Due madri ma una sola riconosciuta dal Tribunale: parte da un'avvocatessa udinese la lotta per cambiare la legge

Una coppia gay di Venezia si è schierata contro il rifiuto del Comune di indicare entrambe come genitori: a difenderle è l'avvocatessa di Udine Patrizia Fiore

Le due veneziane Silvia e Alberta si sono sposate nel 2017 e ancora prima che nascesse il loro bambino, che oggi chiama entrambe "mamma", hanno contattato l'avvocatessa udinese Patrizia Fiore: insieme hanno deciso di produrre all'ufficiale di stato civile di Venezia una dichiarazione nella quale si dice che il bambino è nato da tecniche di fecondazione assistita con il consenso della partner della puerpera. Il perché sta nel fatto che il Comune non riconosce una delle due donne, escludendola dalla genitorialità e includendo solo quella che ha partorito.

Il fatto

Alla nascita del bambino le due donne sono andate nel loro Comune, hanno prodotto la loro dichiarazione, ma l'ufficiale di stato civile ha detto loro che non poteva formare l'atto con il nome delle due donne, ma solo con quella che ha partorito il bambino. Così il bambino ha l'atto di nascita con la sola madre partoriente ed ha quindi un solo genitore. L'ufficio di stato civile ha poi rilasciato un atto di rifiuto motivato giustificando i motivi per i quali non poteva inserire nell'atto anche la donna che ha prestato il consenso alla fecondazione assistita. 

Le conseguenze

Dopo un certo tempo, la coppia insieme all'avocato Fiore, ha valutato le strade da seguire per garantire al bambino la tutela giuridica di cui ha diritto. Le due donne hanno scelto la strada più audace: adire il Tribunale Civile di Venezia con un ricorso di volontaria giurisdizione per chiedere la rettificazione dell'atto di nascita e chiedere che l'atto venisse riformulato secondo la verità dichiarata dalle due donne al momento della dichiarazione di nascita.

Questione di Costituzione

Il Tribunale di Venezia ha deciso di sollevare la questione di costituzionalità su una norma della Legge sulle unioni civili che non estenderebbe le norme sulla filiazione alle persone unite civilmente, impedendo che si riconosca la genitorialità dei figli nati entro l'unione civile, e su un articolo del regolamento di stato civile.

La difesa

La difesa, sostenuta da Patrizia Fiore e dagli avvocati Valentina Pizzol e Umberto Saracco di Treviso, sosteneva che il Tribunale potesse interpretare in senso conforme alla Costituzione gli articoli della Legge sulla fecondazione assistita (L.40/2004) che obbligano la parte che ha prestato il consenso alla fecondazione assistita a riconoscere il figlio. Questa norma esiste per garantire al bambino nato da tecniche di fecondazione assistita eterologa la bigenitorialità, cioè la presenza di due genitori: nella fecondazione assistita eterologa il donatore anonimo non è, e non potrà mai, essere genitore quindi è fondamentale che la parte che ha acconsentito alla pratica e che quindi è responsabile della nascita di quel bambino si assuma gli obblighi genitoriali. «Dovremo leggere la sentenza per valutarne correttamente la portata e gli effetti. In ogni caso, da subito, possiamo cogliere, ancora una volta, il monito al Legislatore. Qui è in gioco lo status di figli di entrambi i genitori e il migliore interesse dei bambini già nati, diritti che devono essere garantiti senza alcuna esitazione. Andremo sicuramente avanti con le nostre azioni per garantire tutela piena e senza discriminazioni al bambino veneziano, ma anche ai bambini friulani che già hanno chiesto di essere riconosciuti. Il Legislatore, dal canto suo, non potrà rimanere inerte, salvo rischiare ancora una volta condanne da parte della Corte Europea dei diritti umani», dichiara Patrizia Fiore.

I precedenti

Altri Tribunali in Italia (Pistoia e Bologna ad esempio) avevano già deciso in questo sensi: la Corte veneziana ha, invece, preferito sollevare la questione di costituzionalità non ritenendo possibile per il giudice risolvere la questione ma dovendo essere riposta alla Corte Costituzionale, trattandosi di violazione di diritti fondamentali, sia rispetto ai genitori che  rispetto ai bambini. Ora la Corte ha deciso nel senso che spetta al Legislatore disciplinare la filiazione da genitori dello stesso sesso

A Udine e in Friuli

A Udine, il Sindaco Fontanini dietro richiesta di formare un atto di nascita con due madri, ha formato l'atto di nascita solo con la madre che ha partorito, tuttavia ha inviato al Ministero dell'Interno una nota del 15 luglio scorso, nella quale chiede al Ministero dell'interno conferma circa l'interpretazione data alle norme, al fine anche di uniformare le azioni degli ufficiali civili in materia. Ad oggi non risulta ancora pervenuta la risposta del Ministero dell'Interno a questa richiesta di chiarimenti.
Gli uffici di stato civile in Italia continuano a registrare gli atti di nascita con due donne, ad esempio a Torino, ma, è notizia di ieri, ad Albenga, e così in molti altri piccoli e grandi comuni.
Un paio di settimane fa è stato chiesto l'atto di nascita con due madri anche al Comune di Tricesimo. Il Sindaco ha sentito le ragioni  delle madri e degli avvocati, ma alla fine ha optato per registrare la sola madre partoriente e non sono ancora pervenute spiegazioni.


 

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