Le ipotesi del Governo per salvare il Natale

Ci sono due ipotesi: la data per le nuove disposizioni è il 3 dicembre

Il 3 dicembre è la prossima data da segnare sul calendario: è infatti in previsione il varo di un nuovo Dpcm con l'obiettivo di consentire di festeggiare Natale e Capodanno. Ci sono due ipotesi al vaglio del Governo: la prima è quella di prorogare per altri 15 giorni le misure in scadenza per la data del 3 dicembre; la seconda è quella di varare un nuovo decreto ministeriale che preveda aperture per 15 giorni alle attività e nuove chiusure il 21 o il 22 dicembre per dare poi libertà di movimento (ma all'interno dei confini regionali) ai cittadini. Il tutto in previsione del raggiungimento del picco (o plateau) dell'epidemia nei prossimi giorni anche se l'analisi dei dati ci dice che la discesa non è ancora iniziata. Ma la previsione è di avere per Natale un Rt sotto l'1. 

Il nuovo Dpcm per le feste di Natale 

La prima ipotesi sul tavolo del Governo è quella di prorogare le attuali misure per 15 giorni con un decreto ministeriale fotocopia dopo il 3 dicembre. Questa ipotesi potrebbe portare a uno scontro all'arma bianca con le Regioni. Non è poi escluso l'avvicendarsi di un nuovo decreto ad hoc a ridosso del Natale. Tra le ipotesi ci sarebbe la possibilità di tenere i negozi per lo shopping aperti anche di sera tardi, per spalmare le entrate dei clienti per fasce di età e favorire comunque il commercio. L'altra ipotesi sul tavolo è quella di cui ha parlato anche il Corriere della Sera e prevede che per la seconda metà di dicembre la gran parte delle regioni italiane sia in fascia gialla o arancione.
In questo caso il governo ragiona attorno alla possibilità di varare alcune modifiche all’orario di apertura dei negozi e deroghe rispetto alla serrata di bar e ristoranti per dare fiato anche alle attività economiche nel periodo che certamente è uno dei più redditizi dell’anno;
con l’accordo di prevedere nuove chiusure intorno al 21 o 22 dicembre, subito prima delle feste.

Il picco

Secondo i calcoli dell'esecutivo entro il 10 dicembre, alla scadenza delle ordinanze varate dal ministero della Salute, quasi tutte le regioni potrebbero essere fuori dal rischio più alto. Al massimo le zone rosse potrebbero diventare provinciali: in quei territori rimarrebbero in vigore le regole del 3 dicembre. Nel resto d'Italia verrebbero varate misure meno rigide. Lasciando comunque il divieto di circolazione tra regioni

Le richieste delle Regioni

I governatori chiedono la riapertura dei centri commerciali nel fine settimana e non è escluso che si decida di prorogare l’orario dei negozi al dettaglio proprio per favorire lo scaglionamento agli ingressi; potrebbero riaprire bar e ristoranti la sera nelle zone gialle e in parte della giornata anche in quelle arancioni. Potrebbe rimanere il limite dei quattro posti a tavola, oppure essere aumentato e portato a sei; per pranzi e cene a casa ci sarà la raccomandazione di rimanere in famiglia proteggendo gli anziani e le persone fragili, ma con limiti (raccomandati) più alti rispetto a quelli degli esercizi pubblici.
Infine il coprifuoco potrebbe slittare su tutto il territorio di un'ora o due. Ma questo a patto che l'epidemia davvero arrivi al rallentamento auspicato. 

I numeri di questi giorni

Il bollettino della Protezione Civile di ieri ha riportato 34283 nuovi casi di positivi al coronavirus e 753 morti, mentre cala la crescita dei  ricoverati (+430, il giorno prima erano +658) e delle persone in terapia intensiva (+58, erano 120 in più l'altroieri). Dal confronto tra i positivi registrati questa settimana e quelli di una settimana fa si evince che la crescita sta rallentando ma non si è ancora fermata mentre il rapporto tra tamponi effettuati e nuovi positivi è in calo: ieri è stato del 14,8%, il giorno prima del 15,4%.

Tuttavia, basta utilizzare un orizzonte temporale più ampio per rendersi conto che l'indicatore è sostanzialmente stabile nelle ultime tre settimane. Per quanto riguarda le terapie intensive: i malati di Covid-19 occupano attualmente circa il 42% dei posti in terapia intensiva, ovvero il 12% in più della soglia critica fissata al 30%. Un allarme che ormai suona in 17 regioni su 21, in peggioramento visto che una settimana fa erano 10. Inoltre i posti nei reparti di medicina occupati da pazienti Covid sono il 51% a livello nazionale, rispetto a una soglia del 40%. 

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