Da CasaPound si difendono e annunciano querele: "Purghe staliniane"

Chiedere il licenziamento del segretario provinciale Francesco Clun, secondo il movimento, è irrispettoso della Costituzione

Francesco Clun (foto di Giovanni Aiello)

“Il responsabile di CasaPound Trieste, Francesco Clun, va licenziato. Questo è il leitmotiv  – inizia il comunicato di CasaPound Italia – del Partito democratico. È solo uno dei dei numerosi attacchi a livello personale diretti verso il responsabile della sezione provinciale Francesco Clun in seguito al blitz in Consiglio Regionale della giornata di ieri”.

“È emblematico come – prosegue la nota del movimento – la sinistra attacchi un impiegato chiedendo la sua testa in ambito lavorativo. Si tratta di quello stesso ambito che, una volta, la sinistra tutelava e su cui basava la propria azione politica. Invece le priorità di una certa frangia politica oggi sono ben lontane dalla tutela dei propri concittadini e, soprattutto, dei lavoratori, tanto da arrivare – attacca il movimento – alle purghe di staliniana memoria contro chi non è allineato al pensiero unico. Chiedere il licenziamento di un lavoratore per ritorsione politica – continua il comunicato – additandolo addirittura di essere un eversore, è vergognoso e viola quella stessa Costituzione che è sempre sulla bocca della sinistra quando si tratta di limitare la libertà altrui. A questo si aggiungono – prosegue il movimento – altre insinuazioni che ledono l'onore ed il decoro del responsabile triestino della tartaruga frecciata e per le quali – annuncia il movimento – tutti gli interessati saranno querelati. Ad ogni modo. questo non fa altro che rafforzare l’idea che, non riuscendo ad entrare nel merito della nostra protesta pacifica avvenuta ieri in Regione, l’unica strada percorribile sia quella degli attacchi personali e del fango”.

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“Precisiamo ancora una volta – sottolinea la nota – come l’intervento sia stato del tutto pacifico e non c’è stata alcuna intimidazione o atto di violenza verso qualsiasi persona lì presente destituendo, quindi, di qualsiasi fondamento di afferma il contrario. Si tratta unicamente di attacchi vergognosi diretti verso un lavoratore che, nel proprio tempo libero e al di fuori dell'ambito lavorativo, ha espresso il proprio pensiero in maniera forte ma pacifica. Ma è chiaro a tutti, anche a chi sventola la Costituzione a giorni alterni, che non è concepibile epurare una persona unicamente per aver manifestato liberamente il proprio pensiero. Su questo – conclude CasaPound Italia – è evidente che l'unico attacco alla democrazia esistente è quello di chi oggi chiede il licenziamento di un lavoratore anziché entrare nel merito dei contenuti di una protesta"

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