Dimenticati nel giorno più bello: chiesto lo stato di calamità naturale per i matrimoni

In Fvg sono 4500 le aziende nel settore wedding che generano un indotto di 200 milioni di euro di fatturato diretto e 100 milioni di indiretto. Anche la wedding planner udinese Giada Marcuzzi tra i soci fondatori della prima associazione di categoria italiana

Un matrimonio in Friuli Venezia Giulia, nello scatto di Daniele Borghello

Grandi dimenticati. Gli sposi e quelli che gli gravitano attorno per rendere il giorno del loro matrimonio il più bello della loro vita.
Né i decreti né le ordinanze hanno mai infatti incluso accenni allo svolgimento dei matrimoni, mettendo da parte non solo i sentimenti ma anche l’indotto economico che questo settore genera in Italia.
«Capisco che non siamo il settore metallurgico – ci dichiara Daniele Borghello titolare di Studio Morlotti Udine ma la wedding industry è un business di 15 miliardi per il nostro paese per il lavoro di circa 95mila aziende». E se le cifre nazionali sono da capogiro, quelle regionali non sono da meno.

I numeri

Sono circa 4500 le aziende totali che si occupano di wedding industry in Friuli Venezia Giulia, compresi ristoranti che non lo fanno in via esclusiva, fotografi, videomaker, fioristi, catering, location, wedding planner, musicisti, abiti e tutte le altre professioni che possono essere coinvolte. Per la nostra regione si tratta di un fatturato diretto che si aggira intorno a circa 200 milioni di euro e 100 milioni di indiretto, ovvero derivante dal destination wedding, quindi anche trasporti, alberghi, tour e tutto quello che può riguardare gli sposi stranieri. 
Negli ultimi due anni il Friuli Venezia Giulia è diventato infatti una meta conosciuta in tutto il mondo: non solo più Venezia e la Toscana, quindi, ma anche tante location regionali sono diventate cornice per il giorno più bello di tanti sposi che vengono da lontano.

La paura

Nel settore c’è ovviamente comprensione per quel che sta accadendo, ma anche molta paura e tantissima incertezza. «Non c’è un’indicazione minima in alcun documento ufficiale ed è quello che chiediamo. Nessun fornitore a qualsiasi livello si sa spiegare come mai il settore del matrimonio non sia contemplato da alcuna parte a livello ministeriale», continua Borghello. 

Uno dei problemi probabilmente è stato che il settore comprende effettivamente molte professioni diverse: troppe voci, nessuna incisiva da sola. «Fino a ieri non c’era nulla ma da poco alcuni professionisti hanno iniziato con una petizione online raccogliendo 50 mila aziende. Da questa esperienza è nata Federmep, una sorta associazione di categoria per avere rappresentanza ufficiale», racconta Borghello.

La prima associazione di categoria

Federmep è l’acronimo di Federmatrimoni ed Eventi Privati ed è la prima associazione di categoria in Italia che punta a rappresentare il settore e i suoi professionisti in termini imprenditoriali e sindacali. Tra i soci fondatori c'è anche l'udinese Giada Marcuzzi, titolare dell'omonima ditta di wedding planner. «Il nostro l’obiettivo è di riunire sotto un’unica sigla le oltre 50mila azienda della filiera del wedding che si sono rivolte a noi. Tanti stanno provando ad aggiornarsi e rinnovarsi, ma il dato di fatto ad oggi è che migliaia di imprese sono stata del tutto dimenticate».

Lo stato di calamità naturale

Ed è per questo che Federmep ha fatto partire ieri una comunicazione più che allarmistica, rivolta al Governo. «Chiediamo lo stato di calamità naturale al mondo del wedding: si deve capire che noi siamo bloccati fino al prossimo anno. Il matrimonio è un evento unico, nessuno vorrà mai sposarsi a distanza o con le mascherine. Noi capiamo assolutamente la situazione, ma quello che stiamo chiedendo è la tutela delle nostre imprese perché mentre alcune categorie con grande fatica possono ripartire, noi siamo completamente bloccati e, paradossalmente, non abbiamo nemmeno ricevuto i 600 euro del Governo».

"I danni del Covid-19 - si legge nella nota diramata - sono paragonabili ad un disastro naturale, in quanto già oggi molte aziende del comparto hanno visto falcidiare dall’80% al 100% del proprio fatturato rispetto all’anno scorso. Per questo Federmatrimoni ed Eventi Privati chiede al Governo di dichiarare lo stato di calamità naturale - normalmente riservato al settore agricolo - e di accedere a fondi straordinari ed interventi economici di medio-lungo termine".  
 
"Il comparto dei matrimoni e degli eventi privati sta infatti scontando più di altri l’emergenza Corona virus: gli effetti non saranno limitati al breve periodo, ma si protrarranno almeno fino a tutta la primavera 2021. La mancanza di linee guida da parte del legislatore e l’incertezza per il futuro rendono infatti impossibile l’attività di programmazione tipica di questo mercato".

Il futuro

Quel che è certo è che regna l'incertezza. Gli sposi più ottimisti stanno continuando a rimandare l'evento mese dopo mese, sperando che la situazione si sblocchi nel più breve tempo possibile. Altri hanno già deciso di spostare tutto di 12 mesi. Ma i danni non sono solo per gli impresari, quanto per tutto il territorio.

«Per settembre - ci racconta la Marcuzzi - avevo prenotato 30 camere al Là di Moret per il matrimonio di una coppia neozelandese: tutta la filiera del turismo friulano subirà il danno, perché la comitiva avrebbe soggiornato in regione con visite su tutto il territorio. Soprattutto gli sposi stranieri hanno però paura e anche se i 35 matrimoni che avevo organizzato per questi mesi sono stati posposti, non è certo che verranno confermati per il 2021».

L'incertezza

«Da marzo a settembre il nostro fatturato è zero. Ma lo sarà anche dopo - continua Borghello - ovvero saranno dodici mesi senza vedere praticamente un centesimo. Le date di adesso si stanno spostando all’anno prossimo impedendoci di prenotare altre date. Per quel che mi riguarda, come Morlotti Studio Udine, le cerimonie saltate sono 40 per un fatturato di 100 mila euro». Ma se si può e si deve stringere i denti sul momento, è lecito per le categorie interessate anche avere risposte sul lungo periodo. 
«I decreti non arrivano a parlare fino ad agosto, ma le persone non si sposeranno ugualmente nei prossimi mesi.. chi ha voglia di sposarsi con gli ospiti dimezzati e magari con la mascherina addosso? Noi passiamo molte ore al telefono con le spose, perché oltretutto c'è anche una grande componente emotiva in gioco e l’empatia è il 90% del nostro lavoro... ma ora vorremmo avere chiarezza anche noi su quando e come potremmo ricominciare a lavorare».

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