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Sette regioni potrebbero tornare arancioni dalla prossima settimana: ecco perché

Tra queste c'è anche il Friuli Venezia Giulia, che negli ultimi giorni ha registrato un calo dei positivi e dell'indice Rt, complice anche il minor numero di tamponi effettuati

Martedì 13 aprile gran parte dell'Italia potrebbe trovarsi in zona arancione. Con i negozi aperti, la deroga per visitare amici e parenti e soltanto bar e ristoranti ancora costretti all'asporto e alla consegna a domicilio. E il tutto, per paradosso, accade mentre il bollettino dell'emergenza coronavirus segnala un record di morti. 

Il sito del governo ricorda che attualmente dal 15 marzo al 2 aprile 2021 e dal 6 al 30 aprile 2021 in tutte le zone gialle si applicano le disposizioni previste per le zone arancioni (articolo 1, comma 1, del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30, e art. 1, comma 2, del decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44). In base a tali disposizioni e alle ordinanze del Ministro della Salute, da martedì 6 aprile, si applicano le misure previste:

per la zona arancione alle regioni Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto e alle Province autonome di Bolzano e Trento;
per la zona rossa alle regioni Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Valle d'Aosta.
Ma sette delle nove regioni che ora si trovano in zona rossa con l'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza attesa per domani e che entrerà in vigore da martedì 13 aprile potrebbero passare in arancione. L'incidenza dei contagi sta progressivamente scendendo al di sotto della soglia dei 250 ogni centomila abitanti. E anche l'indice di contagio Rt comincia a dare stabili segnali di normalizzazione. Per questo sperano Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Calabria e anche il nostro Friuli Venezia Giulia. Sette regioni su nove, mentre per la Campania e la Valle d'Aosta, visto l'incremento dei numeri, sarà difficile abbandonare la zona rossa. 

Cambio colore

Il motivo del cambio di colore lo spiega oggi Repubblica: fino al mese scorso il monitoraggio delle Regioni e i report dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute prevedevano la collocazione dei territori in base ai famosi 21 parametri. Di questi i più importanti erano l'indice di contagio Rt e quello sulla pressione sul sistema sanitario con particolare attenzione all'occupazione delle terapie intensive.Il sistema era piuttosto semplice anche se alcune interpretazioni in questi mesi hanno lasciato in molti perplessità. Con l'Rt sopra 1 si finiva in arancione, con l'Rt sopra 1,25 si finiva in rosso. Restandoci per almeno due settimane, perché gli eventuali miglioramenti dovevano durare per almeno 14 giorni. Ma il governo Draghi ha inserito il parametro dell'incidenza (250 casi ogni 100mila abitanti) che viene calcolata con cadenza settimanale e quindi porta ai cambi di colore con una settimana di vantaggio:  

È accaduto la scorsa settimana con Veneto, Marche e provincia di Trento, che hanno riguadagnato l’arancione, e potrebbe accadere la prossima con sette delle nove regioni attualmente in rosso ma che stanno collezionando in questi giorni un’incidenza inferiore quasi sempre ai 200 (con la sola Puglia leggermente sotto i 250). Dati che però scontano una evidente anomalia: il minor numero di tamponi fatto durante i giorni di Pasqua (102.000) e Pasquetta (112.000) ma anche il sabato della vigilia (250.000), molti di meno rispetto alla media giornaliera che ormai viaggia tra i 300 e i 350.000 test quotidiani. 

I governatori sono pressati dalle categorie che vogliono le riaperture. Ecco quindi che le riaperture finora predette per il 20 aprile e per maggio potrebbero quindi arrivare prima. Anche se Draghi ha informalmente frenato sulla questione. 

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