professioni sanitarie

A Udine si preparano gli infermieri e le infermiere del futuro

Ancora qualche giorno per iscriversi al corso di laurea in Infermieristica all'università di Udine. La nostra intervista al presidente dell'ordine delle professioni infermieristiche di Udine, Stefano Giglio

Promozione della salute, prevenzione, cura e assistenza per la salute individuale e collettiva: questi sono solo alcuni degli obiettivi del corso di laurea in infermieristica dell'Università di Udine. «Una professione, quella infermieristica, che ha vissuto negli ultimi anni un momento di grande esaltazione per poi cadere nuovamente nell'oblio». Così la descrive Stefano Giglio, presidente dell'ordine delle professioni infermieristiche di Udine. Il riferimento è, ovviamente, al periodo del covid: momenti di grande lavoro per tutte le persone occupate nella sanità, che hanno impegnato in maniera massiva anche quante e quanti lavorano in ambito infermieristico. E dopo questi lunghi periodi di emergenza e riassesto, come ogni anno, il nuovo corso di laurea è pronto a partire, con le immatricolazioni che si chiudono tra un paio di giorni.

«Questa è una professione che rappresenta 450mila persone sul territorio nazionale», ci racconta Giglio, specificando che in regione gli iscritti agli albi delle quattro province sono 10mila, tra cui 4300 in quella di Udine. In totale, sono 250mila le infermiere e gli infermieri occupati nel pubblico impiego, «mentre gli altri sono nelle strutture private o lavorano in libera professione», specifica Giglio sottolineando come la professione dell'infermiere «ha valenza fondamentale nell'ambito ospedaliero ma non solo, visto che l'attività a livello di strutture private sta sempre di più aumentando, al pari della quota di quelli che svolgono la libera professione. I giovani vogliono sempre di più essere imprenditori di loro stessi, mentre una volta si ambiva maggiormente al posto fisso nel pubblico».

La fotografia che Giglio fa della professione infermieristica tratteggia in maniera esemplare i cambiamenti epocali che sta affrontando la sanità, con i professionisti e le professioniste che si stanno formando in questo momento in grado di avere un bagaglio sempre più ricco di competenze trasversali per far fronte sempre di più alle necessità del territorio. «Come presidente dell'ordine sono contento che ci sia enfasi intorno al nostro corso di laurea, anche perché le infermiere e gli infermieri hanno un ruolo rilevante all'interno della società: sono un punto di riferimento non solo per cittadini ma anche per le istituzioni. Noi infermieri siamo in grado, come professionisti soprattutto all'interno delle strutture complesse, di risolvere problematiche molto diversificate. Le competenze che si acquisiscono con il nostro corso di laurea abbracciano tutte le professioni sanitarie perché ci interfacciamo con diversi professionisti e siamo in grado di vedere non solo il problema specifico ma di associarlo a tutti i bisogni di salute che la persona ha in quel momento». Per Giglio, la figura dell'infermiere assolve a una presa in carico a tutto tondo.

Il futuro

«I cambiamenti in atto nell'ambito sanitario, inoltre, prevedono che la nostra professione venga maggiormente tenuta in considerazione non solo da chi fa organizzazione all'interno della struttura ma anche da chi fa politica. La pandemia ha dimostrato che gli infermieri possono risolvere problemi in quanto in grado di organizzare linee operative, basti pensare alla capacità di aprire strutture covid in qualsiasi situazioni e ambito», continua Giglio. Oltretutto, rispetto al passato, l'innesto nel mondo del lavoro è molto più rapida. «Fino a qualche anno fa, la media di ingresso nel sistema sanitario regionale era tra i 12 e i 18 mesi dopo la laurea. Adesso, appena gli infermieri si laureano e si iscrivono all'ordine, nel giro di 48 ore possono cominciare a lavorare, sia come liberi professionisti ma anche nelle strutture private che hanno una grossa carenza di personale.In regione mancano 1500 infermieri, va da sé che chi si laurea adesso ha lavoro assicurato, dando anche una grossa iniezione di ossigeno». Giglio chiude le sue riflessioni con uno sguardo al futuro prossimo. «Ora c'è anche la sfida del Pnrr, che vedrà l'istituzione delle "Case della salute" con una forte matrice infermieristica anche nella governance territoriale. La salute della cittadinanza passa, infatti, attraverso la costruzione di sistemi di elevata specialità: la lente di ingrandimento è sul come costruire il territorio del futuro, che sarà l'anello forte di una catena che dovrebbe snellire l'attività degli ospedali». Quello che sta accadendo, in buona sostanza, è che il professionista infermieristico sta «cambiando volto». «Dopo un ventennio di appiattimento, stiamo costruendo l'infermiere del futuro, molto più specializzato e pronto ad entrare nella nuova sanità come precursore di nuovi sistemi organizzativi. Quello che si chiede ai giovani che si approcciano a questa professione è sicuramente una certa predisposizione, ma anche volontà di scoprire un mondo molto particolare che dà soddisfazioni non solo personali, ma anche a favare della cittadinanza», conclude Giglio. 

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