero settore e, a sua volta, per dare forza alla ripresa del comparto turistico anch’esso in grande crisi. 

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Per tutti questi motivi, il neo costituito Cluster Cultura, è stato detto, potrebbe, adesso più che mai, avere un ruolo anche più rilevante. Considerata la necessità di riuscire a immaginare la “ripresa” del futuro del settore, post Covid-19, definendo regole, parametri, ruolo e relazioni intersettoriali, oltre che collegamenti con le esperienze in Italia ed Europa, dell’intero comparto che passa per un’analisi del Cluster, il quale, si ricorda, è stato concepito proprio perché il settore Cultura è riconosciuto come strategico per lo sviluppo dell’intero territorio regionale.

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