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Sabato, 2 Luglio 2022
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Commerci regionali con Russia e Ucraina: "Ci saranno significativi impatti economici"

Per Confindustria Udine, per quanto attiene agli scenari economici territoriali, le statistiche sull’interscambio commerciale della nostra regione e del territorio della provincia di Udine con Russia e Ucraina "non possono che generare serie preoccupazioni"

La guerra in Ucraina è condannata all'unanimità, in Italia: le conseguenze del conflitto sono in ogni caso pesantissime, prima di tutto dal punto di vista umano e sociale. A esplicitare quelle che saranno le conseguenze economiche, per il nostro paese, è Confindustria Udine. "L’invasione va condannata. Per questo, ci uniamo alla richiesta di uno stop immediato all’uso delle armi, per lasciare spazio a un’iniziativa negoziale, che ci auguriamo possa trovare una soluzione diplomatica in tempi brevissimi", si legge in una nota.

Conseguenze economiche

Per quanto attiene agli scenari economici territoriali, le statistiche sull’interscambio commerciale della nostra regione e del territorio della provincia di Udine con Russia e Ucraina "non possono che generare serie preoccupazioni, soprattutto dal punto di vista delle importazioni". Infatti, per il Friuli Venezia Giulia l’Ucraina è il secondo partner commerciale per le importazioni, la Russia l’ottavo, mentre per la provincia di Udine l’Ucraina è addirittura il primo partner commerciale, la Russia il terzo. Mentre la Russia risulta il ventesimo partner commerciale per le esportazioni regionali, per Udine il diciannovesimo. "L’inevitabile applicazione di sanzioni coordinate, europee e americane, a fronte del conflitto in corso, produrrà significativi impatti economici".

Lo scenario

In uno scenario già incerto, per il perdurare della pandemia seppur in fase calante, l’aumento dell’inflazione, la logistica che non riesce a star dietro al mercato, la scarsità e l’aumento dei prezzi di numerose materie prime, la difficoltà a reperire, per quantità e specializzazione, sul mercato del lavoro risorse umane in grado di soddisfare il fabbisogno delle imprese, questo ulteriore elemento di crisi rischia seriamente di pregiudicare la ripresa economica. "Confindustria Udine segue costantemente l’evolversi della situazione, a supporto delle imprese associate", si legge nella nota.

Energia

Sul fronte della politica energetica nazionale, Confindustria Udine sottolinea "l’importanza della decisione assunta dal Governo Draghi, che, in via emergenziale e temporanea, permetterà di ridurre considerevolmente il consumo di gas, riavviando a questo scopo anche le centrali a carbone". Tale decisione, ora indispensabile, non sarebbe stata necessaria "se negli anni passati il nostro Paese si fosse dotato di un certo numero di rigassificatori". Si ricorda "che già nel 2009, con la conclusione positiva della valutazione di impatto ambientale, che segnava di fatto il completamento dell’iter autorizzativo nazionale, il rigassificatore di Trieste era ad un passo dall’autorizzazione. Invece, dopo un’odissea durata una quindicina d’anni, non se ne fece nulla. Tra l’altro, le risorse per la realizzazione dell’impianto sarebbero state sostenute da Gas Natural (spagnola), che si era impegnata a investire 500 milioni di euro".

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