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Venerdì, 3 Febbraio 2023
armocromia

«Ho fatto una consulenza di armocromia ed è stato bellissimo»

Il racconto in prima persona di una seduta con una consulente di armocromia, una disciplina che ormai anche a Udine ha preso piede e ci insegna a prendere consapevolezza di come ci cambiano i colori che indossiamo

Non mi sono mai fermata troppo a pensare al perché il mio guardaroba invernale viri bruscamente verso il nero. Una riflessione rapida e superficiale mi induce a pensare: “pigrizia”. In fondo io ho prima di tutto bisogno di non aver freddo. Anche oggi sono uscita con la maglia del pigiama sotto il maglione (nero, chiaramente) e l’ho trovato un pensiero molto confortante. Però. Però il nero non è certo il mio colore. Io sono arancione, verde, viola. Spesso rossa. Sono colorata e, oltretutto, so benissimo che la comodità si può trovare anche senza pigiama sotto la maglia. A spingermi in una riflessione più profonda su questo mio modo di approcciarmi al guardaroba è stata non solo la consapevolezza che, guardandomi in giro, ho notato che con il freddo tutte e tutti abbiamo la tentazione di “scurirci” rinunciando a un po’ di fantasia e azzardo, ma sono state anche e soprattutto le stories su Instagram di una conoscente. Una parola ha cominciato a rimbalzarmi in testa, “armocromia” e un’infinità di colori hanno iniziato a passarmi davanti agli occhi creandomi una tentazione irresistibile. E niente, l’ho contattata e le ho detto: “fammi provare”.

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Armocromia

«La frase topica per descrivere questa disciplina è che l’armocromia serve ad acquisire consapevolezza di quelli che sono i colori che ci valorizzano in modo da poter fare uno shopping più consapevole, più sostenibile e senza sprechi». Me l’ha spiegato Laura Zuliani che da qualche anno è stata completamente travolta da questo pensiero, decidendo di coltivarlo, studiarlo e farlo diventare parte della sua professione. Anche a Udine questa disciplina comincia a farsi strada, in Friuli ci sono già diverse consulenti, e così ho deciso di farmi spiegare cos’è. 
«L’armocromia permette, attraverso l’analisi del mix di pelle, occhi e capelli di una persona, di individuare una palette di tonalità in grado di valorizzare ed esaltare i colori naturali del viso». Una scienza in evoluzione, potremmo dire, che prescinde dalla soggettività dei gusti personali di ognuno. «Vendendo vestiti – mi racconta Laura – ho notato che le persone non sono abituate a ragionare in termini di ciò che le valorizza, ma solo a ciò che a loro piace». Quasi per caso Laura si imbatte così nel lavoro di Rossella Migliaccio, la guru italiana dell’armocromia e capisce che i colori fanno molta più differenza di quanto non si pensi. «Ciò che abbiamo vicino al viso viene riflesso dalla luce e ovviamente condiziona la luminosità della pelle», mi spiega. Io mi sforzo di capire come questa cosa funzioni su di me, ma ancora qualcosa mi sfugge.

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Così mi concentro su Laura, che sembra non solo molto convinta, ma direi quasi “illuminata”. «Nel 2018 ho fatto il mio primo corso a Milano e ho pensato “che figata”, comprando il primo kit di palette. Ho iniziato ad analizzare parenti, amici e amiche che ad un certo punto non mi sopportavano più, ma più andavo avanti più ero affascinata da quel che capivo». E così per Laura comincia un percorso che prima di tutto è di consapevolezza, poi di apprendimento e, infine, professionale. «Mi piace che le persone siano consapevoli che i colori sono in grado di cambiarci: le palette che vengono usate in armocromia non devono chiuderci in uno schema rigido, devono solo aiutarci a valorizzarci. Abbinare i colori poi diventa più facile, sapendo che a volte basta anche solo una spilla».

La seduta

Ed ecco il momento: mi devo piazzare davanti allo specchio (terrore!), con la ring light puntata addosso (aiuto!) e con un panno bianco in testa (oh, signore). Laura è bravissima, però. Oltre a mettermi a mio agio con le parole, lo fa anche con i gesti. Mi appoggia delicatamente i drappi colorati sotto il viso, mi aiuta a cogliere qualcosa che io inizialmente ignoro e, a mano a mano, comincio a comprendere. I miei amati colori caldi, di cui mi riempio nei mesi estivi, scopro che non fanno per me. Grande sorpresa, piccola certezza che crolla. Ma me ne faccio presto una ragione. Mentre Laura sfoglia i drappi colorati nel tentativo di capire e farmi capire a che categoria appartengo, mi spiega come funziona. 

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Quattro grandi categorie riprendono le tipologie cromatiche e corrispondono, in modo del tutto convenzionale, alle stagioni: primavera, estate, autunno, inverno. Gli elementi presi in considerazione sono, come detto, pelle, occhi e il colore naturale dei capelli: di questi vengono analizzati sottotono, valore, contrasto e intensità. Una volta colte queste caratteristiche cromatiche, l’armocromia prevede che siano replicate nel look per esaltare i propri colori. A comandare, per comprendere a che “categoria” apparteniamo, è il sottotono della pelle, ovvero la temperatura (calda o fredda) del nostro incarnato.

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Winter cool

Io ho scoperto di essere “fredda”, che viaggio a cavallo tra l’inverno e l'estate ma sto soprattutto dentro al primo, e che i miei “nemici” sono l’autunno e la primavera. Per usare le parole di Laura, sono una “winter cool”. Ho sorriso. Ma non per leggerezza, anzi. Davanti allo specchio, cosa che detesto e che evito sempre di fare, ho ascoltato Laura, con attenzione e curiosità. All’inizio prendevo, mentalmente e praticamente, appunti. Poi mi sono lasciata andare: mi sono osservata attentamente, con i miei occhi e attraverso quelli di una consulente che è abituata a guardare visi per passione e professione. È stato senza dubbio terapeutico, da un punto di vista estetico ma soprattutto psicologico.

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I colori giusti per la sostenibilità

La cosa che ho trovato estremamente interessante, a parte i modi perfetti di Laura, è stato scoprire che c’è un modo diverso di guardare a se stessi. Un modo che ci insegna qualcosa di noi che forse diamo quotidianamente per scontato. In un momento in cui tutto ci passa accanto a velocità folli, fermarsi davanti allo specchio non è sbagliato, anche se non dovesse servire per trovare i propri colori ma "semplicemente" per ritrovare un po' se stessi. «So che il mio lavoro mi impone di vendere, ma l’armocromia mi ha insegnato che è più bello scegliere meno cose, ma più adatte a noi, che riempirci di vestiti sbagliati che poi non mettiamo», mi confida non senza sorridere la mia (fa un certo effetto scriverlo!) consulente d'immagine. Una consapevolezza del tutto condivisibile, in un momento in cui va molto di moda la parola “sostenibilità”. In fondo l’armocromia ci aiuta anche in questo: adesso io non stravolgerò il mio guardaroba perché non ho né tempo né soldi né sono una fanatica dello shopping. MA. Ma farò più attenzione, questo sì. E se mai mi venisse in mente di regalarmi una maglia, una sciarpa o un accessorio, qua sotto ci sono alcuni dei miei colori.

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