Venerdì, 22 Ottobre 2021

La storia di Giulia, musicista sorda dalla nascita che ci insegna che i miracoli esistono

Giulia Mazza, 35enne di Martignacco e nipote di Lamberto Mazza, presidente dell'Udinese che portò Zico in Friuli, ha cominciato fin da piccolissima un percorso di musicoterapia che le ha permesso di suonare il violoncello pur senza sentire assolutamente nulla

Giulia ha quasi 35 anni, è sorda dalla nascita ma, a suo dire, per lei non è mai stato un problema. "Amo il silenzio", ripete. Lei è Giulia Mazza, di Martignacco, nipote di Lamberto Mazza, ex presidente dell'Udinese Calcio (colui il quale portò Zico in Friuli) ed ex paròn della Zanussi. Un cognome importante che, per lei, ha rappresentato soprattutto una possibilità: quella di godere di un'infanzia agiata dove la sua sordità è stata presa come un trampolino di lancio per sviluppare tutto il suo potenziale. Un deficit che non è mai stato preso come un limite, anzi. Giulia, nonostante non senta nulla e da tre anni non porti più nessun apparecchio acustico, suona il violoncello, oltre a diversi altri strumenti. Parla perfettamente, anche l'inglese, vive da sola è autonoma da moltissimi anni e rappresenta uno splendido esempio di come la natura umana sia piena di risorse, che spesso diamo per scontate e che invece con determinazione e sensibilità possono sbocciare quasi miracolosamente.

Giulia è stata recentemente protagonista di una puntata di "Che ci faccio qui", trasmissione di Rai3 condotta da Domenico Iannacone: un episodio potente, emozionante e rivelatore, al quale sono seguiti, oltre che molto entusiasmo, anche tantissimi messaggi diretti proprio a lei.

giulia pianoforte-2

La storia

Giulia nasce in una famiglia benestante, suo padre Stefano è figlio di Lamberto Mazza, l'imprenditore che il 27 giugno 1981, quando era presidente del Gruppo Zanussi, tenne una conferenza stampa al Palace Hotel di Udine alla presenza del sindaco Angelo Candolini, annunciando di aver acquistato l'Udinese. Nel 1983 Mazza fece la storia del calcio italiano, portando in Friuli il mito di Zico. La famiglia Mazza stava bene e Giulia godette di questa situazione. Durante la trasmissione ammette "io ho dei bei ricordi dell'infanzia. Dopo, un po' di cose sono cambiate, tutto quello che avevamo è stato perso. Io e mia sorella siamo rimaste con mia madre, che aveva divorziato da mio padre e ha dovuto mettersi a studiare per poter lavorare. Io magari ho vissuto la ricchezza nell'infanzia ma alla fine la vita è anche più bella di quella che ci immaginiamo, di quella che ci aspettiamo". È lucida, brillante, determinata. È bella Giulia, di quella bellezza che ha la natura, una musica paradisiaca, un paesaggio incantato e pacifico. 

Sua mamma, quando Giulia era molto piccola, ha preso per lei una decisione: niente istituti speciali, niente isolamento. Giulia non doveva essere considerata diversa, doveva essere considerata in grado di fare tutto quello che facevano gli altri, e anche di più. Così a 8 mesi porta i primi apparecchi acustici, che le consentono di conoscere subito i suoni, e a tre anni e mezzo scopre la musica. L'intento non era quello di intraprendere una carriera, ma di esercitarsi per poter parlare e comunicare con le persone. "La musica tira fuori la voce, ti aiuta a capire come funziona il mondo dei suoni. Un bambino sordo rischia di avere una voce molto gutturale, chiusa, un po' robotica e invece la musica aiuta ad aprire la voce", spiega Giulia nella puntata. Il corpo è come uno strumento, dice. 

giulia violoncello-2

La mamma ha viaggiato, si è informata, non si è arresa. Giulia ha così iniziato a fare la logopedia, andava fino a Milano per incontrare una professionista e a casa faceva esercizi con la mamma, che a quel tempo non lavorava e si dedicava totalmente a lei. A quattro anni scriveva in corsivo e leggeva, frequentava una normale scuola di musica. E poi sciava, faceva sport, viveva. Questa è stata la sua fortuna, una dote che Giulia ha sfruttato per non rinunciare a nulla e per spingersi oltre a quello che viene dato per scontato.
Giulia non sente, ma suona ascoltando le vibrazioni della musica. Il violoncello "parla" con lei e attraverso lo strumento lei ascolta le note che emette. L'immaginazione è una parte fondamentale della vita di Giulia, che riesce a "sentire" la voce delle persone con tutto il corpo, fatta eccezione che con il sistema uditivo. Un'immaginazione che usa anche mentre suona, da sola e nell'orchestra. Dimostra, lei e tutti i bambini che hanno fatto il suo percorso, che quello che crediamo impossibile è invece vero, reale. Possibile. 

Con gli apparecchi retroauricolari analogici è riuscita a sentire i suoni, però modulati. Poi sono arrivati quelli digitali. Adesso non porta più nessun apparecchio, ha una perdita molto profonda e da circa tre anni ha deciso di tornare al "silenzio assoluto": ha sofferto di acufeni molto forti e ha deciso di tornare al silenzio, per evitare la confusione che gli apparecchi le provocavano.

L'appello

Dopo la messa in onda della puntata a lei dedicata, dove si è parlato anche dello straordinario rapporto con la musicoterapeuta di fama internazionale Giulia Cremaschi Trovesi, di Bergamo, Giulia Mazza ha scritto diversi post sulla sua pagina Facebbok, che spiegano la sua scelta di non portare gli apprecchi acustici, ma anche la necessità di trovarne di adeguati. Qui un estratto di un suo scritto. 

Carissimi, 
ho ricevuto le vostre numerose mail, i vostri messaggi, in cui mi raccontate le vostre storie ed esprimete le vostre sensazioni emerse dalla puntata, sarebbe bellissimo leggerle tutte e lo faccio un po’ alla volta.
Sto facendo un corso di grafica e a breve incomincio uno stage. 
Tra le esperienze lavorative che ho fatto, alla fine, ho visto che con la grafica mi trovavo bene, così ho deciso di iscrivermi a una scuola. 
Ho visto il vostro gentile desiderio di partecipare a una piccola raccolta fondi, per aiutarmi nell’acquisto di apparecchi acustici. 
Fino a tre anni fa ho portato apparecchi acustici endo-auricolari della Linear di Genova. 
Sono tra gli unici, in Italia, che producono apparecchi di quel tipo e con una potenza adeguata al mio tipo di sordità profonda. 
La mutua passa un contributo insufficiente per l’acquisto e, invece, le protesi offerte dallo stato non hanno una qualità elevata per il mio tipo di sordità. È vero che lo scopo dell’indennità di comunicazione è quello di supportare l’acquisto delle protesi, a meno che uno non la debba usare per sopravvivere. 
Tenendo anche conto che le protesi vanno cambiate ogni 5 anni e costano alcune migliaia di euro, faticosamente pagati soprattutto grazie all’aiuto di mio padre, anche quando lavoravo. 
Al momento non ho possibilità e non sarebbe male poter sentire durante lo stage. 

Video popolari

La storia di Giulia, musicista sorda dalla nascita che ci insegna che i miracoli esistono

UdineToday è in caricamento